Carmelo Musumeci

Diario dal 18 al 30 Giugno 2015

 

18/06/2015
Si sentiva nell’aria. Un prigioniero è costretto a stare attento a tutto. E a intuire la verità che si nasconde dietro gli sguardi.
Sono riprese le deportazioni dei detenuti di Alta Sicurezza del carcere di Padova.

19/06/2015
Credo di non credere, ma a volte parole come queste che mi ha scritto Valerio mi mettono molti dubbi:
Ti dico che le Ave Maria pregate non solo per te, ma anche per tutti gli ergastolani del carcere di Padova, sono state 37.000 (trentasettemila). Anche per il mese di maggio abbiamo replicato la stessa intenzione e presumo che saranno più o meno lo stesso numero. Molto spesso, dopo queste preghiere, qualcosa succede. Per cui ho visto in questi tuoi insperati momenti di libertà, un frutto di grazia. C’è chi lo chiama co-incidenze. Qualcun altro le chiama Dio-incidenze. Con un forte abbraccio.

20/06/2015
Oggi è stata una giornata da cani.
Forse domani andrà un po’ meglio, ma subito quel sadico del mio cuore mi ha ricordato che in carcere non va mai un po’ meglio.

21/06/2015
Sto ricevendo molti commenti dell’ultimo libro “Fuga dall’Assassino dei Sogni”. Edizioni Erranti. Prefazione di Erri De Luca. Il libro si può richiedere anche scrivendo a zannablumusumeci@libero.it
Luana mi ha scritto:
(…) La tua penna è uno strumento importantissimo, che sai usare per comunicare cose significative per chi è dentro e per chi è fuori;la tua penna pare agire come uno scalpellino, con pazienza scalfisce, scalfisce, scalfisce e alla fine riesce a sorprendere; scalfisce, dissolve e modella: scalfisce un muro che si credeva impenetrabile, dissolve il pregiudizio nella mente di non poche persone e modella l’idea di un mondo più giusto. (…)

22/06/2015
Ci sono delle volte che sono felice di essere triste e quando accade mi accorgo di scrivere meglio.
E questa notte ho scritto fino all’alba.

23/06/2015
In carcere con il passare degli anni il tempo ti fa dimenticare la libertà, ma non certo le persone che ami.
E oggi ho pensato tutto il giorno ai miei due figli quando erano piccoli.
Peccato che non riesco a ricordarli da grande perché non c’ero.

24/06/2015
Mi domando spesso: perché tenere un uomo murato tutta la vita in una cella?
Me lo domando tutte le notti.
Non trovo però mai una risposta.
So però che il senso di giustizia ti può cambiare in meglio, l’odio e la vendetta invece ti fanno diventare più cattivo.

25/06/2015
Alfredo, il mio coautore del libro “Fuga dall’Assassino dei Sogni”, ha commentato il nostro lavoro: Un libro carcerario ma che va oltre il carcere. Un libro con tutta una serie di rivolgimenti imprevedibili. Un libro leggibile da tutti, eppure senza nessuna acquiescenza commerciale.
Che dirti… mi chiedo ancora se abbiamo partorito qualcosa che davvero merita… o una autentica follia… forse le due cose insieme.
Molte persone vengono… come si dice?... “istituzionalizzate… il carcere gli entra nell’anima, nel sangue, nel midollo. Tu sei sempre riuscito a “resistere” all’incantesimo dell’Assassino dei Sogni.
Carmelo, anche quando pensiamo che il nostro agire non abbia modificato in nulla il mondo, anche quando non percepiamo neanche un millimetro di cambiamento nel mondo, in realtà il cambiamento c’è stato, e a volte… a volte può anche dare vita ad enormi distese di alberi o ad una rivoluzione… a volte però noi non ce ne accorgiamo, perché all’inizio le forze del cambiamento non manifestano subito i loro effetti, a volte, si vedono decine di anni dopo. Ma, nel tuo caso, sono certo che si vedranno molto prima. Hasta siempre esperanza compagnero.

26/06/2015
Ho fatto colloquio. E per oggi sono una persona felice.

27/06/2015
A un lettore che ha letto il mio ultimo libro “Fuga dall’Assassino dei Sogni” ho risposto che non dimenticherò mai che lo Stato e la giustizia italiana nel carcere dell’isola del diavolo dell’Asinara mi hanno tolto buona parte della mia dignità umana.

28/06/2015
Ho scritto un articolo su un disegno di legge che stanno discutendo i nostri politici.
La madre di tutte le bugie: più carcere meno incidenti stradali
Avevo un fratello che si chiamava Italo. Molto più giovane di me. Gli volevo molto bene perché era quello che non ero riuscito a essere io. Non era per nulla d'accordo sulle scelte di vita che avevo fatto. E non perdeva mai l'occasione per dirmelo.
Da me non accettava mai soldi o regali. Era tesserato nel partito di Rifondazione Comunista e s'era iscritto alla facoltà di giurisprudenza nell'Università di Pisa. Era, come si dice spesso in questi casi, un bravo ragazzo, tutto casa, partito, e università. Aveva tanti sogni, soprattutto voleva lottare per una società e un mondo migliore. In quegli anni anch'io li avevo, ma lui, a differenza mia, li voleva raggiungere senza infrangere la legge.
Purtroppo i suoi sogni si sono infranti una mattina quando insieme alla sua moto è stato investito da una macchina passata con il rosso. E lui nonostante avesse il casco ha sbattuto con la testa sull'asfalto ed è morto sul colpo. Aveva appena ventidue anni. Non vi nascondo che in quel periodo ho desiderato ammazzare chi aveva ucciso mio fratello (e in quegli anni ero anche capace di farlo) ma incredibilmente non ho mai desiderato per lui la galera. Forse perché il senso di giustizia dei cattivi è diverso da quello dei buoni ed io in quegli anni ero molto cattivo o forse semplicemente perché ero già stato in prigione e mi ero subito accorto che il carcere non era la medicina ma era piuttosto la malattia.
In questi giorni ho letto che al Senato della Repubblica è passato il disegno di legge che introduce nel nostro Codice penale il delitto di omicidio stradale che può essere punito da otto a dodici anni e in alcuni casi la pena può arrivare fino a diciotto anni di carcere. Adesso provo rabbia e indignazione per quei senatori che hanno approvato questo disegno di legge esclusivamente per il loro elettorato e per cercare consenso politico, dato che credo che sappiano benissimo che aumentando le pene non diminuiranno certo i morti per incidenti stradali. Ci hanno già provato molti paesi ad aumentare le pene per far diminuire i reati, ma si sono accorti che il carcere è criminogeno e produce solo criminali per il futuro.
E già da molti anni io mi sono accorto che nelle nostre patrie galere i delinquenti, come me, stanno scomparendo perché trovo solo tossicodipendenti, poveracci, emarginati con problematiche mentali e sociali. Ebbene se questa legge sarà approvata, troverò anche ragazzi, giovani padri di famiglia, anziani, operai che arriveranno in carcere non per scelta di vita, ma per omicidio stradale colposo. Sì è giusto punire chi causa la morte di una persona in un incidente stradale, ma perché non farlo in maniera intelligente e utile per la società e per le vittime? Perché condannare una persona a stare chiusa in una cella a fare nulla per anni e anni e non condannarla piuttosto a lavori utili alla società o a un servizio nel locale Pronto Soccorso per fargli vedere con i loro occhi la sofferenza che causano gli incidenti stradali?
Credo che in questo modo sarebbero puniti molto di più e si renderebbero conto del male che hanno fatto. Probabilmente a molti di loro gli farebbe uscire il senso di colpa e non si sentirebbero vittime, come accade spesso quando uno si trova in carcere. La verità purtroppo è che la maggioranza della società chiede giustizia, ma vuole soprattutto vendetta, e i politici lo sanno e stanno approvando questa cattiva, inutile legge.

29/06/2015
Anna Buono ha letto il mio libro di “Zanna Blu”e mi ha scritto queste bellissime parole:
(...) Ho letto Zanna Blu ed è un manuale di fisica quantistica. Bello, intenso, romantico, tenero. Le cose da dire su questo volumetto sono molte. Ogni avventura parla di quantistica. La prima cosa che dico è che per tutte le pagine ho sentito forte arrivare a me le tue emozioni, il tuo dolore non mi ha lasciato mai. Questa è empatia, dove l’energia superando spazio e tempo e materia e arriva a chi ci percepisce. Quando Zanna Blu nei momenti di difficoltà sentiva la voce della sua Lupa Bella, i suoi incitamenti, il suo amore, questa è fisica quantistica. Quando sentiva il pianto dei suoi piccoli, pure questa è quantistica. Un capitolo a parte è l’amore, perché questo ci salverà e ci guiderà sempre, l’amore sconfigge spazio e tempo, esso fa parte dell’eternità. (…)Nei ghiacciai Zanna Blu si proiettava tramite la luna in mondi paralleli, nuovi o conosciuti. Ecco perché mai nessuno ci può imprigionare veramente. Delle volte penso come sarebbe bello che tutti i reclusi lo sapessero fare, sai che beffa per chi li tiene rinchiusi. Ti invio tra le sbarre tutto ciò che di bello ora possiedo anche grazie a te e a Zanna Blu. Un abbraccio fortissimo.

30/06/2015
Sto continuando a scrivere le nuove avventure di Zanna Blu e ne ho dedicata una ad Alessandra Celletti dal titolo “Lupa Alessandra, l’amica del cuore di Zanna Blu”.
L’ho iniziata con questa introduzione:
Buio pesto/vento di solitudine/tonfi nel cuore./I ricordi svegliano l’anima/per miracolo o magia/portano lontano/vivo fra i morti/solo e stanco./Solo e stanco/aiutandomi a vivere/cammino in fondo all’anima./Solo e stanco/aiutandomi a vivere/cammino in fondo all’anima/ vivo fra i morti./Cammino in fondo all’anima./Povero lupo infelice/con il cuore da lupo/trovo la mia tristezza/vivo fra i morti./Come un lupo infelice/con il cuore da lupo/trovo la mia tristezza/vivo fra i morti./ Come un lupo infelice/con il cuore da lupo/felice nella tristezza.
(Parole scritte da Zanna Blu, musicate e cantate dalla pianista Alessandra Celletti)

 

 

Riportiamo qui il testo integrale della Prefazione di Erri De Luca

al libro di Carmelo Musumeci e Alfredo Cosco

"Fuga dall'Assassino dei Sogni"- Edizioni Erranti



Pagine 278, brossura

Anno: 2015
Prezzo 14,00
Info e ordinazioni: zannablumusumeci@libero.it

Prefazione a “Fuga dall’Assassino dei Sogni”

 La sagoma della prigione s’imprime nell’infanzia. Il castigo di venire rinchiusi fa parte, o ne faceva, di un avviamento alle regole. Per me fu temperato dalla materia del muro: il tufo. Traspirava, attraverso i suoi pori mi arrivava la vita che si svolgeva fuori. Ingiurie, preghiere, richiami, risate, conversazioni: il tufo le faceva passare.
Le prigioni presero all’inizio la via del mare, su navi dette appunto galere, con i forzati ai remi.
Proseguirono con gli esiliati su isole lontane, rinchiusi dentro il cerchio delle onde. Gli Inglesi spedirono in Australia i condannati e si trovarono in cambio una nazione. Da noi nel Mediterraneo le isole si riempirono di sbarre. Nella mia infanzia è impressa la fortezza di Procida, sotto la quale passavano i battelli della villeggiatura. A Ischia visitavano il Castello Aragonese dove stettero incatenati al muro i napoletani ribelli ai re Borbone.
Scrivo questi ricordi per dire che le prigioni non sono un pensiero remoto, ma un edificio al centro dell’educazione. Nella percezione corrente gli istituti di pena sono la botola della giustizia, aperta sotto i piedi dei soliti previsti. Non quelli che pesano di più fanno scattare il meccanismo, ma gli ultraleggeri, i “luftmensch”, persone fatte d’aria, senza zavorra di quattrini in tasta. Quelli che davanti alle vetrine illuminate, agli schermi accesi, restano a sentire il loro desidero crescere fino all’ira. Leggo in questo libro le parole di uno di loro, mio coetaneo perché della generazione che ha conosciuto le carceri della persecuzione. La pena erogata veniva eseguita con l’accanimento fisico permesso dall’estremismo repressivo dell’articolo 90, oggi modificato in 41 bis. Al vertice rovescio del sistema penitenziario speciale stava l’Asinara, luogo di demolizione della macchina uomo. Qui è detta, non descritta. Detta a voce a chi sta dirimpetto e la raccoglie per averla condivisa. Topi e isolamento, percosse e privazioni d’acqua, arbitrio puro di chi è autorizzato a opprimere: l’Asinara non meritava altra sorte di quella di essere chiusa dalla rivolta degli arrostiti. Asinara, Goli Otok, Tremiti, Pianosa, Santo Stefano: le isole del Mediterraneo anticipano il destino delle celle, che è di finire chiuse, abbandonate, vuote. Le isole tornano alla loro natura di passaggio per gli uccelli in volo. Le onde smettono di essere il fossato intorno alla fortezza, libere di andare e venire. E un medico di carcere non è più il falsificatore di cartelle cliniche, addetto alla cancelleria dei pestaggi.
Leggo l’io narrante di una vita rinchiusa, gli effetti ristretti all’ora di colloquio, le fughe pensate per dare caloria al pensiero, le sue letture davanti al naso per cancellare i muri. È l’esistenza che serve allo Stato per dimostrare il suo diritto di pugno.
Quando nel corpo spunta un dolore, anche se in fondo a un piede, quello diventa il centro pulsante dell’intero organismo. Così è per la prigione, centro che deve irradiare intorno a sé il dolore a scopo di terrore. Il resto del corpo cerca di tenersi a distanza, per sottrarsi al contagio. Ma la prigione è un’epidemia che, pure colpendo i più deboli, ammicca a tutti gli altri, che sanno provvisoria la loro immunità.
Ergastolo infine è l’ultima bestemmia della negazione, la peggiore profezia a carico della persona umana: la sua impossibilità di espiare.
La pena dell’ergastolo non è penitenza ma rifiuto.
Leggo chi ha avuto la forza di narrare dal fondo di questa discarica.
E questo è un libro, perché a questo serve: mettere al centro una vita e dare al lettore il posto d’onore davanti.        
 

                                                                                                                                                               Erri De Luca

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       


 

 

Un grazie tra le sbarre a Erri De Luca

 

 

 (…) la prigione è una epidemia che, pure colpendo i più deboli, ammicca a tutti gli altri, che sanno provvisoria la loro immunità. L’ergastolo infine è l’ultima bestemmia della negazione, la peggiore profezia a carico della persona umana: la sua impossibilità di espiare. La pena dell’ergastolo non è penitenza ma rifiuto. Leggo chi ha avuto la forza di narrare dal fondo questa discarica. E questo è un libro, perché a questo serve: mettere al centro una vita e dare al lettore il posto d’onore davanti.
Dalla prefazione di Erri De Luca a “Fuga dall’Assassino dei sogni”, di Alfredo Cosco e Carmelo Musumeci. Edizioni erranti www.edizionierranti.org

Notte nel carcere. Dentro una piccola cella un ergastolano cammina, avanti, indietro, pochi passi, in solitudine. Cammina e pensa. Fuma una sigaretta. Un attimo si ferma. Chiude gli occhi e ascolta.
Ascolta le voci che lo chiamano, esili, confuse, urgenti. Disperatamente l’ergastolano cerca di attirarle, di tenerle con sé per confondersi con loro, per volare via con loro, oltre quelle mura maledette. Ma le mura non cedono, la cella si restringe, la solitudine mangia via pezzo per pezzo il cuore dell’ergastolano. Non resta che accendere la luce, sedersi e scrivere. Ed io ho scritto “Fuga dall’Assassino dei Sogni” .
In seguito Paolo tenterà di aiutare Mirko ad evadere dal carcere e da qui inizierà un percorso che porterà all’emersione di una pagina cupa della storia italiana, la stagione delle carceri speciali, nei primi anni ‘90’, nelle isole di Pianosa e dell’Asinara. Su questo sfondo, si intravede, nelle intime fibre del libro, un’altra storia. Pianosa e l’Asinara diventano metafora di violenze e menzogne più ampie e più profonde, mentre Mirko e Paolo giocano la loro partita in una battaglia interiore che diventa tensione morale verso la verità e la libertà. www.edizionierranti.org/site/?p=11797

Erri, ti confido che scrivo per liberarmi dai miei pensieri che mi fanno stare male, infatti, quando sto bene, non scrivo. Poi la scrittura mi consente di indagare dentro la mia mente e il mio cuore. E penso anche che ogni persona che mi legge mi trasmette un po’ di forza per continuare a esistere e resistere.
Erri, scrivo anche perché m’illudo che questo sia l’unico modo che ho per continuare ad esistere al di là del muro di cinta. E spesso sogno quello scrivo e scrivo quello che sogno. Poi scrivo perchè penso che la letteratura è l’anima di un paese e solo entrando in quell’anima la cultura carceraria si evolverà.
Erri, credo che un libro sia importante per raccontare il carcere e per farlo vivere a chi lo legge. E per migliorare il carcere bisogna prima farlo conoscere. Scrivo perché è l’unico modo che ho per continuare a fare esistere la mia ombra. Non conosco altri modi. E ti confido che quando sei chiuso fra queste quattro mura e non hai più la speranza di uscire t’inventi l’esistenza. Ed io me la sono inventata scrivendo, pensando e sognando.
Scrivo pure per questo mi aiuta a sopportare la durezza del carcere. E per dividere con i lettori tutto quello che ho visto, provato e amato nella mia vita. Infine ti scrivo perché ho paura che quando morirò non resterà niente di me a parte i miei manoscritti.

Erri, grazie di avere avuto il coraggio di scrivere (e forse di rovinare la tua immagine e reputazione) la tua bella prefazione a questo libro scritto anche da un condannato maledetto dalla società e dalla legge degli umani a essere cattivo e colpevole per sempre. Il mio cuore ti dice grazie. Buona vita.
Un sorriso fra le sbarre.

Carmelo Musumeci 

Info per avere il libro scrivendo a zannablumusumeci@libero.it


 

Lettera dal "mondo dei vivi" al "mondo dei morti"

Ho ricevuto questa bellissima lettera:

Da: Luca Mangini
Data: 10-apr-2015 2.17
 
Qua nel "mondo dei vivi" le cose non vanno bene come sembra... Non tutti i cattivi sono in carcere, non tutti i buoni sono fuori. In questo periodo si discute per l'introduzione nel codice penale del resto di tortura. Tante cose andrebbero cambiate. Come il carcere a vita. Non è una punizione, è tortura. Il carcere dovrebbe rieducare, dare una seconda possibilità, ma spesso somiglia solo a un magazzino in cui conservare le persone in attesa che muoiano. Sono della Croce Rossa, ho soccorso un detenuto, ho varcato quel maledetto cancello con la mia squadra, e i minuti di attesa per ottenuere i permessi per entrare non finivano mai. Ma un detenuto che sta male non è più "cattivo" è un uomo che sta male. L'abbiamo "caricato" sulla spinale in quella stanza fredda buia e sporca che doveva essere l'infermeria. Mi sentivo sollevato nel vederlo li, nel vano sanitario della nostra ambulanza, pulita, calda. Al sicuro per qualche minuto. Mi chiedo a cosa serva il nostro sistema carcerario. Dà tempo per riflettere, ma se non concede una seconda possibilità mi sembra inutile. Se è vero che hai meritato il carcere venticinque anni fa, per quanto mi riguarda oggi meriti la libertà, la fine della pena e il ritorno fra le persone che ami. Questo è il mio augurio per te. Luca. Un uomo libero in un mondo che ti toglie ogni libertà.
 
In ventiquattro anni di carcere ho ricevuto molte belle lettere da sconosciuti che avevano saputo e  letto qualcosa di me, ma le parole di Luca mi hanno molto colpito, soprattutto per l’orario in cui sono state scritte, alle 2.17 di notte. Ed è bello sapere che uno sconosciuto, aldilà del muro di cinta, nel “mondo dei vivi”, pensa, durante la notte, ad un prigioniero condannato e maledetto ad essere cattivo e colpevole per sempre e trova addirittura il tempo per scrivergli. 
Luca, voglio ricambiare la tua lettera rendendo pubblica un’altra lettera che ho ricevuto tanti anni fa da una sconosciuta che poi è diventata la figlia adottiva del mio cuore. 
Buona vita. Un sorriso fra le sbarre.

           
Io vorrei tanto avere la tua forza e il tuo coraggio. Tu attingi forza e coraggio dai tuoi sogni, voglio anch’io fare così. Se tu ce l’hai fatta, ce la devo fare anch’io, il tuo nemico è molto più potente del mio, eppure tu vinci tutti i giorni perché il tuo amore riesce ad uscire tutti i giorni da quelle sbarre.
Voglio sognare come mi hai detto tu, voglio sognare che tu presto sarei libero, voglio sognare che tu verrai a cena a casa mia. Forse se si sogna e si desidera ardentemente una cosa, quella cosa prima o dopo accadrà. Ho deciso di sognare con te e per te. 
Oggi su internet ho visto la foto dell’ingresso di una cella, il blindato era aperto, il cancello era chiuso e s’intravedeva un po’ il muro grigio all’interno. Ho avuto una stretta al cuore, come si può far vivere una persona in quel luogo angusto per 20 anni? 
Ti ho pensato tanto vedendo quella foto; ho provato ad immaginare il rumore metallico del cancello che si chiude alle tue spalle e poi il tonfo del blindato che ti mura vivo la dentro. Io non resisterei neanche un giorno e invece tu resisti da venti anni. La cella non è come una stanza stretta e piccola, perché da una stanza puoi uscire. La cella è come una gabbia stretta e piccola e da lì non puoi uscire quando vuoi, devi aspettare che arrivi l’orario stabilito.
Come si può trattare un uomo così? Come si può aspettare un miglioramento se si è trattati così?
“Le pene devono tendere alla rieducazione”. Cosa c’è da rieducare nel tenere un uomo chiuso in uno spazio angusto? Stare in quelle condizioni per mesi, per anni, provoca angoscia e  disperazione. Da quando l’angoscia e la disperazione sono rieducative? Sarebbe più coerente scrivere: “Le pene devono tendere alla vendetta e a provocare maggior dolore possibile”. Io ti penso mille volte al giorno e la prima cosa che penso è se in quel determinato orario hai il cancello aperto o se sei chiuso dentro. Ti penso soprattutto la sera perché so che di certo hai il blindato chiuso e cerco con il pensiero di farti arrivare il mio affetto e tutto il bene che ti voglio. La sera e la notte sono i momenti più difficili e io ti penso di più e spero che ti arrivino i miei pensieri così ti senti meno solo. Io credo che tu per i tuoi compagni sia un segno di speranza. Tu hai in te qualcosa di diverso. L’amore che emani viene percepito dai tuoi compagni. Tu sei un segno concreto che l’Assassino dei Sogni non può uccidere l’amore. Tu Carmelo hai già sconfitto l’assassino dei Sogni perché pur essendo entrato nel suo ventre sei vivo e ami e sei amato.
 
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, Maggio 2015 

 

 


 Diario da uomo libero di un ergastolano

 

Da tanti anni scrivo un diario giornaliero che viene inserito nel sito www.carmelomusumeci.com, per fare conoscere al mondo dei vivi cosa pensa e cosa vive un ergastolano.
In questi giorni ho continuato a scriverlo non più da prigioniero ma da uomo libero, perché mi hanno concesso tre giorni di permesso premio, presso la casa di Accoglienza “Piccoli Passi” qui a Padova, dalle ore 9 di giovedì 14 maggio alle ore 18 di sabato 16 maggio, con la possibilità di uscire dalla casa nelle ore del mattino.
Ecco cosa ho scritto nel mio diario:

12/05/2015 Non mi sembra vero che starò tre giorni lontano dall’Assassino dei Sogni, però spero che il prossimo permesso me lo daranno a casa, perché bisogna guardare avanti e mai indietro. Adesso il mio peggiore nemico è il tempo, un nemico che non posso battere. Ed ho paura che non avrò il tempo per rimediare qualcosa della mia vita, per fare felice le persone che amo.

13/05/2015 Domani uscirò.
E sono terrorizzato e felice nello stesso tempo, perché è difficile sentirsi liberi se hai disimparato ad esserlo.
Non so perché, ma il mondo là fuori mi fa un po’ di paura, forse perché la prigione è un posto così brutto che alla lunga ti fa abituare all’infelicità.
Ho sempre sognato di riprendermi la vita che l’Assassino dei Sogni mi stava rubando.
E in questi ventiquattro anni di carcere mi sono sempre chiesto com’era il mondo là fuori.
Sono rimasto molte notti a guardare fuori dalle sbarre della mia finestra e fantasticare su cosa avrei fatto se un giorno fossi uscito per qualche ora.
E domani lo saprò.
Per un prigioniero non è facile esprimere i sentimenti. Ed ho imparato a vedere ciò che il mio cuore nasconde dentro di sé e ho capito che si vergogna di confidarmi che ha paura della libertà.

14/05/2015 In carcere con il passare degli anni muori dentro e incominci a non sentire più nulla.
Dopo ventiquattro anni di carcere ho passato la mia prima giornata da uomo libero e non so descriverla, forse perché è più facile spiegare la sofferenza che la felicità.
Posso solo dire che questa mattina quando sono uscito dall’Assassino dei Sogni c’era un bel cielo blu sopra il mio cuore e sopra la mia testa.
E sto provando sensazioni e sto vedendo cose che credevo non avrei mai più visto e sentito. Sto sentendo rumori che non sentivo da ventiquattro anni, come quello dei bicchieri e delle tazzine al bar. E sto vedendo degli alberi e dei bambini che camminano.

15/05/2015 Questa notte il mio cuore ha toccato le stelle.
E non si è mai sentito così in alto.
Dopo ventiquattro anni di carcere sto passando la seconda notte da uomo libero.
La notte è chiara. E c’è la luna. Fuori dalla finestra non vedo le sbarre né il muro di cinta. Mi sembra di essere in un altro mondo, o probabilmente in un altro universo, o semplicemente sto sognando di essere nel paradiso degli ergastolani. Sono felice.
Vedo la mia compagna accanto a me che sta dormendo. E il mio cuore inizia a parlarle: Tesoro, questa notte il mio sogno profuma di realtà. Perdonami se ti ho amato in maniera sbagliata. È un po’ come se ti avessi amato di nascosto.
Nessuno può entrare nel dolore di un altro, neppure chi ti ama. Amore, il mio vecchio mondo non c’è più, quello nuovo mi fa paura, ma tu sei sempre uguale. Eppure lei in tutti questi anni c’è sempre riuscita. Tesoro, in tutti questi anni sei stata il mio pezzo di mondo.
Poche volte mi sono sentito così felice e vorrei che questa notte non finisse mai.

16/05/2015 Ultimo giorno da uomo libero.
Questa sera dovrò lasciare la libertà alle mie spalle.
E ho la sensazione di essere già di nuovo dentro, forse perché è difficile sentirsi liberi se sai di non esserlo.
La libertà mi sta accarezzando la mente. E poi il cuore, o forse prima il cuore e poi la mente, ma non abbastanza da farmi stare bene perché sto già pensando al ritorno.
Sto cercando di fare una scorpacciata di baci e carezze dalla mia compagna e da mia figlia perché l’amore è come un eco e spero che questa sera mi ritorni indietro, quando sarò di nuovo sepolto vivo nella mia cella.
In mezzo alla gente mi sto sentendo diverso. Penso che le persone lo notino. E credo che sentano persino l’odore di galera, di ferro e cemento dell’Assassino dei Sogni, che mi porto addosso.
Passeggio mano nella mano con mia figlia. Il mio cuore le parla: Amore, è difficile voler bene a un papà ergastolano, grazie di esserci riuscita. Tesoro, per un papà ergastolano è difficile esprimere i sentimenti ai propri figli, ma sappi che ho vissuto tanti anni tra le sbarre non tanto per sopravvivere, ma per continuare ad amarvi. E ti confido che tu e tuo fratello non siete mai stati veramente lontani da me perché ho continuato a vedervi crescere nella mia testa e nel mio cuore.
E penso che i figli siano l’unica cosa per cui vale la pena di vivere.

17/05/2015 Questa mattina mi sono svegliato di nuovo nella mia cella, nel mondo dei morti viventi. Molte persone si adattano al carcere e in questo modo finiscono per diventare prigionieri di se stessi. Per fortuna, o per sfortuna, a secondo i punti di vista, io mi sono sempre sentito un estraneo al carcere e non sono mai riuscito ad adattarmi.
E penso che in carcere la sofferenza ti divori l’anima come la muffa mangia i muri.
Non c’è nulla da fare, l’Assassino dei Sogni ti stacca un pezzetto di cuore anche quando fa il bravo e ti manda fuori tre giorni a prendere una boccata d’aria.
E poi devi ritornare sapendo che il tuo fine pena è nel 9.999.
Da un po’ di tempo ogni volta che mi vedo allo specchio mi accorgo che sono sempre più vecchio. E lentamente, giorno dopo giorno, sento che la mia vita mi sta scivolando fra le mani.
Credo che la libertà me la stia portando via più il tempo, un avversario che non posso battere.
Oggi pensavo che il carcere ti cambia, io però in ventiquattro anni di carcere ho cercato di cambiare più lui che me, ma penso di non esserci riuscito e di non averlo smosso di un millimetro, ma spero un giorno di continuare a farlo da ergastolano libero.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova 2015

Alcune foto dei giorni di permesso sono state pubblicate sulla pagina Fb: clicca qui

 

 

 

 


Biografia
Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, si trova ora nel carcere di Padova.
Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Viverel’ergastolo” .
Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità” ,
con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti
Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo.

Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

Bibliografia
Ha pubblicato nel 2010 il libro “Gli uomini ombra”,
nel 2012 “Undici ore d’amore di un uomo ombra” e “Zanna Blu”, con la prefazione di Margherita Hack, editi da Gabrielli Editori.

Nel 2013 pubblica “L’urlo di un uomo ombra”, Edizioni Smasher;

nel 2014 con Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri, per la collana Millelire, “L’Assassino dei Sogni”, Lettere fra un filosofo e un ergastolano, di Carmelo Musumeci, Giuseppe Ferraro;

nel 2015 per Edizioni Erranti “Fuga dall’Assassino dei Sogni” di Alfredo Cosco e Carmelo Musumeci.