Diario 6-10 Giugno 2013
06/06/2013
Oggi Lupa Bella, Coda Bianca e Lupo Mattia sono stati a trovare Zanna Blu.
Quel vecchio lupaccio ha fatto una scorpacciata di coccole.
E per un giorno ha perdonato il suo scrittore per non avere difeso la sua tana dall’Assassino dei Sogni.
07/06/2013
Ho ricevuto una bella lettera da Claudio:
(…) Sono scritti bellissimi, pieni della tua umanità e anche pieni di dolore, insieme ad un briciolo di speranza. Mi chiedo… cosa vorrebbe una persona reclusa che gli altri fuori dal carcere facessero? Che cosa possiamo fare noi per te?
Che cosa possiamo fare per tutte le persone nella tua stessa condizione? (…) Faccio parte di un gruppo di persone, “innamorate “, dei Santi. E ci chiediamo vicendevolmente di sostenere persone in difficoltà. Sostenere attraverso il pensiero e la richiesta, ad esempio a Santa Teresa, di “darsi da fare”, mettiamo il caso, per te. Vorrei sapere se ti fa piacere che io chieda al gruppo di darsi una mossa e a chiedere aiuto a Lei per te. Non devi rispondermi subito si o no… pensaci e mi dirai. (…)
Ti abbraccio.
08/06/2013
Ho risposto a Claudio:
Caro Claudio,
mi è arrivata la tua lettera.
Sotto, con la penna, il mio Angelo ci ha scritto “Digli di sì, per favore!”.
Claudio, al mio angelo non riesco mai a dire di no.
E per questo ti dico di sì.
Devi purtroppo, però, sapere che gli uomini ombra vivono al buio.
E molti di Dio non possono che vedere solo la sua ombra.
Per questo ti chiedo di non pregare solo per me.
Io non lo merito.
E poi credo di non credere.
Ti chiedo di pregare e fare pregare per tutti gli uomini ombra.
Claudio, dopo venti anni (alcuni da trenta) molti di noi vivono ormai una vita vegetativa senza volontà, né desideri, né sogni.
Sembra che gli uomini ombra siamo umani azzerati, non più figli di Dio, ma della malvagità degli uomini che ci hanno condannati, senza speranza, a essere, e a rimanere, cattivi e colpevoli per sempre.
Il mio cuore ti dice grazie, a te e a tutti gli uomini e donne di buona volontà che pregheranno per tutti gli uomini ombra murati vivi.
Ti (vi) mando mille sorrisi fra le sbarre, più uno, quello più affettuoso, per ringraziarvi della voce e della luce che ci darete in questo e nell’altro mondo.
Carmelo.
09/06/2013
Ho risposto all’ intervista scritta di Luigi di Cosenza:
1)Da quanti anni conosce il carcere?
Si può dire che ci sono nato.
Prima sono stato in collegio, in seguito al carcere minorile e poi al carcere per adulti.
2)Quando è stato arrestato la prima volta è perché?
La prima volta sono stato arrestato per rapina nel 1972.
E avevo appena 16 anni.
3)Qual è l’ultima volta che è stato arrestato e con quale accuse?
L’ultima volta che mi hanno arrestato è nel1991 con l’accusa di vari omicidi maturati in una guerra di malavitosi per il predominio delle bische clandestine.
Ora mi trovo in carcere ininterrottamente da ben ventidue anni.
4)Cos’è il 41 bis?
Un vero e proprio regime di tortura democratico diseducativo dove il detenuto diventa un oggetto.
5) Cosa accade nello spirito di una persona sottoposta a questo duro regime?
Dimentica il male che ha fatto e pensa al male che gli fanno gli altri.
Ed incomincia ad odiare lo Stato pensando che i “buoni” siano più cattivi di lui.
6)Che tipo di persone s’incontrano in carcere?
Difficile incontrare politici, avvocati, architetti, banchieri, funzionari di Stato; eppure delle cronache si sente e si legge che questi rubano più di tutti gli altri.
In carcere si trovano solo poveracci e uomini del sud d’Italia, come accade che nei bracci della morte delle carceri americane i condannati alla pena capitale siano quasi tutti di colore.
7)In che condizioni sono oggi le carceri italiane (almeno con riferimento a quelle a lei note)?
Disumane!
E non perché lo dico io ma perché l’Italia viene spesso condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
8)Quanti e quali diritti vengono negati ai carcerati?
Tutti!
L’Assassino dei Sogni, come chiamo io il carcere, ti disumanizza.
E oltre alla vita ti divora anche gli ultimi sogni che ti sono rimasti.
9)Il carcere rende più giusti o meno sbagliati gli uomini?
Il carcere non è la medicina, ma è la malattia e non migliora ma ti peggiora.
10)Quali significati assume la parola “crimine” per chi viene investito dallo spettro dell’ergastolo?
Gli uomini ombra chiamano la pena dell’ergastolo, soprattutto quello ostativo, la “Pena di Morte Viva” perché a differenza di quella normale questa la sconti da vivo.
Ed è molto più lunga e dolorosa di quella che sconti da morto.
10/06/2013
Mario mi ha scritto:
(…) Suor Consolata ha consegnato la tua lettera accompagnata da una lettera del Convento delle Clarisse Cappuccine in mano al Cardinale Segretario del Papa.
Io da buon ateo non credo ai miracoli, ma ci spero.
Due anni dopo
“Undici ore d’amore di un uomo ombra”

“Che fareste se dopo vent’anni di carcere aveste solo undici ore per rivedere quelli che amate? Di queste undici ore Carmelo ci racconta, con un ritmo che toglie il respiro, nel moto ondoso delle parole. Ma ci racconta anche della notte prima, lui che nella sua branda gioca di continuo con la morte, la invoca fulminea perché lo salvi dalla sua condanna a morte a rallentatore di Uomo Ombra. Stanotte no, stanotte ha paura di morire prima delle sue undici ore da uomo libero, morire come Mosè un istante prima di toccare la terra promessa, hai visto un dispetto di Dio. Ma vive. È mattina. I cancelli che dovrà passare sono undici, come le ore eterne e sfuggenti che ha davanti, un film serrato che concentra ogni passione, ma senza lieto fine. Alle 22.00 varcherà a ritroso l’undicesimo cancello, e sarà di nuovo solo. “Io e l’Assassino dei Sogni”
(dalla Prefazione di Barbara Alberti a “Undici ore d’amore di un uomo ombra” di Carmelo Musumeci, Gabrielli Editori).
Sono passati due lunghi anni dalle uniche undici ore che ho trascorso da uomo libero in ventidue anni di carcere. Nel frattempo ho continuato il mio attivismo per fare conoscere in Italia, Patria del Diritto Romano e della Cristianità, l’esistenza della “Pena di Morte Viva” (così chiamiamo l’ergastolo ostativo a ogni beneficio penitenziario, che ti mura vivo senza la compassione di ucciderti).
In questo periodo mi sono anche iscritto a una nuova Facoltà (Filosofia), ho avuto vari encomi, tre diversi direttori hanno chiesto la mia declassificazione dal regime/circuito Alta Sicurezza e il Direttore Ernesto Padovani di Spoleto si è così espresso: “Parere favorevole sull’affidabilità individuale anche esterna” (Fonte: nota n°27107/M-C.F. del 03/06/2011).
Eppure sono ancora in regime/circuito di Alta Sicurezza e soprattutto non sono più riuscito a uscire “Carmelo sta scontando una condanna all’ergastolo con l’aggravante dell’ostatività, ovvero della impossibilità di accedere a qualunque tipo di beneficio, sconto di pena o pena alternativa al carcere. Questo istituto, inserito quale misura di emergenza contro il terrorismo e la criminalità organizzata, ha assunto un carattere permanente. Cosa questa che ferisce i nostri valori costituzionali, che legano la pena al recupero e al reinserimento del colpevole." (Agnese Moro).
Purtroppo alcune volte le leggi dei “buoni” sono uguali, o peggio, di quelle non scritte dei cattivi e per gli uomini ombra (così si chiamano fra loro gli ergastolani ostativi) la nostra Carta Costituzionale è carta straccia.
Nonostante questo, non sono pentito che due anni fa mi sono presentato con le mie gambe davanti all’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) sapendo che non sarei più uscito, perché per una volta, una volta sola, ho voluto dimostrare di essere migliore di uno Stato che condanna una persona a essere cattiva e colpevole per sempre.
“Da fuori l’Assassino dei Sogni fa ancora più paura. Sembra ancora più brutto. Ad un tratto il suo cancello enorme di ferro si apre. Sembra la bocca di un mostro. Il suo rumore metallico rimbomba nelle mie orecchie. Quella è la sua voce. Ancora un passo e poi sarà tutto finito. Sarò di nuovo un uomo ombra. Un’ombra fra tante. Faccio quel passo. Provo la sensazione di non esistere più. E mi faccio divorare dall’Assassino dei Sogni, lasciando alle mie spalle la libertà, l’amore e la felicità.” (pagg 50-51).
Dopo due lunghi anni i ricordi di quelle “Undici ore d’amore” sono diventati sempre più piccoli: ho rivissuto quei ricordi nella mia mente tante di quelle volte che li ho consumati.
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, 2013
Detenzione e Diritti umani
L'impegno dell'Unione Camere Penali Italiane, in occasione del convegno milanese sulla detenzione e sui diritti umani, si concentra su tre argomenti specifici ed urgenti: la possibile incostituzionalità dell'ergastolo ostativo, la necessità del reato di tortura e l'abolizione del regime imposto dall'articolo 41-bis. La soluzione condivisa di tali argomenti significa maggiore sicurezza per i cittadini ed effettivo rispetto del detenuto in quanto essere umano.
Hanno appena firmato contro l'ergastolo:
Don Marcello Cozzi
(Vicepresidente nazionale di “Libera”)
e
Padre Celso Centis
(Francescano, cappellano del carcere di Parma)
Carmelo Musumeci
in video-conferenza
al Convegno
“Detenzione e diritti umani. Il reato di tortura;
il regime del 41 bis O.P; l'ergastolo ostativo”
Milano 18 maggio 2013
Giornata Nazionale di Studi
"Il male che si nasconde
dentro di noi"
Venerdì 17 maggio 2013, Casa di Reclusione di Padova
Audio dell'intervento di Carmelo Musumeci:
Veronesi: l’ergastolo va abolito,
è anticostituzionale, antiscientifico e antistorico
Agi, 17 maggio 2013

L’ergastolo è “un oltraggio alla scienza”, “come il 41 bis anticostituzionale, antiscientifico e antistorico” e pertanto “va abolito”. Umberto Veronesi continua senza mezzi termini la propria battaglia contro il carcere duro e l’ergastolo ostativo, rei secondo l’oncologo di confliggere senza rimedio con l’obbligo della rieducazione. Nel corso del suo intervento al convegno su detenzione e diritti umani, organizzato dalla Camera penale di Milano, l’oncologo ha ricordato che “il male non esiste nell’uomo, che ha soltanto un’origine ambientale e non genetica e che la scienza ha dimostrato come il cervello si rigeneri continuamente durante la vita”. In base questi due presupposti, secondo Veronesi, “condannare un uomo di 40 anni per un delitto commesso a 20 è come condannare un’altra persona perché, ormai, non è più lui”. Portando ad esempio gli ordinamenti dove “il carcere è una scuola”, che manifestano percentuali di recidiva molto inferiori a quella italiana, Veronesi ha invitato a credere nella certezza del cambiamento, insito negli essere umani, purché stimolato. Per questo, tanto il 41 bis quanto l’ergastolo ostativo sarebbero “Anticostituzionali, antiscientifici e antistorici. La Costituzione - ha concluso - implica e obbliga alla rieducazione. È evidente che condanna a vita e rieducazione siano in banale contraddizione”.
Lettera di un Uomo Ombra al Professor Umberto Veronesi
L’uomo saggio vive finché deve, non finché può. (Seneca)
Caro Professore,
nella Redazione di “Ristretti Orizzonti” del carcere di Padova, ho potuto ascoltare le registrazioni del Convegno di Lucca del 22 marzo e del Convegno di Milano del 17 maggio.
E non le nascondo che ascoltando spesso mi sono commosso, perché sta portando la mia voce e la mia ombra in giro per il mondo.
Professore, lo dica lei, a me non credono, che la “Pena di Morte Viva” non ha nulla di umano.
È un lento muoversi attorno al nulla, aspettando la morte, guardando il mondo che non si sente e non si vede più.
Dopo avere ascoltato i suoi interventi ho pensato che è difficile che io riesca a uscire da questa gabbia, ma in tutti i casi lei mi sta dando la forza, l’energia e la possibilità di rimanere vivo più a lungo possibile.
E a volte non so se questo è un bene o un male, ma lei mi sta dando la forza per continuare a lottare, a vivere e forse a sperare, ma non per me.
Professore, io non lotto per realizzare i miei sogni, l’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) e la “Pena di Morte Viva” (l’ergastolo ostativo, come lo chiamo io) mi hanno divorato tutti i miei sogni.
Io lotto soprattutto per realizzare i sogni di quelli che verranno dopo di me, affinché nei carceri italiani un giorno non ci sia più nessun prigioniero considerato cattivo e colpevole per sempre e che non abbia un fine pena.
Non credo in Dio, ma voglio lo stesso dirle: “Che Dio la benedica”.
Invece il mio cuore la abbraccia all’ombra fra le sbarre.
Carmelo Musumeci
Carcere Padova, Maggio 2013
La storia non deve ripetersi,
quando è storia di illegalità e di scarsa umanità
Carmelo Musumeci è uno degli ergastolani improvvisamente trasferiti dal carcere di Spoleto alla fine di luglio 2012 quando, con una decisione che è stata da più parti criticata, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha deciso di chiudere la sezione AltaSicurezza1 di quell’istituto, interrompendo bruscamente l’esperienza forte e significativa degli ergastolani di Spoleto, che da anni portavano avanti con volontari e operatori tante iniziative. Carmelo Musumeci, da anni promotore di una campagna contro l’ergastolo, due lauree, diversi encomi e un percorso importante di rieducazione, confermato anche da eccellenti relazioni trattamentali, è stato trasferito nel carcere di Padova.
Appena arrivato Carmelo ha chiesto con forza che venisse rispettato il diritto alla cella singola per i condannati all’ergastolo, ma si è scontrato con una situazione di grave sovraffollamento che non prevedeva il rispetto di quanto stabilito in materia dall’art. 22 del Codice penale, e ha passato le prime settimane nella sezione di isolamento. Solo con la mediazione e il dialogo stabilito con la direzione dell’istituto padovano Carmelo ha ottenuto di poter stare in una cella singola.
Ora la storia sembra ripetersi perché, in una situazione che nonostante le condanne e i richiami della Corte Europea non sembra destinata a migliorare in alcun modo, il sovraffollamento ha raggiunto livelli tali da richiedere anche agli ergastolani di Padova di stare in due o più all’interno di celle, che dovrebbero contenere una sola persona.
Ieri Carmelo e altri suoi compagni hanno chiesto di restare nelle loro celle, nel pieno rispetto della legge e delle disposizioni in materia penitenziaria, confermate anche da un’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Padova, n. 2012/1543 del 25/10/2012, che recita: “ (...) Orbene osserva il Giudice che sussiste il diritto del detenuto all’allocazione in cella singola ai sensi dell’art. 22 c.p. in quanto condannato all’ergastolo con isolamento notturno”.
Ciò nonostante la loro richiesta non è stata accolta, pur avendo Carmelo e i suoi compagni fatto una importante affermazione, che vogliamo qui riportare:
“Ci teniamo però a dichiarare che quando ci sarà anche per noi il rispetto costituzionale della funzione rieducativa della pena e sarà data anche a noi una speranza dalla legge, una sola, di tornare un giorno uomini liberi, accetteremo di stare non in due in una cella, ma in quattro."
A Padova Carmelo ha faticosamente ripreso un buon percorso soprattutto all’interno della Redazione di Ristretti Orizzonti, grazie alle numerose e preziose occasioni di confronto e anche all’incontro con scolaresche e persone esterne al carcere.
I firmatari del presente appello credono fermamente che uno Stato, che non riesce a rispettare le sue stesse leggi e fa vivere le persone in condizioni di illegalità, perda il diritto di punire chi oppone resistenza pacifica ad un trattamento non rispettoso della legge,
per cui chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria di non prendere provvedimenti punitivi, ma di accettare un percorso di confronto e di mediazione
ma abbiamo anche chiesto a Carmelo e ai suoi compagni di fermarsi e di condividere temporaneamente la cella in due, dimostrando così di essere più rispettosi della legge delle istituzioni stesse, che pensano di rieducarli usando l’illegalità.
Da parte nostra:
- garantiamo l’impegno per una battaglia per l’abolizione dell’ergastolo, che ha per prima tappa il superamento dell’ergastolo ostativo, e che gli ergastolani non possono e non devono combattere da soli
- confermiamo il nostro sostegno per il diritto dei detenuti a vivere in carceri rispettose della dignità di un essere umano, che consiste anche nel diritto alla cella singola per chi sconta pene lunghissime o senza fine
- ci impegneremo al loro fianco, con tutte le energie e le risorse che abbiamo, ma nel frattempo chiediamo agli ergastolani di sospendere anche lo sciopero della fame annunciato per la prossima estate, e di accettare di non mettere a repentaglio la loro vita e di lottare insieme a noi e alle loro famiglie per il diritto ad un fine pena per tutti e alla possibilità di reinserimento e di rieducazione, senza esclusione alcuna, così come sancito dall’articolo 27 della nostra Costituzione.
Ristretti Orizzonti
Comunità Papa Giovanni XXIII
Associazione Antigone
Associazione Papillon di Rimini e Bologna
Memoria Condivisa - Familiari di vittime dei reati
Associazione Nessuno tocchi Caino
Associazione Socialismo e Riforme
Associazione Forum Droghe
Margherita Hack (Trieste)
Andrea Pugiotto (Ordinario di diritto costituzionale nell'Università di Ferrara)
Agnese Moro (Roma)
Manlio Milani (Associazione Familiari caduti strage di Piazza Loggia) (Brescia)
Don Marco Pozza (Cappellano della Casa di Reclusione di Padova)
Francesco Ferrante (già Senatore PD) (Roma)
Mariapia Garavaglia (già Senatrice PD) (Roma)
Alfonso Papa (Politico)
Massimo Niro (Giudice civile, ex Magistrato di Sorveglianza) (Firenze)
Ersilia Salvato (Docente) (Roma)
Monastero Domenicane (Pratovecchio - AR)
Giovanna Donzella (Psicologa penitenziaria) (Padova)
Francesca De Carolis (Giornalista e scrittrice) (Roma)
Livio Ferrari (Garante dei diritti delle persone private della libertà) (Rovigo)
Agnese Pignataro (Saggista) (Lione - Francia)
Associazione Yairaiha Onlus (Assoc. per i diritti dei detenuti) (Cosenza)
Giulio Petrilli (L' Aquila)
Umberto Grassi (Avvocato) (Pieve Fosciana - LU)
Pier Francesco Gasparetto (Docente di Letteratura Inglese, Univ. Torino) (Biella)
Gianni Massa (Giornalista e Segr. Ass. Socialismo Diritti Riforme) (Cagliari)
Umberto Curi (Dir. Centro ricerche Storia e Fil. della scienza Univ. Padova) (Padova)
Roberto Segatori (Prof. di Sociologia politica Univ. Perugia) (Foligno - PG)
Giovanni Tavernari (Avvocato) (Varese)
Sandro Mezzadra (Prof. Filosofia Politica, Università Bologna) (Bologna)
Annamaria Cotrozzi (Ricercatrice, Università Pisa) (Pisa)
Antonio Vallini (Prof. Diritto Penale, Univ. Firenze) (San Giuliano Terme - PI)
Mario Pirovano (Attore) (Gubbio - PG)
Livio Ferrari (Garante dei diritti delle persone private della libertà) (Rovigo)
Francesca Vianello (Ricercatrice in Sociologia del Diritto, Univ. Padova)
Saverio Stano (Avvocato, Consigliere Camera Penale Ferrara) (Ferrara)
Augusto Cerri (Docente Diritto Costituzionale Università Roma) (Roma)
Padre Luigi Lorenzetti (Direttore Rivista di Teologia Morale) (Bologna)
Marco Boato (Ex Parlamentare) (Trento)
Giuseppe Mosconi (Docente Sociologia Università di Padova)
Maria Brucale (Avvocato) (Roma)
Giorgio Bignami (Pres. Forum Droghe, già dirigente di ricerca presso l'Istituto superiore di sanità) (Roma)
Sergio D'Elia (Segretario Ass. "Nessuno Tocchi Caino") (Roma)
Fernanda Ferraresso (Responsabile di Cartesensibili)
Ivan Scalfarotto (Deputato al Parlamento e Vice Presidente del PD).
Salvatore Bonadonna (Comitato Polit.Naz.PRC e Pres.Centro Studi ASSET.) (Roma)
Giuliano (fra Beppe) Prioli (Verona)
Don Angelo Chiappa (Sacerdote) (Brescia)
Mario Canessa (Avvocato) (Cagliari)
Franca Garreffa (Docente Sociologia Giuridica, Univ. Calabria) (Rende - CS)
Desi Bruno (Garante Persone Private Libertà Reg.ne Emilia-Romagna) (Bologna - BO)
Italo Di Sabato (Presidente Osservatorio sulla Repressione) (Campobasso)
PFM-Premiata Forneria Marconi (gruppo musicale)
Lettera aperta di un uomo ombra a Papa Francesco

Caro Papa Francesco,
scusa il tu ma mi trovo meglio.
Io sono ateo, ma la tua elezione, non so perché, mi ha entusiasmato e mi sei piaciuto subito.
In questi giorni nei giornali ho letto tante cose su di te.
E, Francesco, il marito della figlia adottiva del mio cuore, mi ha scritto:
- Il nuovo Papa in più occasioni s’è schierato dalla parte dei poveri in modi chiari e non equivoci. Quand’era Cardinale rispondeva a tutti, personalmente. Sembra proprio il tipo che non rispetta i protocolli. Sono sicuro che se gli scriverai ti risponderà. E se lo inviterai, ti verrà a trovare. Non potrà rimanere indifferente all’ergastolo ostativo. La semplicità e la profondità nel suo parlare a braccio ha la forza di chi si schiera. È ormai noto che il suo essere ispirato da S. Francesco (Santo che fu pure carcerato). Da cardinale andava a trovare i detenuti nei carceri del suo paese.
Papa Francesco, scusa se non mi sono ancora presentato, lo faccio subito, mi chiamo Carmelo, sono nato colpevole.
Poi, però, ci ho messo del mio a diventarlo.
Sono un uomo ombra, così si chiamano fra loro gli ergastolani condannati alla “Pena di Morte Viva”, come chiamiamo la condanna all’ergastolo ostativo, che ti mura vivo senza la compassione di ucciderti.
Là, fuori, nel mondo dei vivi, aldilà del muro di cinta, ho una compagna, due figli e due nipotini che senza nessuna speranza mi stanno aspettando da ventidue anni.
Papa Francesco, prega Dio per noi di farci morire affinché la nostra sofferenza abbia finalmente una fine.
Lo so, non lo puoi fare perché è peccato, ma lui non è cattivo come gli umani e capirà che per molti uomini ombra è molto meglio morire che vivere.
Papa Francesco, il dolore di un uomo ombra, che per legge non tornerà mai libero, è come l’acqua di una fonte: non si arresta mai.
E molti di noi hanno perso persino il desiderio di pensare, altri anche di vivere una non-vita.
Siamo stanchi che per noi non ci sia nessuna compassione, né speranza, forse neppure più nessun Dio.
Per noi non c’è più niente, c’è solo sofferenza.
Papa Francesco, con l'ergastolo la vita e la morte si confondono, perché gli uomini ombra non appartengono più a questo mondo, sono come fantasmi, non sono né morti, né vivi.
Vieni a trovarci, siamo nella sezione AS1, Reparto 7, Lato A e sappi che su 31 detenuti siamo in 25 ergastolani che ininterrottamente hanno scontato decenni e decenni di carcere.
Io non credo ai miracoli, per gli uomini ombra non ce ne sono, ma quello stupido del mio cuore ci spera che tu venga.
Se pensi però di venirci a trovare, sbrigati e fallo prima del 16 settembre perché dopo quella data rischi di non trovarci più perché inizieremo uno sciopero della fame ad oltranza per chiedere con la nostra vita l’abolizione in Italia della Pena di Morte Viva.
Papa Francesco, hai chiesto di pregare per te, ma io non so pregare, ti posso mandare solo un sorriso fra le sbarre.
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, aprile 2013
"Cucinare in massima sicurezza"
http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-338-6/matteo-guidi/cucinare-in-massima-sicurezza.html
Fresco fresco di stampa, il libro curato da Matteo Guidi “Cucinare in massima sicurezza”, edito da Stampalternativa, ricettario nato da un bel lavoro fatto con detenuti delle sezioni di massima sicurezza un po' di tutta Italia. Insomma, quelli “cattivi”… La premessa è che sono sicuramente di parte. Alcuni degli autori del libro di ricette sono le voci di “Urla a bassa voce”, e, scorrendo queste pagine, rivedo luoghi e volti sia pure solo immaginati durante il mio lavoro sull’ergastolo ostativo. Ho un motivo di più quindi per apprezzare questo libro. Tutti i libri di cucina hanno sempre un grande fascino e anch’io ne ho comprato di “qualsiasi” per il solo gusto di avere fra le mani “ricette”, forse perché il richiamo inconscio è in fondo all’alchimia di formule, magari magiche, magari giochi di streghe… Queste degli ergastolani mi sembrano formule invocate per dare corpo all’illusione di una normalità possibile… e questo è uno degli aspetti forse anche toccanti del ricettario. “Servire preferibilmente in piatti di legno…. preferibilmente con vino bianco…servire in fretta e ben fumante…”, spigolando qua e là… E nello stesso tempo sono dichiarazioni dell’impossibilità di una vita normale. Capita che le note a margine di ogni ricetta, ricordino quanto la normalità sia impossibile, riportando sommessamente, ma continuamente, alla realtà del carcere. Ascoltate: “ci si consolerà gustando”, “per svuotare le melanzane col coltello di plastica è necessaria molta pazienza”, sembrano sussurri in un posto che immagini di urla soffocate.(…)
Bella l’idea di far precedere ricette e ingredienti l’elenco degli strumenti necessari, che è poi la cosa che segna la differenza con un qualsiasi altro ricettario e ci ricorda ogni volta che fra noi e gli autori delle ricette s’innalza un muro. Tutto l’industriarsi, poi, intorno agli strumenti, la loro ideazione e costruzione è in realtà il racconto della sopravvivenza in carcere e ne è apprezzabile soprattutto la leggerezza. Cosa che fra l’altro permette di guardare a questo ricettario, quasi come a un manuale da giovani marmotte, o campeggiatori persi nel bosco… E’ vero forse, come si spiega nell’introduzione, che qui non si vuole insegnare a cucinare a nessuno, perché ricette semplici, che forse in tutte le famiglie si conoscono ( ma non ne sarei così sicura, e poi credo che la tentazione di provare lo “spaghetto infinito” possa venire a tutti) . E credo che per questo il libro penso possa essere proposto anche come manuale per riscoprire ricette “semplici”, casalinghe. Insomma, forse non è più per tutti tempo di cibi da grandi chef o molto elaborati, e questo da un lato anche per motivi economici, non indifferenti purtroppo in questo momento di crisi, dall’altro per la rivalutazione, che da un po’ di tempo comunque sta prendendo piede, delle cose semplici e naturali.
Ma c’è una cosa in più che qui si insegna, attraverso il tempo e i ritmi del cucinare: il tempo della pazienza. E qui è un tempo tutto particolare: quella della pazienza “obbligata”, e “necessaria” per sopravvivere.
Insomma parlare del carcere, dell’ergastolo per di più, passando per la cucina. Se il cibo è comunicazione, questo è il tentativo di aprire una porta (ahimé di ferro) attraverso un canale inaspettato, e, credo per molti insospettabile. Invito dunque a leggere, e magari provare queste ricette. Con un pensiero ai suoi autori, con tanta cura e passione seguiti e coordinati da Matteo Guidi. Capaci di parlare, ad esempio in una ricetta riservata al pollo, di un “povero animale”… Ma in quale altro libro di cucina trovereste mai un attimo di commozione per un povero pollo destinato alla propria tavola?
( Francesca De Carolis http://www.laltrariva.net/?p=839 )
FINE PENA MAI
ERGASTOLO OSTATIVO
Lucca, 22 MARZO 2013
PROF. UMBERTO VERONESI
Direttore scientifico Istituto Europeo di Oncologia
AVV. RICCARDO CARLONI
Presidente Camera Penale di Lucca
AVV. PROF. ENRICO MARZADURI
Prof. Ordinario di Diritto processuale Penale università di Pisa
AVV. LODOVICA GIORGI
Camera Penale di Lucca
PROF. ANDREA PUGIOTTO
Prof. Ordinario di Diritto Costituzionale Università di Ferrara
PROF. STEFANO ANASTASIA
Fondatore Ass. Antigone e Ricercatore Università di Perugia
DOTT. GIOVANNI PAOLO RAMONDA
Responsabile generale comunità Papa Giovanni XXIII
DOTT. MICHELE PASSIONE
Componente osservatorio carcere Unione Camere Penali
PROF. EMILIO SANTORO
Prof. Ordinario di Filosofia e Sociologia del Diritto università di Firenze
DOTT.SSA NADIA BIZZOTTO
Responsabile servizio carcere Comunità Papa Giovanni XXIII
Audio integrale tratto dal sito di Radio Radicale:
“Una quaestio sulla pena dell'ergastolo - Sull'incostituzionalità del carcere a vita”
Prof. Andrea Pugiotto
(Ordinario di Diritto costituzionale Università di Ferrara)
articolo pubblicato sulla rivista ‘Diritto Penale Contemporaneo’
5 marzo 2013
Umberto Veronesi e
Carmelo Musumeci
insieme contro l'ergastolo
Liberi dall'ergastolo
Vai al sito “Liberi dall’ergastolo”
Intervista a Carmelo Musumeci,
realizzata dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera,
all'interno della biblioteca del carcere di Spoleto.
"No all'ergastolo, lo dice la scienza"
(Umberto Veronesi, tratto da "Panorama" ottobre 2012)
Scarica il pdf
Anche l' ex Presidente Corte Costituzionale Valerio Onida
è contro l'ergastolo ostativo
Valerio Onida, Presidente della Corte Costituzionale nel periodo 2004-2005, in una recente lettera a Carmelo Musumeci che lo interpella sulla costituzionalità dell'ergastolo senza benefici, risponde:
(...) Da questo punto di vista, personalmente non trovo giustificata né conforme alla Costituzione la disciplina che, per i condannati per certi delitti, ammette la concessione della liberazione condizionale solo a coloro che collaborano con giustizia, salvi i casi di collaborazione "impossibile" o "inesigibile". E' vero che la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la relativa questione (sentenza n.135 del 2003), ma personalmente ritengo tale pronuncia non convincente. E' vero infatti che la collaborazione è rimessa alla volontà dell'interessato, ma non mi sembra giustificato escludere in ogni caso che, anche in assenza di collaborazione, possa ritenersi in concreto il ravvedimento del condannato.
Mi auguro che la questione possa essere riproposta all'esame della Corte, o altrimenti risolta dal legislatore.
URLA A BASSA VOCE

Due anni fa neppure sapevo di che si trattasse. Tutto è cominciato curando, sull’argomento, una puntata di una trasmissione di Radio Uno cui collaboro, “La radio ne parla”. Ho ancora la scaletta: e tra parentesi Nadia Bizzotto, responsabile della Casa di Accoglienza della Comunità Giovanni XXIII di Bevagna, alle porte di Perugia. Nadia… tutto è cominciato con lei, che da anni di questi detenuti si occupa, e con il suo ostinato inviarmi “lettere dal carcere”. Lettere, appelli, comunicati, soprattutto di Carmelo Musumeci, che da tempo cerca di sfondare il muro della nostra indifferenza, scrivendo, scrivendo, scrivendo. Un giorno gli ho scritto io. Parole timide, imbarazzate forse, perché (avete mai provato?) non è facile trovare le parole per chi sai da anni e anni pensi abbia un orizzonte totalmente chiuso. Cosa gli dici? Parole di speranza? ( ridicolo! ) di condivisione? ridicolo, io non sto dentro e presumo mai ci sarò) , di consolazione ( e di cosa? saprebbe di pietismo), dell’ultimo film? dell’ultima cena con amici? Bèh, sì, puoi mandare qualche libro e poi discutere di quello… Ma Musumeci questo orizzonte si ostina a non volerlo chiuso per sempre ed era stata sua l’idea di raccogliere interventi di ergastolani nella sua condizione per farne poi un libro. E ha chiesto a me di curarlo, questo libro… ecco tutto è cominciato così. Con un gran timore davanti a una valanga di parole, che all’inizio sembravano incomprensibili… ma poi il libro è nato. Il libro è nato, ma soprattutto ora so.
Ora so. Ergastolo ostativo è un fine pena mai, ma davvero mai, una detenzione che esclude qualsiasi beneficio, di fatto una condanna a morire in carcere. E la prima domanda che ci si pone è: se la Costituzione parla di fine rieducativo della pena, come può una pena che non finisce mai rieducare. Rieducare a cosa? Due anni fa non sapevo neppure che esistessero, gli “ergastolani ostativi”. Ora so. Ora conosco alcuni dei loro nomi. Ora so che sono tanti. Se un calcolo preciso è difficile da fare, perché non esiste una norma che condanni formalmente all’”ergastolo ostativo”, ma l’ostatività nasce da un meccanismo prodotto dall’inasprimento delle pene introdotte per combattere la mafia dopo la stagione delle stragi dell’inizio degli anni ’90, le associazioni che se ne occupano parlano di un numero che oscilla fra i due terzi e i tre quarti del totale delle persone condannate all’ergastolo, si parla di circa 1200 “ergastolani ostativi”.
Non è stato facile comporre le pagine del libro. Di fronte a un fiume di parole e linguaggi che all’inizio a tratti mi sono sembrati impenetrabili come mura. Ma il muro a poco a poco si è aperto. Quello che mi sembra ora ben più complicato, è fare breccia in un altro muro, ben più compatto, che è intorno. Un muro che ha ripreso a innalzarsi dopo la stagione degli anni ’60 e ’70, che aveva visto il fiorire di battaglie per l’affermazione di diritti, che pure la società sembrava aver aveva riconosciuto e accolto in sé. Ma dagli anni ’80, l’individualismo, accompagnato e rafforzato da un consumismo feroce, ha cominciato a farla da padrone, e si è sempre più chiusi nei confronti delle ragioni degli altri. Più di quanto a volte, ingenuamente forse, avevo immaginato. Mi è capitato, in questi mesi, di parlare con conoscenti e amici del lavoro a cui sono stata intenta. Ebbene, parlando di pene che non finiscono mai, “azzardando” dubbi sul diritto di cittadinanza di queste pene in uno Stato che voglia dirsi democratico e civile, la prima reazione è stata una sorta di irrigidimento…: “ma stiamo parlando di persone che hanno commesso gravi reati!” “ma noi dobbiamo difenderci” , “ma sono criminali!” . Forse, certo. Ma, (ingenuamente?), mi ha davvero inquietata, e spaventata, il fatto che la stragrande maggioranza delle persone, anche quelle che so convinti “democratici” (ma che significherà mai a questo punto?), possano davvero pensare che sia giusto così: chiudere per sempre come in una scatola buia persone… e di loro non ci importa più niente. La verità, credo, è quello che nella prefazione al libro scrive Don Ciotti: interrogarsi di fronte a queste persone significa provare a sciogliere nodi che sono dentro di noi, guardare cose che non ci piace guardare… e spero a questo il libro possa in qualche modo servire. Insomma le parole di questi ergastolani sono come un fiume, un fiume impetuoso, che urla una domanda: perché ci è negata la speranza? La speranza di dimostrare che si è cambiati. Una speranza che non passi necessariamente per l’essere “collaboratore di giustizia”. Che è scelta processuale (ed è strumento delicato e complesso e nel libro ciascuno spiega perché è una scelta non fatta) e non necessariamente dimostrazione di pentimento vero.
Ma quello che mi ha colpito, nel leggere le parole di questo fiume… sono state anche due assenze, due cose non dette, pur parlando della vita in carcere. La prima: non c’è nulla di più difficile da sopportare come l’assenza di relazione dei corpi, l’assenza della vita sessuale, che significa anche castrazione di sé. Cosa anche questa così mostruosa da essere impronunciabile. Descrivendo la vita in carcere nessuno ne parla, se non sollecitato. E le risposte, se non dilagano nel luogo della famiglia (quello sì, forse unico appiglio ) sono davvero molto scarne: come si vive la prigionizzazione della sessualità? “con tanta pazienza” solo sospira qualcuno. Ed è questa punizione aggiuntiva, che rende intollerabile il carcere per chiunque, proviamo a immaginare per chi non ha nessuna speranza di uscirne…
La seconda assenza: il carcere è rumore di ferro, è cosa che scandisce ogni minuto (porte di ferro che si aprono, si chiudono, cancelli, rumore di ferraglia ovunque…). Eppure nessuno ne parla, come se ognuno, per sopravvivere, l’avesse assorbito in sé, tutto questo rumore. Solo, come un sussurro: “Noi a poco a poco diventiamo il carcere… arrugginiremo come il ferro…”.
E questa barbarie, se è parte del sistema cui si affida la nostra società, è parte anche di ciascuno di noi.
Francesca De Carolis
curatrice del libro
È in libreria dal 29 agosto
“Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai”
edito da Stampalternativa
a cura di Francesca de Carolis
con prefazione di Don Luigi Ciotti
“Urla a bassa voce, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che – di fatto – ci riguardano” così Don Luigi Ciotti nella prefazione al libro.
Si tratta di una raccolta di interventi di 36 ergastolani ostativi, quasi tutti passati per il 41 bis, sparsi un po’ in tutte le carceri italiane, nei circuiti AS1. Per loro, dopo le leggi emergenziali in vigore a partire dagli anni '90, e per via del meccanismo che ne deriva, scatta quello che viene chiamato "ergastolo ostativo", perché non sono collaboratori di giustizia: la loro situazione, insomma "osta" a che , anche dopo lunghi anni di carcere ( e c’è chi ne ha trascorsi in carcere trenta), possano ottenere benefici normalmente previsti dalla legge. In pratica dal carcere non escono né usciranno mai.
In questo libro parlano della loro condizione, di quello che pensano, di quello che chiedono. Parole che aprono uno squarcio su un mondo complesso e contraddittorio e pongono un interrogativo: è giusto, qualsiasi cosa sia stata commessa ( e qualcuno comunque qui si dichiara innocente) essere "condannati" per sempre? Perché, almeno in teoria, per chiunque è ammessa "la redenzione" e per loro no? E non è questo in contrasto evidente con il principio, contenuto nella nostra Costituzione, del fine rieducativo della pena? Si tratta delle stesse persone che hanno provocatoriamente chiesto a Napolitano di tramutare la loro condanna in pena di morte perché, dicono, "di morte viva si tratta”.
Il libro, a distanza di vent'anni dall'inasprimento delle leggi introdotte per combattere la criminalità organizzata, pone una questione di diritto e di diritti, e apre a molti interrogativi sul senso della pena. Una questione forse da non accantonare, pur in un momento di tante polemiche a proposito di 41 bis e dintorni, o forse proprio per questo. E’ un tema di cui si parla grazie ad organizzazioni che si occupano di diritti umani, della condizione dei carcerati, all’interno del mondo carcerario, ma che trova una grande chiusura nella società.
E a questa nostra società tutta che si rivolge Don Luigi Ciotti quando nella prefazione dice: “Le ragioni (sacrosante e legittime) di chi dal delitto è stato ferito nella vita e negli affetti non possono essere negate, così come non può essere dimenticato che ci è chiesto di muoverci nella direzione di una giustizia che sappia riparare, essendo impossibilitata a risarcire davvero, perché alla perdita di un bene supremo qual è la vita non c’è rimedio possibile. Impedire alla giustizia di diventare vendetta è la vera sfida a cui siamo chiamati. Impedire che la giustizia “chiuda” chi ha sbagliato nel suo errore ( e gli neghi la possibilità del cambiamento) è l’altra faccia della stessa medaglia. (…) Giudicare insensato il carcere senza fine non è, del resto, asserzione ideologica o radicalismo astratto, ma semplice constatazione. Tenere una persona imprigionata significa, letteralmente, tenerla in cattività. Non c’è positività, non c’è il buono possibile nell’uomo in catene; c’è la sua mortificazione e semmai una spinta a essere peggiore. (…) Urla a bassa voce ci ricorda che siamo tutti chiamati in causa, nella società e davanti alle nostre coscienze”.
Don Luigi Ciotti è firmatario dell’appello contro l’ergastolo, iniziativa di Carmelo Musumeci, che dal carcere di Spoleto, due anni fa, aveva lanciato l’idea da cui è poi nato “Urla a bassa voce”.
Fra gli aderenti alla campagna contro l’ergastolo, anche Umberto Veronesi che, sostenitore dell’origine ambientale del male, afferma che “l’ergastolo equivale alla morte cerebrale”, mentre oggi sappiamo che il nostro cervello può rinnovarsi, premessa che può avere forti implicazioni sul piano della giustizia.
Per info:
francesca.deca@virgilio.it
ufficiostampa@stampalternativa.it
Carmelo Musumeci si trova ora nel carcere di Padova.
Per chi volesse scrivergli:
Via Due Palazzi, 35/a
35136 PADOVA
ATTI del CONVEGNO
“ERGASTOLO E DEMOCRAZIA”
“Percorsi sbarrati”
video di 7 minuti sull’ergastolo ostativo (video realizzato dai detenuti)
Ululati del Lupo Zanna Blu alla Dea Luna per l’Uomo Ombra
L’ergastolo ostativo è una pena di morte dove il boia è il tempo.
Lo stato italiano in modo ipocrita lascia che il tempo ammazzi un uomo già ucciso da anni e anni di carcere.
Dea Luna, io ti prego:
il mio scrittore è un ergastolano ostativo, un “uomo ombra” che non avrà mai nessuna possibilità di tornare libero se non metterà un altro al posto suo. E ci vuole tanta disumanità e cattiveria per far marcire una persona in cella per sempre, perché quando non si ha nessuna speranza è come non avere più vita.
Dea Luna, io ti prego:
il mio scrittore lotta da vent’anni, giorno dopo notte, notte dopo giorno, anno dietro l’altro, senza nessuna possibilità, ingannando se stesso, perché mai nessun sogno si può realizzare se non c’è speranza. Spesso dietro la sete di giustizia dei “buoni” si nasconde l’odio degli umani.
Dea Luna, io ti prego:
aiuta il mio scrittore, lui ha solo la sua ombra, donagli un po’ della tua luce, perché continuare a tenere dentro una persona quando non è più necessario è un crimine contro l’umanità. Ogni persona dovrebbe avere diritto ad una speranza e per tutti ce n’è una, ma non per gli uomini ombra.
Dea Luna, io ti prego:
l’ergastolo ostativo è più atroce che qualsiasi altra pena perché ti ammazza lasciandoti vivo ed è una pena molto più lunga, dolorosa e disumana, della normale pena di morte. Spesso un uomo ombra pensa di essere morto pur essendo vivo, perché vive una vita senza vita.
Dea Luna, io ti prego:
nessun essere umano dovrebbe tenere un altro uomo chiuso in una gabbia per tutta la vita. Ad una persona puoi levare la libertà, ma non lo puoi fare per sempre, per questo “La Pena di Morte Viva”è più atroce e inumana di tutte le altri morti.
Dea Luna, io ti prego:
il mio scrittore, nell’ultimo racconto che ha scritto per me nel libro “Zanna Blu”, mi ha liberato dagli umani e mi ha fatto incontrare Lupa Bella, Occhi Neri, Coda Bianca e con tutto il resto del mio branco per farmi vivere libero e felice, ma io non potrò mai essere libero e felice fin quando il mio scrittore sarà chiuso in una cella di ferro e cemento senza nessuna speranza di tornare libero.
Dea Luna, io ti prego, grazie.
Leggi i suoi libri “Gli uomini ombra”, “Undici Ore d’amore di un uomo ombra” e “Le avventure di Zanna Blu”.
Per informazioni: www.carmelomusumeci.com; e se vuoi comunicare con il mio scrittore: zannablumusumeci@libero.it
Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto 2012.

Intervista di Stefano Lorenzetto a Carmelo Musumeci, pubblicata domenica 10 giugno 2012 su "Il Giornale".
Leggi l’intervista : Clicca qui
Carmelo Musumeci, propone il suo nuovo libro:
Presentazione di MARGHERITA HACK
.jpg)
CATTURATO DAGLI UOMINI, LEGATO A UNA SLITTA.
FRUSTATO A SANGUE, ZANNA BLU FUGGE.
VIENE RIPRESO, FERITO.
MA SEMPRE RISORGE, QUASI IMMORTALE.
Questa opera di Musumeci è il riscatto: non più il racconto reale di una vita nuda e cruda che trova nel presente il risultato di un passato rovinoso, poco attento, gramo di sentimenti e di amore di cui un fanciullo ha bisogno e chiede. Questi sono racconti che insegnano il coraggio, l’amore per la libertà, l’amore disperato per la compagna; scritti in maniera semplice, senza retorica. Grazie a questa sua capacità di esprimere i suoi sentimenti Carmelo si ricostruisce una vita spirituale libera, che vale la pena di essere vissuta e che trasmette al lettore, bambino o adulto che sia, una profonda umanità. Sono favole, ma favole che fanno riflettere.
(dalla Presentazione di MARGHERITA HACK)
per richiedere il libro: zannablumusumeci@libero.it
Carmelo Musumeci vince 1° Premio
Concorso Nazionale “Albero Andronico”
con il libro “Gli Uomini Ombra”
Assente però il protagonista premiato perché il Tribunale di Sorveglianza di Perugia non concede il permesso di partecipare alla premiazione in Campidoglio:
Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto ininterrottamente dal 1991, senza poter usufruire di permessi premiali, non ha potuto usufruire neanche di uno speciale permesso di necessità: "Il confronto aperto con parte della società civile, in ipotesi presente alla premiazione, e la possibilità di dibattere pubblicamente le idee presenti nell'opera letteraria premiata non risulta precluso dalla assenza fisica del Musumeci alla premiazione, visto che il detenuto potrà ben delegare un familiare a rappresentarlo ed a ritirare il premio previsto."
COMUNICATO STAMPA Assoc. ALBEROANDRONICO:
PREMIO ALBEROANDRONICO: UN’INIZIATIVA “ROMANA” APERTA AGLI AUTORI DI TUTTO IL MONDO.
Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione “La parola scritta diventa filo che unisce popoli e tradizioni diverse, annulla gli scarti generazionali, le distanze geografiche ed ha il potere di superare anche le sbarre di un carcere”.
“Vorrei che si sapesse che io scrivo, oltre che per passione, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerose morti che accadono dentro le loro mura. Vorrei che si sapesse anche che molti scrivono cercando di inventare le trame dei loro romanzi, io invece sono fortunato: a me per scrivere basta ricordare quello che ho vissuto in prima persona o che hanno vissuto i miei compagni”. Sono le parole scritte da Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto nel carcere di Spoleto, vincitore nella sezione dedicata ai libri editi del Premio di poesia, narrativa e fotografia “Alberoandronico”, giunto alla quinta edizione. La sua lettera, inviata agli organizzatori, è stata letta durante la cerimonia di consegna dei riconoscimenti nella Sala Protomoteca in Campidoglio. “Gli uomini ombra”, questo il titolo del volume, racconta i drammi e le violenze che si consumano dietro le sbarre, ma anche storie di umanità e di solidarietà tra detenuti. Perché anche chi si è reso colpevole di gravissimi reati, e per questo giudicato nella maniera più severa da un Tribunale, può sempre trovare, attraverso la scrittura, una strada per ritornare in contatto con il mondo che vive fuori dal carcere. Tema, quello della condizione dei detenuti, di particolare attualità in questo momento nel nostro Paese.
Essere sull’onda del presente è proprio la principale missione dell’Associazione che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato. Il Premio istituito cinque anni fa, ha confini ampi e spazia dalla poesia all’opera fotografica, dal testo inedito per una canzone d’autore al racconto dedicato ai temi dello sport. Nell’edizione 2011 i partecipanti sono stati 842, per un totale di circa 1300 opere esaminate. I lavori sono arrivati da tutte le regioni italiane, con in testa il Lazio, la Lombardia e la Toscana. Qualche dato statistico per dare le dimensioni del coinvolgimento e della passione di tante persone: 47 % la quota femminile, 22 partecipanti hanno meno di 20 anni e altrettanti hanno invece più di 80 anni. Il più giovane ne ha 10, il meno giovane è nato nel 1915, pochi mesi dopo il volo di Gabriele d’Annunzio su Trieste. Poesie e testi di narrativa sono arrivati anche da Argentina, Albania, Bosnia, Brasile, Cina, Croazia, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, India, Romania, Repubblica di San Marino, Somalia, Svezia, Svizzera, Venezuela, Ucraina e Usa. Un bel giro del mondo per la lingua italiana.
La Giuria, composta da critici, scrittori, giornalisti, fotografi ed esponenti del mondo della cultura, ha valutato con estrema attenzione tutti i lavori e ha assegnato numerosi riconoscimenti.
Oltre a Musumeci, si sono affermati Franco Fiorini di Frosinone (poesia), Cristina De Filippis di Pofi (sillogi), Antonio Bonelli di Casalpusterlengo Lodi (racconti), Antonio Giordano di Palermo (sul tema “la strada, la casa, la città, l’ambiente: vivere e costruire il territorio), Gianluca Marini di Fonte Nuova (testi per una canzone), Fabio Pasian di Trieste (sport), Francesca D’Onofrio di Roma (mare), Salvatore Cangiani di Sorrento (poesia dialettale) e Raffaele Di Santo di Roma (fotografia).
“Il sogno di scoprire nuovi grandi poeti o scrittori - ha detto Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione Alberoandronico - un sogno non è, ma una realtà. E’ la consapevolezza di essere diventati un riferimento di qualità e una vetrina per la cultura italiana, specie quella fuori dai circuiti ufficiali. L’Albero” è ormai un punto fermo nel mondo letterario, costituendo anche un’opportunità di affermazione per talenti di ogni età”.
L’Associazione, che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato, ha ricevuto un importante sostegno, quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha inviato una medaglia di rappresentanza. Una curiosità: il Premio prende il nome da un pioppo che si trova in Via Livio Andronico, nel quartiere romano della Balduina, nel Municipio 19.
Sull’onda del successo del 2011, sul sito www.alberoandronico.net è già pronto il bando per l’edizione 2012 aperta alla partecipazione di tutti.
Associazione culturale, sociale e sportiva Alberoandronico
334 7411438
Ufficio Stampa
339 3494120
www.alberoandronico.net
Fine pena: 9999
Voi li avete prima educati? Avete fatto nulla per impedire i delitti? E dopo i delitti avete tentato alcun mezzo per correggerli? (Luigi Settembrini, “Ricordanze della mia vita”)
Un giorno ho ricevuto nella mia cella una lettera dell’Associazione Alberoandronico ed ho letto: (…)
Siamo lieti di comunicarle che, dopo la prima valutatone effettuata dalle Giurie, la sua Opera è stata selezionata, tra quelle di 842 concorrenti, (…) La Cerimonia di premiazione avrà luogo a Roma, venerdì 30 marzo 2012, alle ore 16,00 presso la Sala Protomoteca in Campidoglio, in Piazza del Campidoglio, 1. La preghiamo di voler comunicare la Sua presenza.
Mi è subito venuto da sorridere per l’invito ed ho pensato che forse gli organizzatori non sapevano che sono un uomo ombra, un ergastolano ostativo a qualsiasi futura speranza di libertà, condannato a essere cattivo e colpevole per sempre, se in cella non metto un altro al posto mio.
E per un attimo ho pensato anche che se i giurati avessero saputo che sono uno scrittore ombra, un morto che vive, non mi avrebbero mai selezionato.
Non so se potrò avere questo spazio e se qualcuno mi presterà la sua voce, ma vorrei cogliere l’occasione per fare sapere che in Italia esiste la “Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziario che fa diventare l’ergastolo veramente una pena che dura fino alla morte in carcere, che è molto più terribile della normale pena di morte.
Vorrei che si sapesse che in Italia ci sono “uomini ombra” senza sogni, né speranze, umani diversi da tutti gli altri perché vivono senza esistere, in un eterno presente esclusi dal futuro, dalla vita e dall’umanità.
Vorrei che si sapesse che in Italia ci sono persone murate vive fino all’ultimo dei loro giorni, senza neppure la compassione di ucciderli prima.
Riguardo al mio libro vorrei che si sapesse che io scrivo, oltre che per passione, i miei racconti noir sociali carcerari, come li chiamo io, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerose morti che accadono dentro le loro mura.
Vorrei che si sapesse anche che molti scrivono cercando d’inventare le trame dei loro romanzi, io invece sono più fortunato: a me per scrivere basta ricordare quello che ho vissuto in prima persona o che hanno vissuto i miei compagni. Scrivere mi serve per leggermi nel cuore e per scoprire chi ero, chi sono e, purtroppo, chi non potrò mai diventare.
Ringrazio L’Associazione Alberoandronico di avere avuto il coraggio di farmi partecipare e i giurati di avere selezionato la mia opera.
Il mio cuore vi manda un sorriso a tutti voi dalle sbarre della mia cella.
Carmelo Musumeci.
www.carmelomusumeci.com
Carcere Spoleto, marzo 2012
Cos’è l’ergastolo ostativo?
E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi:
“Pochi sanno che i tipi di ergastolo sono due: quello normale, che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività, ma ti lascia almeno uno spiraglio; poi c’è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza.
Per meglio comprendere la questione bisogna avere presente la legge 356/92 che introduce nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario e di fatto sono condannati a morire in carcere.
L’ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell’incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere, ora questa probabilità non esiste neppure più.
Dal 1992 nasce l’ergastolo ostativo, ritorna la pena perpetua, o meglio la pena di morte viva.”
Insomma l’ergastolo ostativo è stare in carcere per tutta la vita, è una pena che viene data a chi ha fatto parte di un’associazione a delinquere e che ha partecipato a vario titolo a un omicidio, dall’esecutore materiale all’ultimo favoreggiatore. Non è invece previsto l’ergastolo ostativo agli stupratori, ai pedofili e a tutti coloro che ledono una persona fino ad ucciderla. Ostativo vuol dire che è negato ogni beneficio penitenziario: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia per l’arresto di altre persone. Chi invece non collabora, per paura di vendette omicide sulla propria famiglia, per non mettere un’altra persona in carcere al proprio posto o perché non è in grado di dimostrare che non può aggiungere altro a quanto già emerso sull’associazione di cui ha fatto parte, queste persone sono condannate a restare per tutti i giorni della propria vita in carcere.
Si continua a parlare di “pentiti”, mentre in realtà si dovrebbero chiamare semplicemente “collaboratori di giustizia”, perché è evidente che la collaborazione è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore. La collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona. In realtà sono gli anni di carcere, nella riflessione e nella sofferenza, che portano ad una revisione interiore sugli errori del passato. Tutto questo nonostante un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale.*
Noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori.
In Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale. La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.
Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata
Al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non esiste, eccome, in Italia la certezza della pena?
Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha rilasciato questa dichiarazione:
(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull'ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.
(Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).
Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:
«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta».
*Dall’introduzione di Angelini Giuseppe e Bizzotto Nadia, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, al libro “Gli Uomini Ombra” di Carmelo Musumeci- Ed. Gabrielli 2010
Colpevole e cattivo per sempre
“Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l’altro muoia” (William Shakespeare)
Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia scrive di me: (…) l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo ( tendenzialmente perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia), (…) evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale. (Ordinanza udienza del 6 ottobre 2011).
Il gruppo trattamentale del carcere di Spoleto scrive di me:
-Una prevalenza di aspetti positivi. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo-culturali organizzate. Per il particolare impegno mostrato lungo tutto il percorso di studi, ha ricevuto un encomio in data 19.05.2011 e uno in data 24.05.2010 per l’impegno mostrato nel corso di una rappresentazione teatrale. La partecipazione a vari concorsi letterari in ambito nazionale ha prodotto note di apprezzamento, riconoscimenti e premi da parte di esponenti della comunità esterna. Recentemente il Musumeci ha pubblicato un suo racconto all’interno di una antologia intitolata “Racconti da carcere”, pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore. Sensibilmente interessato a tematiche di carattere sociale, egli si relaziona da tempo con diverse associazioni, vicine al “sistema Carcere”. Dimostra un grande interesse per i temi di rilevanza sociale e per le problematiche legate all’esperienza detentiva. Il detenuto ha da tempo avviato un percorso di revisione critica non manipolatorio né riduttivo: certamente favorito dallo studio delle materie giuridiche, da una diversa consapevolezza del concetto di legalità, dalla disponibilità ad azioni riparatorie all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, da un forte investimento positivo verso gli affetti familiari. (…)
Giudizio di affidabilità individuale
(Relazione di sintesi, ottobre 2011).
Eppure, nonostante tutte queste belle parole dei miei “giudici” e dei miei “educatori”, non potrò mai uscire se non collaboro con la giustizia e se non metto in cella un altro al posto mio. E domando: ha senso scrivere e sprecare risorse istituzionali per un uomo colpevole e cattivo per sempre che deve morire in carcere? Credo che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta intima, un diritto personalissimo e inviolabile, e non dovrebbe assolutamente portare conseguenze penali (o di trattamento) così gravi e perenni. Penso che la non collaborazione dovrebbe essere una scelta da rispettare e non dovrebbe essere punita con una conseguenza penale così grande e smisurata per un ergastolano ostativo, a tal punto che sembra che la non collaborazione sia ancora più grave del reato commesso. Credo che un uomo abbia il diritto di scegliere di non collaborare per le proprie convinzioni ideologiche, morali, religiose, o di protezione dei propri familiari.
Sto cercando di migliorarmi e di cambiare rimanendo me stesso, probabilmente per i “buoni” questa è una colpa grave e mi costerà vivere in carcere fino all’ultimo dei miei giorni, colpevole e cattivo per sempre, ma in carcere si soffre di più quando si viene perdonati, per questo, sotto un certo punto di vista, molti di noi non possono che essere felici che i "buoni" non ci perdonino.
Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, Gennaio 2012
Concerto dei 99 POSSE a Bologna
Live de “MORIRE TUTTI I GIORNI”
testo di CARMELO MUSUMECI
condannato all'ergastolo ostativo,
ossia PENA DI MORTE VIVA...
http://www.youtube.com/watch?v=Xl9LrSeI2mE&feature=youtu.be
Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori.
Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.
L’11 maggio 2011 discute la tesi specialistica di Laurea Magistrale in Diritto Penitenziario dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti.
Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Ha pubblicato i libri “Gli Uomini Ombra”, “Undici Ore d'Amore” e “Zanna Blu” "editi da Gabrielli Editori, è promotore della campagna “Mai dire mai” per l’abolizione della pena senza fine.
Collabora con diverse testate e blog su internet come:





.jpg)