Lettera aperta di un ergastolano,
un uomo ombra,
a Vittorio Zucconi

“L’amore è l’unica forza capace di trasformare un nemico in amico”. (Martin Luther King)


Di Vittorio Zucconi, La Repubblica, 11 Maggio 2012:
Premessa per evitare equivoci. Ogni persona che arriva alla decisione di togliersi la vita merita la nostra pietà umana, quali che siano le sue ragioni e la sua storia. Ma perché le centinaia di detenuti, cioè di individui affidati alla nostra custodia, ripeto, custodia, detenuti in carcere che si uccidono e magari neppure entrano nelle statistiche per cavilli formali (non è morto in cella, ma in ospedale a causa del trauma riportato nel tentativo di uccidersi, per esempio) non provocano brividi di sdegno o di attenzione e non increspano spesso nemmeno l’oceano della Rete?
Forse perché sono esseri umani da buttare, escrementi sociali? Sono condannati, qualcuno naturalmente obietterà, anche se a volte si tratta di detenuti in attesa di giudizio dunque formalmente innocenti come ci ripetono tutti i manigoldi sorpresi con le mani nel bussolotto pubblico. Giusto, ma condannati a morte? O si ignorano perché non possono essere usati come carne da cannone televisivo e come munizioni politiche da sparare contro questo o quel partito politico, essendo un peso che sta sulla coscienza di tutti i governi e di tutti i vecchi o nuovi politicanti che non ne parlano, dunque nostra?

Dottor Zucconi, sono “Un uomo ombra”, un ergastolano ostativo, un cattivo e colpevole per sempre, mi permetto di risponderLe io.
Saprà che molti detenuti sono spinti a disegnare e a scrivere i nomi dei propri cari, poesie, insulti e preghiere nei muri delle loro celle.
E per esperienza diretta, per essere stato in centinaia di celle, Le testimonio che ho trovato spesso scritto dappertutto questa frase: “Meglio morto che prigioniero”.

Dottor Zucconi, alcuni detenuti fra la paura di vivere e quella di morire non scelgono né l’una né l’altra.
E i vigliacchi come me si accontentano solo di sopravvivere.
I più coraggiosi che invece amano e rispettano tanto la vita non riescono a sopportare di vederla appassire, nell’illegalità istituzionale e umana, dentro l’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) e scelgono di morire.
E, mi creda, non è facile morire e rinunciare a tutto ciò che ami, io non ho questo coraggio, ma non Le nascondo che certe notti questo coraggio lo vorrei avere.

Dottor Zucconi, è vero, se s’impicca un detenuto, nessuno ne parla, pochissimi ci fanno caso e tutti rimangono indifferenti, se invece s’impicca un imprenditore, un politico, un banchiere, apriti cielo!
Questo semplicemente perché si può essere criminali ed essere brave persone invece si può essere persone perbene ed essere criminali.
E poi i “buoni” è difficile che abbiano pietà e con la scusa di chiedere giustizia cercano vendetta e i politici li accontentano per avere i loro voti e rubare meglio.

Dottor Zucconi, complimenti per il suo articolo e Le mando un sorriso fra le sbarre.

Carmelo Musumeci.
Carcere Spoleto, maggio 2012
www.carmelomusumeci.com

 

 


 

Diario 8-12 Maggio 2012

08/05/2012
Per le lettere che sto scrivendo tutti i giorni alla Ministra, sto ricevendo tanta solidarietà da gente comune, questa è di Fortunato che mi ha mandato per conoscenza:
Ill. ma Signora Ministra della Giustizia,
la mia modesta sensibilità umana verso i problemi di altri, vista soprattutto con gli occhi di ex detenuto, mi conduce a sostenere Carmelo Musumeci ristretto nel carcere di Spoleto e inoltro anch’io in soccorso di Carmelo Musumeci –e di tutti quelli che in sofferente silenzio subiscono le infermità della giustizia italiana –la stessa lettera che Carmelo Le sta inviando da tempo senza tuttavia celebrarne la così attesa risposta.
Le chiedo altresì da cittadino italiano di considerare l’interrogazione parlamentare che mi permetto di allegare –e che fu inoltrata dal Sen. Francesco Ferrante nel mese di dicembre 2011 –la quale, sfortunatamente, non ha ancora ottenuto risposta.
Nell’attesa fiduciosa confidiamo tutti nella Sua umana, sensibile e cortese attenzione per un gentile riscontro. Deferenti Saluti.
Fortunato Matteo D’Alessio.

09/05/2012
A volte quando mi alzo, penso a come sarebbe bello se mi svegliassi a casa e mi rovino la giornata di prima mattino.
Quasi tutti in carcere sopravvivono, sono veramente pochi quelli che dentro l’Assassino dei Sogni riescono a vivere.
Se non avessi l’amore di tante persone che mi vogliono bene, non penso proprio che ci riuscirei neppure io.

10/05/2012
Finalmente è in stampa Zanna Blu, chi lo vuole acquistare lo può già ordinare, anche tramite questo indirizzo zannablumusumeci@libero.it , e poi se uno scrittore vuole sapere il parere di un suo libro lo deve mandare ai ragazzi perché solo i giovani dicono quello che pensano.
Io l’ho mandato in anteprima a Carolina e lei mi ha scritto il suo parere:
(…) Zanna Blu, che dire, è bellissimo, avvolgente, avvenente e ben fatto. Molto scorrevole come del resto tutti i tuoi scritti. Originale l’uso del romanzo allegorico-simbolico e del narratore onnisciente. Particolare anche il personaggio di Zanna Blu che definirei eroico. È l’incarnazione del “mito dell’ostrica”, detto alla verghiana, ovvero rappresentante di saldi e veri valori quali:
l’onestà, la religione della famiglia, ma, nello stesso tempo, come dicevo prima, è un personaggio eroico che attraversa una lunga serie di peripezie, spinto profondamente da un intenso e sincero amore per la sua compagna e per i suoi figli. È un romanzo, molto, molto comunicativo, che avvolge il lettore. Sono d’accordo con Zanna Blu: i cattivi sono solo apparentemente cattivi, perché in realtà sono uomini buoni, onesti, uomini che darebbero la loro stessa vita, per l’onestà, per la fiducia e per il bene stesso, proprio come Zanna Blu, che nell’arco di tutta la storia non ha mai pensato egoisticamente a se stesso, ma ha sempre cercato dì aiutare il prossimo (talvolta anche se suo nemico).

11/05/2012
Oggi mi sono affacciato fra le sbarre della mia finestra ed ho visto un passero che volava, sono rimasto a guardarlo per un po’.
Subito dopo mi sono messo a sedere nella branda.
Ed ho pensato con malinconia e nostalgia che un anno fa, proprio in questo stesso giorno, sono stato anch’io undici ore libero come quel passero.
Continuerò a lottare per uscire perché la mia non è solo una battaglia già persa in partenza, è anche una lotta di speranza e amore.

12/05/2012
Mi ha scritto un amico da un altro carcere confidandomi che un nostro amico in comune, pure lui ergastolano, ha tentato di suicidarsi, per fortuna (o sfortuna, a seconda del punto di vista) l’hanno salvato in tempo.
Purtroppo anche il più coraggioso degli uomini ombra a volte pensa di legare un lenzuolo alle sbarre della finestra della sua cella e legarselo al collo.

 


 

“Carmelo Musumeci, un figlio dell'Etna”

di Jusy Accetta


"E mentre maledico
il giorno che deve
ancora venire
cado in preda
al passato per
avvertire il gelo
della solitudine
del maledetto
presente…
Mi alzo e lego
il lenzuolo
ma penso…
perché morire
senza prima vivere
o vedere vivere
e slego il lenzuolo…"


Era un giorno di fine luglio del 1955, quando ad Aci Sant'Antonio ebbe inizio l'avventura terrena di Carmelo Musumeci.
Ad accoglierlo una piccola casa, situata in una stretta via alla periferia del paese: due stanze e una cucina da dividere con altri due fratelli e una madre che si spostava (non certo in aereo...) tra la Sicilia e la Francia per accudire il marito e padre dei suoi figli che si era trasferito lì per guadagnare quel poco per contribuire a sfamare la famiglia.

Carmelo è cresciuto qui, ai piedi dell'Etna, godendo di quelli che forse sono stati gli unici momenti davvero felici e spensierati della sua esistenza, quando scalzo correva con gli amici per le vie di Aci Sant'Antonio e, scorazzando per i campi, saliva sugli alberi per rubare la frutta oppure cacciava rane e lucertole!
E poi, la sera, nella sua casa, dove ad attenderlo, molto spesso, c'era solo una tazza di acqua e zucchero in cui bagnare un pezzo di pane, tanto per riempire lo stomaco, prima di abbandonarsi al "sonno degli innocenti".

Arrivò anche il momento della scuola ma le assenze erano tante, troppe e con loro la voglia di vivere e scoprire quel piccolo grande universo che lo circondava, così, né più e né meno come accade per tutti i bambini da che mondo è mondo.
Oggi esistono i servizi sociali che possono aiutare i tanti Carmelo, allora erano disponibili solo acqua, zucchero, pane e una condanna a vita di doverosa pietà da parte di chi era stato semplicemnte più fortunato.
Quel caruso un giorno trovò un gattino tra le vie di Aci Sant'Antonio e, senza pensarci due volte, lo mise nella sua cartella di scolaro per proteggerlo portandolo con sè, nella seconda classe delle scuole elementari del suo paese.
Il cucciolo a un certo punto cominciò a miagolare e la maestra punì Carmelo con 10 giorni di espulsione. Un bambino vivace, si direbbe oggi... forse troppo, per allora, quando, i metodi educativi erano ben diversi da quelli odierni.

Quel bambino, come tanti altri, finì di essere tale a 9 anni ed iniziò a travagliare con lo zio muratore aiutandolo nel suo lavoro.
Non c'era più tempo per scorazzare per i campi a rubare la frutta nè per correre a piedi nudi per le viuzze di Aci Sant'Antonio con gli amici.
Erano gli anni '60, l'epoca dell'emigrazione fatta da uomini e donne del sud che andavano a cercare lavoro e fortuna al nord.

Anche Carmelo lascia l'Etna e Aci Sant'Antonio per approdare in Liguria, vicino alla Francia dove il papà lavorava. Carmelo cresce, diventa uomo e sceglie, per volontà o destino, (non ci interessa saperlo) percorsi e cammini tali , che un bel giorno all'età di 36 anni lo portano, inevitabilmente, a scoprire un altro mondo: il carcere, condannato all'ergastolo ostativo, una pena a vita senza sconti e regali.
Un prezzo pagato per avere scelto di non essere un infame e di non rovinare la vita altrui pur di ottenere un salvataggio che altro non sarebbe stato che un surrogato di una pietosa e deleteria esistenza.

Quel momento segna anche l'inizio dell'altra "storia" di Carmelo Musumeci: mentre sconta la pena all'Asinara riprende gli studi abbandonati in seconda elementare, ottenendo il diploma di scuola media superiore. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza presso l'università di Firenze discutendo la sua tesi in sociologia del diritto intitolata “Vivere l’ergastolo” .
Nel maggio del 2011 ottiene la Laurea Magistrale specialistica in Diritto penitenziario con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”
Dal 2007 è promotore della campagna Mai dire mai il cui scopo è l'abolizione della pena senza fine.

Il 30 marzo 2012 viene riconosciuto ufficialmente il suo merito e ruolo di scrittore. Vince, infatti, il 1° Premio del prestigioso Concorso Nazionale “Albero Andronico” con il libro “Gli Uomini Ombra”, alla cui cerimonia di premiazione in Campidoglio, Carmelo, non ha potuto partecipare in quanto il Giudice di sorveglianza di Perugia ha negato il permesso.
Attraverso internet, l'Uomo Ombra, come si autodefinisce questo figlio dell'Etna diventato adulto nel cuore dell'Italia, in quella Versilia, che per lui rappresenta il punto d'approdo della sua vita (espresso ad oggi dalla presenza fisica di moglie, figli e nipoti , tutti a lui legatissimi da un profondo affetto ), diffonde le sue idee e opinioni sulla "filosofia della pena" e porta avanti le battaglie in cui crede con un spirito da guerriero, quasi a immagine e somiglianza di quell'Etna che gli ha dato i natali.

Leggendo i suoi libri, le sue favole, le sue poesie ma, soprattutto, le semplici, meditate e riflessive parole con cui risponde (senza alcun computer a disposizione ma con l'ausilio della penna e della carta che gli amici riproducono in bytes per suo conto in rete) alle numerose email che riceve quotidianamente (trasmesse a lui, come posta ordinaria, su supporto cartaceo), sembra quasi di assistere ai tipici fenomeni di parossismo offerti periodicamente dall'Etna e che esprimono la forza, il coraggio e la fierezza di questa 'a Muntagna che non le manda certo a dire....
Le poesie e le parole di Carmelo sembrano avere la stessa intensità di emozioni offerte dai lapilli e le lave di fuoco con cui l'Etna "parla".

E chissà cosa penserà oggi la maestra della scuola elementare di Aci Sant'Antonio che ebbe la sfortuna (o fortuna?) di avere come allievo Carmelo Musumeci, un allievo un po' troppo vivace al punto da portare in classe un gattino abbandonato e giudicarlo meritovele di essere punito con l'espulsione da scuola...
Chissà se una carezza e un elogio di quella insegnante di scuola e di vita per avere salvato un cucciolo solo e abbandonato avrebbe evitato a Carmelo la necessità di trasformarsi in Uomo Ombra per dare, dopo il peggio, il meglio di se stesso!
Mi vengono in mente le parole di una persona a me molto cara, la quale mi ripete spesso che:" La migliore umanità la trovi solo tra chi vive in galera. Ma non dirlo mai a voce alta"
E infatti lo ripeto, tra me e me, in silenzio, "gli altri" so benissimo che difficilmente capirebbero.

Jusy Accetta

Aprile 2012

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P.S. Carmelo Musumeci, in qualità di bibliotecario ergastolano del Carcere di Spoleto si è attivato per una raccolta di libri da donare alla biblioteca del carcere di Spoleto dove è ospitato. Sarebbe un bellissimo gesto da parte della comunità di Aci Sant'Antonio e di tutto l'intero territorio dell'Etna contribuire con un libro, un simbolo di una Sicilia che non dimentica mai, ovunque essi siano, i suoi figli a cui il destino infausto ha riservato come tappa obbligatoria l'incontro con il male, consapevole che buona parte di loro sapranno, sempre e comunque, riscattarsi per offrire al mondo intero la grande generosità della loro terra d'origine.

Tratto dal sito:

www.etnastyle.it/2012/04/carmelo-musumeci-figlio-etna.html


 

Carmelo Musumeci vince 1° Premio
Concorso Nazionale “Albero Andronico”
con il libro “Gli Uomini Ombra”


Assente però il protagonista premiato perché il Tribunale di Sorveglianza di Perugia non concede il permesso di partecipare alla premiazione in Campidoglio:
Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto ininterrottamente dal 1991, senza poter usufruire di permessi premiali, non ha potuto usufruire neanche di uno speciale permesso di necessità: "Il confronto aperto con parte della società civile, in ipotesi presente alla premiazione, e la possibilità di dibattere pubblicamente le idee presenti nell'opera letteraria premiata non risulta precluso dalla assenza fisica del Musumeci alla premiazione, visto che il detenuto potrà ben delegare un familiare a rappresentarlo ed a ritirare il premio previsto."


COMUNICATO STAMPA Assoc. ALBEROANDRONICO:

PREMIO ALBEROANDRONICO: UN’INIZIATIVA “ROMANA” APERTA AGLI AUTORI DI TUTTO IL MONDO.

Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione “La parola scritta diventa filo che unisce popoli e tradizioni diverse, annulla gli scarti generazionali, le distanze geografiche ed ha il potere di superare anche le sbarre di un carcere”.

“Vorrei che si sapesse che io scrivo, oltre che per passione, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerose morti che accadono dentro le loro mura. Vorrei che si sapesse anche che molti scrivono cercando di inventare le trame dei loro romanzi, io invece sono fortunato: a me per scrivere basta ricordare quello che ho vissuto in prima persona o che hanno vissuto i miei compagni”. Sono le parole scritte da Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto nel carcere di Spoleto, vincitore nella sezione dedicata ai libri editi del Premio di poesia, narrativa e fotografia “Alberoandronico”, giunto alla quinta edizione. La sua lettera, inviata agli organizzatori, è stata letta durante la cerimonia di consegna dei riconoscimenti nella Sala Protomoteca in Campidoglio. “Gli uomini ombra”, questo il titolo del volume, racconta i drammi e le violenze che si consumano dietro le sbarre, ma anche storie di umanità e di solidarietà tra detenuti. Perché anche chi si è reso colpevole di gravissimi reati, e per questo giudicato nella maniera più severa da un Tribunale, può sempre trovare, attraverso la scrittura, una strada per ritornare in contatto con il mondo che vive fuori dal carcere. Tema, quello della condizione dei detenuti, di particolare attualità in questo momento nel nostro Paese.
Essere sull’onda del presente è proprio la principale missione dell’Associazione che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato. Il Premio istituito cinque anni fa, ha confini ampi e spazia dalla poesia all’opera fotografica, dal testo inedito per una canzone d’autore al racconto dedicato ai temi dello sport. Nell’edizione 2011 i partecipanti sono stati 842, per un totale di circa 1300 opere esaminate. I lavori sono arrivati da tutte le regioni italiane, con in testa il Lazio, la Lombardia e la Toscana. Qualche dato statistico per dare le dimensioni del coinvolgimento e della passione di tante persone: 47 % la quota femminile, 22 partecipanti hanno meno di 20 anni e altrettanti hanno invece più di 80 anni. Il più giovane ne ha 10, il meno giovane è nato nel 1915, pochi mesi dopo il volo di Gabriele d’Annunzio su Trieste. Poesie e testi di narrativa sono arrivati anche da Argentina, Albania, Bosnia, Brasile, Cina, Croazia, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, India, Romania, Repubblica di San Marino, Somalia, Svezia, Svizzera, Venezuela, Ucraina e Usa. Un bel giro del mondo per la lingua italiana.
La Giuria, composta da critici, scrittori, giornalisti, fotografi ed esponenti del mondo della cultura, ha valutato con estrema attenzione tutti i lavori e ha assegnato numerosi riconoscimenti.
Oltre a Musumeci, si sono affermati Franco Fiorini di Frosinone (poesia), Cristina De Filippis di Pofi (sillogi), Antonio Bonelli di Casalpusterlengo Lodi (racconti), Antonio Giordano di Palermo (sul tema “la strada, la casa, la città, l’ambiente: vivere e costruire il territorio), Gianluca Marini di Fonte Nuova (testi per una canzone), Fabio Pasian di Trieste (sport), Francesca D’Onofrio di Roma (mare), Salvatore Cangiani di Sorrento (poesia dialettale) e Raffaele Di Santo di Roma (fotografia).
“Il sogno di scoprire nuovi grandi poeti o scrittori - ha detto Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione Alberoandronico - un sogno non è, ma una realtà. E’ la consapevolezza di essere diventati un riferimento di qualità e una vetrina per la cultura italiana, specie quella fuori dai circuiti ufficiali. L’Albero” è ormai un punto fermo nel mondo letterario, costituendo anche un’opportunità di affermazione per talenti di ogni età”.
L’Associazione, che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato, ha ricevuto un importante sostegno, quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha inviato una medaglia di rappresentanza. Una curiosità: il Premio prende il nome da un pioppo che si trova in Via Livio Andronico, nel quartiere romano della Balduina, nel Municipio 19.
Sull’onda del successo del 2011, sul sito www.alberoandronico.net è già pronto il bando per l’edizione 2012 aperta alla partecipazione di tutti.

Associazione culturale, sociale e sportiva Alberoandronico
334 7411438
Ufficio Stampa
339 3494120
www.alberoandronico.net


 

Fine pena: 9999

Voi li avete prima educati? Avete fatto nulla per impedire i delitti? E dopo i delitti avete tentato alcun mezzo per correggerli? (Luigi Settembrini, “Ricordanze della mia vita”)

Un giorno ho ricevuto nella mia cella una lettera dell’Associazione Alberoandronico ed ho letto: (…)
Siamo lieti di comunicarle che, dopo la prima valutatone effettuata dalle Giurie, la sua Opera è stata selezionata, tra quelle di 842 concorrenti, (…) La Cerimonia di premiazione avrà luogo a Roma, venerdì 30 marzo 2012, alle ore 16,00 presso la Sala Protomoteca in Campidoglio, in Piazza del Campidoglio, 1. La preghiamo di voler comunicare la Sua presenza.

Mi è subito venuto da sorridere per l’invito ed ho pensato che forse gli organizzatori non sapevano che sono un uomo ombra, un ergastolano ostativo a qualsiasi futura speranza di libertà, condannato a essere cattivo e colpevole per sempre, se in cella non metto un altro al posto mio.
E per un attimo ho pensato anche che se i giurati avessero saputo che sono uno scrittore ombra, un morto che vive, non mi avrebbero mai selezionato.
Non so se potrò avere questo spazio e se qualcuno mi presterà la sua voce, ma vorrei cogliere l’occasione per fare sapere che in Italia esiste la “Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziario che fa diventare l’ergastolo veramente una pena che dura fino alla morte in carcere, che è molto più terribile della normale pena di morte.
Vorrei che si sapesse che in Italia ci sono “uomini ombra” senza sogni, né speranze, umani diversi da tutti gli altri perché vivono senza esistere, in un eterno presente esclusi dal futuro, dalla vita e dall’umanità.
Vorrei che si sapesse che in Italia ci sono persone murate vive fino all’ultimo dei loro giorni, senza neppure la compassione di ucciderli prima.

Riguardo al mio libro vorrei che si sapesse che io scrivo, oltre che per passione, i miei racconti noir sociali carcerari, come li chiamo io, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerose morti che accadono dentro le loro mura.
Vorrei che si sapesse anche che molti scrivono cercando d’inventare le trame dei loro romanzi, io invece sono più fortunato: a me per scrivere basta ricordare quello che ho vissuto in prima persona o che hanno vissuto i miei compagni. Scrivere mi serve per leggermi nel cuore e per scoprire chi ero, chi sono e, purtroppo, chi non potrò mai diventare.

Ringrazio L’Associazione Alberoandronico di avere avuto il coraggio di farmi partecipare e i giurati di avere selezionato la mia opera.

Il mio cuore vi manda un sorriso a tutti voi dalle sbarre della mia cella.

Carmelo Musumeci.
www.carmelomusumeci.com
Carcere Spoleto, marzo 2012

  



Cos’è l’ergastolo ostativo?

E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi

Questo anche per coloro che nel merito, riconosciuto da educatori e giudici, come nel caso di Carmelo Musumeci, dovrebbero lasciare il carcere perchè evidentemente "recuperati" (come vorrebbe l'art.27 della nostra Costituzione)

Alla fine dell'articolo di Musumeci, vi è l'interrogazione al Ministro di Giustizia sull'ergastolo ostativo, presentata dal Sen. Francesco Ferrante, PD.

 

Colpevole e cattivo per sempre


“Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l’altro muoia”  (William Shakespeare)

Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia scrive di me: (…) l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo ( tendenzialmente perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia), (…) evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale. (Ordinanza udienza del 6 ottobre 2011).

Il gruppo trattamentale del carcere di Spoleto scrive di me:
-Una prevalenza di aspetti positivi. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo-culturali organizzate. Per il particolare impegno mostrato lungo tutto il percorso di studi, ha ricevuto un encomio in data 19.05.2011 e uno in data 24.05.2010 per l’impegno mostrato nel corso di una rappresentazione teatrale. La partecipazione a vari concorsi letterari in ambito nazionale ha prodotto note di apprezzamento, riconoscimenti e premi da parte di esponenti della comunità esterna. Recentemente il Musumeci ha pubblicato un suo racconto all’interno di una antologia intitolata “Racconti da carcere”, pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore. Sensibilmente interessato a tematiche di carattere sociale, egli si relaziona da tempo con diverse associazioni, vicine al “sistema Carcere”. Dimostra un grande interesse per i temi di rilevanza sociale e per le problematiche legate all’esperienza detentiva. Il detenuto ha da tempo avviato un percorso di revisione critica non manipolatorio né riduttivo: certamente favorito dallo studio delle materie giuridiche, da una diversa consapevolezza del concetto di legalità, dalla disponibilità ad azioni riparatorie all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, da un forte investimento positivo verso gli affetti familiari. (…)
Giudizio di affidabilità individuale

(Relazione di sintesi, ottobre 2011).

Eppure, nonostante tutte queste belle parole dei miei “giudici” e dei miei “educatori”, non potrò mai uscire se non collaboro con la giustizia e se non metto in cella un altro al posto mio. E domando: ha senso scrivere e sprecare risorse istituzionali per un uomo colpevole e cattivo per sempre che deve morire in carcere? Credo che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta intima, un diritto personalissimo e inviolabile, e non dovrebbe assolutamente portare conseguenze penali (o di trattamento) così gravi e perenni. Penso che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta da rispettare e non dovrebbe essere punita con una conseguenza penale così grande e smisurata per un ergastolano ostativo, a tal punto che sembra che la non collaborazione sia ancora più grave del reato commesso. Credo che un uomo abbia il diritto di scegliere di non collaborare per le proprie convinzioni ideologiche, morali, religiose, o di protezione dei propri familiari.

Sto cercando di migliorarmi e di cambiare rimanendo me stesso, probabilmente per i “buoni” questa è una colpa grave e mi costerà vivere in carcere fino all’ultimo dei miei giorni, colpevole e cattivo per sempre, ma in carcere si soffre di più quando si viene perdonati, per questo, sotto un certo punto di vista, molti di noi non possono che essere felici che i "buoni" non ci perdonino.


Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, Gennaio 2012

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06462

Atto n. 4-06462

Pubblicato il 21 dicembre 2011

Seduta n. 649

 

FERRANTE - Al Ministro della giustizia. –

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:
nel Paese esistono due tipi di ergastolo: quello normale, che lascia almeno uno spiraglio di speranza per ottenere una eventuale misura alternativa al carcere o beneficio penitenziario; quello ostativo che è una pena senza fine che, in base all’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato per reati quali, ad esempio, l’associazione a delinquere o per l’esecuzione o la partecipazione a vario titolo a un omicidio;
per meglio comprendere la questione bisogna tenere presente che con il decreto-legge n. 306 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 356 del 1992 si è introdotto nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario - quali permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale;
in Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale; la metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione; al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512, quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione comune detenuta è solamente raddoppiata; al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni;
su questi dati Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia, ha rilasciato (al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità tenutosi a Roma il 28 maggio 2010) questa dichiarazione: “(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita (…)”;
a titolo di esempio di una situazione molto difficile per numerosi detenuti, la vicenda di Carmelo Musumeci che si trova ora nel carcere di Spoleto sembra paradigmatica: entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41-bis della citata legge n. 354 del 1975, riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori; nel 2005 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”; nel maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al corso di Laurea specialistica in Diritto penitenziario, con relatore il professor Carlo Fiorio, docente di Diritto processuale penale; nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII; ha pubblicato nel 2010 il libro “Gli uomini ombra”, e nel 2011 “Undici Ore d’amore di un uomo ombra” editi da Gabrielli Editori; è autore di molti racconti e del romanzo “Zanna Blu” di prossima pubblicazione, con la prefazione di Margherita Hack; promotore della campagna “Mai dire mai” per l’abolizione della pena senza fine, collabora con diverse testate, blog e associazioni come “Antigone” o “La Meteora”;
il Tribunale di sorveglianza di Perugia, in una recente ordinanza, scrive di lui: “(…) l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo ostativo (…)”; mentre l’Area Osservazione e trattamento della casa di reclusione, nel protocollo 34712/Tra del 14 ottobre 2011, scrive di lui: “(…) La permanenza presso questo istituto permette di rilevare una prevalenza di aspetti positivi nelle intenzioni che il soggetto in esame ripone nel voler dare un senso alla pena dell’ergastolo alla quale è stato condannato. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo- culturali organizzate (…)”. Sempre il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Perugia dichiarava che: “(…) Il carcere di Spoleto, per esempio, ha circa un centinaio di ergastolani, molti dei quali condannati per delitti integralmente ostativi e che quindi non vedono assolutamente prospettiva di reinserimento, per i quali l’ergastolo (che pur viene ritenuto costituzionalmente legittimo nel nostro Paese proprio perché c’è la possibilità di un suo superamento) in realtà nei confronti di quelle persone un superamento non ci sarà mai, o sarà molto difficile perché deve passare o attraverso una scelta collaborativa (che chi è condannato per reati di criminalità organizzata ben difficilmente dopo tanti anni intende praticare) oppure deve passare attraverso pronunce di oggettiva impossibilità di una collaborazione che sono altrettanto difficili, anche tecnicamente, da sviluppare (…)”;
la collaborazione con la giustizia è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore; la collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona;
va superato un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale,
si chiede di conoscere:
nel quadro dello sforzo per rendere più umane le condizioni delle carceri e dei detenuti, se il Ministro in indirizzo non ritenga giunto il tempo di promuovere il superamento del complesso di disposizioni che comporta l’ergastolo ostativo per numerosissimi condannati all’ergastolo;
in particolare, se al Ministro in indirizzo risultino i motivi di sicurezza per i quali Carmelo Musumeci si trova ancora collocato nella sezione alta sorveglianza e non in media sicurezza.

 


 

IL NUOVO LIBRO DI CARMELO MUSUMECI

"Undici Ore d'amore di un Uomo Ombra"

 Gabrielli Editori, libro + CD euro 14,00

per acquistare il libro scrivere a zannablumusumeci@libero.it

  

CHE FARESTE SE DOPO VENT’ANNI DI CARCERE AVESTE SOLO UNDICI ORE PER RIVEDERE QUELLI CHE AMATE?


Di queste undici ore Carmelo ci racconta, con un ritmo che toglie il respiro, nel moto ondoso delle parole.
Ma ci racconta anche della notte prima, lui che nella sua branda gioca di continuo con la morte, la invoca fulminea perché lo salvi dalla sua condanna a morte al rallentatore di Uomo Ombra. Stanotte no, stanotte ha paura di morire prima delle sue undici ore da uomo libero, morire come Mosé un istante prima di toccare la terra promessa, hai visto mai un dispetto di Dio. Ma vive. È mattina. I cancelli che dovrà passare sono undici, come le ore eterne e sfuggenti che ha davanti, un film serrato che concentra ogni passione, ma senza lieto fine. Alle 22.00 varcherà a ritroso l’undicesimo cancello, e sarà di nuovo solo. "Io e l’Assassino dei Sogni".

(dalla Prefazione di BARBARA ALBERTI)

  

“Io non credo ai miracoli,
posso solo vivere contando su di loro”
(Karl Rahner)

Non credo neppure agli angeli, eppure da qualche anno
ne ho incontrato uno. Ieri sera alle ore 17.00 mi hanno
comunicato che mi sono state concesse undici ore
di permesso da uomo libero.
CARMELO MUSUMECI

 Cos’aveva più degli altri, Saviano, oltre al coraggio?
La voce. Saviano è un grande scrittore.
Anche Carmelo. Gli auguro di scrivere il suo Gomorra sul carcere,
con tutta la potenza del suo genio narrativo,
gli auguro di suonare così forte le sue trombe di angelo ribelle
che perfino noi, i complici, gli indifferenti,
possiamo sentirlo.

BARBARA ALBERTI 



Il libro contiene il CD del singolo

"MORIRE TUTTI I GIORNI"

testo di CARMELO MUSUMECI




 

per ascoltare il brano:

 

 

 

                        


 

  Concerto dei 99 POSSE a Bologna 

 

 Live de “MORIRE TUTTI I GIORNI”

testo di CARMELO MUSUMECI

condannato all'ergastolo ostativo,

ossia PENA DI MORTE VIVA...

 

http://www.youtube.com/watch?v=Xl9LrSeI2mE&feature=youtu.be  

 


Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Si trova ora nel carcere di Spoleto. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da  autodidatta  termina le scuole superiori.

 Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo.

L’11 maggio 2011 discute la tesi specialistica di Laurea Magistrale in Diritto Penitenziario dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti.

Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Ha pubblicato il libro “Gli Uomini Ombra” edito da Gabrielli Editori, è promotore della campagna “Mai dire mai” per l’abolizione della pena senza fine.

Collabora con diverse testate e blog su internet come:

 

 

www.carmelomusumeci.com