Carmelo Musumeci


Nato colpevole
 di Carmelo Musumeci
 

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Il libro racconta, con stile scorrevole e coinvolgente, la solitudine e la rabbia di un bambino non amato che cerca di diventare cattivo per sopravvivere e il percorso che lo porta a compiere dei crimini. Carmelo bambino ci trasporta in una realtà dura, spietata, che per molti rappresenta l'unica possibilità di vita. Con linguaggio fluido e anche talvolta con tenerezza, racconta la rabbia e la solitudine di un bambino che si è sentito poco amato e poco protetto, che per sopravvivere si sforza di mettere a tacere il cuore. È difficile diventare cattivi, ma in certe situazioni è l'unica possibilità per andare avanti. Ma il cuore riaffiora....

 


Diario Agosto 2018

1/08/2018
     Scrivere è bello, ma ancora più bello è essere letti, perché non si scrive per sé stessi ma per gli altri. Ecco alcuni commenti, integrali, di chi ha letto il mio ultimo libro "Nato colpevole”:
- Tutti i libri di Carmelo Musumeci vibrano di dolore, di poesia, di emozioni, rimpianti, ricordi...
Nessuno nasce colpevole, lo diventiamo, ma la nostra vita sta nelle nostre mani, come il nostro destino, la nostra speranza e la nostra certezza di cambiare direzione. Come hai fatto tu.
Grande Carmelo, grazie sempre per le tue sentite pagine che parlano al cuore.
- "Nato colpevole"... un bel libro che rende bene l'idea della pazienza, la forza e l'istinto che ci vuole quando si nasce "colpevoli"... nato già con pesi enormi da sopportare e nonostante tutto l'amore vince su tutto e fa passare in alcuni casi quella rabbia che altre volte prende il sopravvento. Carmelo con la sua scrittura ti fa rivivere quei momenti come...."l'assassino dei sogni" degli anni 70 non tanto diverso da oggi, ahimè', che "si mangia con lucidità le nostre vite e sputa le nostre anime" scrive Carmelo.... Colpisce, non bisogna mai rassegnarsi al proprio destino tanto più se ti mette a dura prove con te stesso e con chi ti sta vicino. La fantasia, i sogni, scoprire l'IO che poi ci aiuta nei momenti di solitudine, negli abissi dove è difficile uscire. Carmelo c'è riuscito e ci sta riuscendo. Consiglio di leggerlo a chiunque passi da queste parti.
- Ho finito oggi di leggermi il tuo libro, non ne avevo mai letti in vita mia: è stato molto toccante, hai avuto vita dura fin da bambino e questo a volte porta a sbagliare. Non mi permetto di giudicare quello che hai fatto perché sono un peccatore come te ma spero un giorno sarai perdonato in tutti i sensi.

2/08/2018
     Beppe Grillo, nel suo blog, ha pubblicato la mia lettera al nuovo Ministro della Giustizia: almeno lui l'ha letta. E un membro della Comunità Papa Giovanni XXIII ha scritto:
Grazie Beppe Grillo! La storia di Carmelo Musumeci, che di giorno fa servizio in una nostra casa famiglia, è un esempio di redenzione e di riparazione. La Costituzione Italiana prevede che il carcere miri alla rieducazione del condannato.

3/08/2018
     I commenti dei lettori sul mio ultimo libro “Nato colpevole” continuano a stupirmi:
Senza vergogna, senza vanto, senza compiacimento, con garbo. Carmelo Musumeci, descrive l'amore, descrive il dolore, descrive le scelte fatte, il male subito, quello imposto.
Un libro da leggere. Per riflettere, per meditare, per respirare e capire l'incomprensibile. No, alla ostatività dell’ergastolo. No, al 41 bis.

4/08/2018
     Ho festeggiato il mio compleanno in famiglia ma l'altra sera Nadia (il mio diavolo custode) della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, con un tranello mi ha portato a mangiare fuori e mi ha donato un orologio come regalo di compleanno e mi ha scritto un biglietto con queste belle parole:
“È l’ora di un tempo nuovo. Crediamoci.”

5/08/2018
      Questa mattina ho letto su facebook queste belle parole:
Sto leggendo l'ultima fatica letteraria di Carmelo Musumeci: "Nato colpevole". Bella lettura, agile e coinvolgente, basta aprire una pagina a caso per immergersi nella lettura e per sentirsi al suo posto o accanto a lui. Il "problema" è che il suo posto è il sistema carcerario italiano, che "vanta" una lunghissima serie di condanne per errori giudiziari, condizione dei detenuti, suicidi, presenza di bambini-detenuti, sovraffollamento e pochissima rieducazione e recupero così come da art. 27 della Costituzione Italiana. Eppure Carmelo Musumeci, che è un mio carissimo amico su facebook, ha cercato di vincere l'Assassino dei Sogni (come lo chiama lui), conquistando un diploma e ben tre lauree e, nel periodo di semilibertà, presta la sua attività presso una casa famiglia. Ecco, dal suo libro traspare la vera anima di Carmelo: una persona dall'animo sensibile che ha ancora tanto da dire a chi, avendo sbagliato, vuole comunque cambiare.

 

6/08/2018
     Quando alla sera rientro in carcere mi sembra di entrare in un forno perché le sbarre e il cemento armato durante tutto il giorno accumulano calore e lo trasmettono alla sera. Non mi lamento, però, più di tanto pensando ai miei compagni, che stanno chiusi tutto il giorno dentro una cella.

7/08/2018
     Quasi non credevo ai miei occhi quando ho ricevuto una fotografia con tutti i miei libri in fila, con queste belle parole:
Ciao Carmelo, come puoi ben vedere nel tempo mi sono adoperata perché i tuoi libri raggiungessero la mia modesta libreria. "Nato colpevole" presto seguirà il percorso già battuto dagli altri. Nel frattempo sarà mia cura e piacere dare voce alla tua ultima fatica letteraria. Nel frattempo ti auguro ogni bene. Che l'iter di restituzione che stai da tempo percorrendo possa regalarti la piena libertà. Un sorriso a te. Chiara.

8/08/2018
     Voglio scrivere nel mio diario questa bella recensione di Don Saulo al mio ultimo libro "Nato colpevole" perché è troppo bella per tenerla solo per me:
...sensazioni dopo aver letto il libro...
Un grande desiderio di essere stato accanto al protagonista del romanzo (!) da quando nacque: perché non si fosse sentito solo...
Un grande desiderio di poter essere accanto a chi, ogni giorno, nasce “solo” ... per poter “dire” a tutti che nessuno nasce per caso e senza un Padre: almeno quello del Cielo.
1) Un desiderio di chiedere perdono ad Angelo (e a tanti come lui) per le violenze subite quando era in collegio, da preti indegni e da suore crudeli... Grazie a Dio ci saranno stati anche altri padri e madri?
2) Un desiderio di far “conoscere” un Dio Padre, che prepara una festa per tutti i suoi figli: e non un padrone che esige il “tributo” della messa!!!
3) Un desiderio di far sperimentare e rendere profondo l’amore tra un uomo e la sua donna: non sensazioni rubate, senza il contatto delle anime... quell’amore che rimane come una nostalgia mai perduta (custodita nel “cuore”) nemmeno nei giorni più terribili.
4) Il carcere minorile: una specie di terreno avvelenato che fa crescere solo l’odio e la violenza... ma non c’era un cappellano??? Non viene mai citato nel romanzo... Eppure ci sono (almeno adesso) dei preti “padri” dei ragazzi: don Gino Rigoldi a Milano; don Domenico Ricca a Torino; Padre Andrea (mi pare) a Roma - dove il Papa è andato a lavare i piedi, il giovedì santo di qualche anno fa...
5) Quando nasce una “banda”, tra ragazzi e giovani tutti “soli” ... Avrebbero avuto bisogno solo di un po’ di amore...
Concludo:
S Paolo dice che in noi vive un “uomo vecchio” che pensa senza Dio.
Ma c’è anche un “uomo nuovo” che desidera crescere per sperimentare la felicità piena...
Il Romanzo si conclude su un treno in corsa: per dire che la vita può continuare a correre verso una pienezza...
Carmelo, con la sua vita attuale, testimonia che questo viaggio è possibile!
Grazie!
***La scrittura di Carmelo, come ormai conosciamo da altri libri, è suggestiva, originale, vera fino ad essere spietata... ti porta “dentro” alle vicende che racconta... fa piangere e fa ridere...***
Don Saulo

9/08/2018
     Oggi il Tribunale di Sorveglianza mi ha discusso la Liberazione condizionale, se me la concedono continuerò ad avere delle restrizioni, ma non andrò più a dormire in carcere. Adesso dovrò aspettare qualche giorno per avere la risposta. Sarebbe bellissimo se dopo 27 anni di carcere non avessi più a che fare con l’Assassino dei Sogni.

10/08/2018
     Sono andato a vedere le eventuali prescrizioni che dovrò affrontare se mi concedono la Liberazione condizionale e ho letto: Al soggetto, in genere, sono impartite disposizioni concernenti la frequentazione di determinati luoghi o ambienti, gli orari nei quali deve essere reperito presso l'abitazione, i limiti territoriali negli spostamenti e, in particolare, l'obbligo di sottoporsi alla sorveglianza dell'autorità di pubblica sicurezza e di tenere contatti con il Centro di servizio sociale.

11/08/2018
     Ho ricevuto quest’altra bellissima recensione del mio ultimo libro “Nato Colpevole” da parte della mia amica Grazia:
Angelo, ragazzo nato dalla parte sbagliata, consapevole e lucido della propria condizione sociale, sceglie con coraggio di diventare “qualcuno”, vuole un’identità definita, senza mezze misure. Ed eccolo a combattere con la vita, con gli altri, con il suo cuore. Tutti sono nemici se si frappongono tra lui e le sue intenzioni… Un libro avvincente ed emozionante, da leggere d’un fiato, correndo al suo fianco. Ciò che mi affascina di questo stralcio di vita, in varia misura romanzata, è l’autenticità con cui il protagonista guarda se stesso. Colpevole e cattivo, per destino e anche per scelta, ha il coraggio di valutarsi per quello che è, cercando di annientare la propria parte buona. Ma la scelta del nome, “Angelo”, è fin dalle prime pagine una promessa: quella vibrazione d’amore dentro di lui mai sopita negli anni riaffiorerà per diventare un tutt’uno con l’uomo nuovo, scrittore di oggi, che senza veli sull’anima ci affascina con i suoi romanzi.

12/08/2018
     Ho ricevuto queste parole da un compagno ergastolano che è stato trasferito in un altro carcere:
Carissimo Carmelo, è assolutamente vero che quando ti trasferiscono è come se ti arrestassero nuovamente. Purtroppo mi sa che qui ho trovato uno zoccolo duro istituzionale, insieme ad un appiattimento dei detenuti. Mi sforzo di capire quelli che hanno un fine pena, ma da chi è già giuridicamente morto non l’accetto, così sto cercando di far loro capire che se non ci aiuteremo noi, non lo farà nessuno.

13/08/2018
     Un ergastolano anziano mi ha scritto queste tristi parole:
“La vita che mi rimarrà da vivere fuori queste mura è sempre minore di quella già vissuta qui dentro, allora perché devo continuare ad aspettare?”

14/08/2018
     Oggi ho ricevuto una di quelle telefonate che ti salvano e ti cambiano la vita. Il numero di telefono era quello del carcere di Perugia. Mi hanno avvisato di rientrare subito in carcere perché dovevo essere scarcerato. È uno dei giorni più belli della mia vita.
Mi hanno notificato l’esito positivo della Camera di Consiglio sull'istanza di richiesta di Liberazione condizionale.
Quando sono uscito dal carcere mi girava la testa. Il mio cuore batteva forte. Cercavo di respirare a bocca aperta. In pochi istanti mi sono ritornati in mente tutti i ventisette anni di carcere, con i periodi d’isolamento, i trasferimenti punitivi, i ricoveri all'ospedale per i prolungati scioperi della fame, le celle di punizione senza libri, né carta né penna per scrivere, né radio, né tv, ecc. In quei momenti non avevo niente. Passavo le giornate solo, guardando il muro.
Poi ho scrollato la testa. Ho smesso di pensare al passato. Mi sono acceso una sigaretta e, dopo la prima tirata, ho pensato che adesso dovrei smettere di fumare, perché ora la mia unica via di fuga per essere libero non è più solo la morte.

15/08/2018
     Dopo 27 anni di carcere, questa mattina mi sono svegliato senza vedere sbarre nella mia finestra.
Per più di un quarto di secolo ho sempre creduto che sarei morto nella cella di un carcere.
Sono stati anni difficili, perché non ho mai scelto solo di sopravvivere, ma ho sempre lottato anche per vivere. E proprio per questo ho sofferto tanto. Non ho mai pensato realmente di farcela e, forse, proprio per questo ce l’ho fatta.
Adesso mi sembra tanto strano intravedere un po’di felicità nel mio futuro. Il mio cuore mi sussurra: “Per tanti anni hai pensato che l’unica cosa che ti restava da fare era aspettare l’anno 9.999, invece ce l’hai fatta! Sono felice per te … e anche per me”.
Non è ancora la libertà piena, ma ci sono vicino e sono tanto, tanto, felice. Questo risultato non è solo mio o dei miei familiari, ma di tutte le persone che in questi anni mi sono state vicino, in un modo o nell'altro. Da solo non ce l’avrei mai fatta.

16/08/2018
     Ho iniziato questo diario circa quindici anni fa per fare conoscere al mondo libero come vive e cosa pensa un ergastolano, ma oggi non ha più senso che continuo a scriverlo.
Questo sarà l’ultimo giorno del mio diario, perché adesso sarò impegnato ad imparare di nuovo a vivere. Grazie a tutti quelli che in questi anni mi hanno letto. Buona vita. Un sorriso con e di cuore.



 


Diario Luglio 2018

01/07/2018
     In questi giorni fa un caldo tremendo e la mia cella rimane caldissima anche di notte. Non riuscendo a dormire, stanotte ho lottato tutto il tempo con le zanzare. Per fortuna alle 6.30 era già pronto per uscire.

2/07/2018
     Ho ricevuto questa bella recensione di uno dei miei libri:
Caro Carmelo, ho letto il primo dei libri che mi hai mandato, “Angelo Senza Dio “. L'ho letto d'un fiato, come fosse una sceneggiatura. E il tuo scrivere induce una partecipazione ai fatti raccontati e ai movimenti spirituali che li accompagnano che ci si identifica e si partecipa al quel vivere recluso e ferrale. Ci sono il cuore e l'anima che agitano un “Io” travolto dalla necessità di sopravvivere e che diviene corazza, ma sono, cuore e anima, le ali di quell'angelo che, amandoci senza riserve, ci avvicina ad una sorte di redenzione finale. Redenzione da un tempo morto, eterno nella sua morte, nella ricerca di un sogno che sopravviva alla carcerazione dell'uomo che continua a vivere. Un uomo che ogni istante si affaccia al baratro che lo guarda…. ma qualche scintilla di resistenza fa alzare lo sguardo al cielo, e anche il cielo ti guarda. Un uomo che anela alla libertà, anche a quella intellettuale e spirituale, quella libertà suprema che vuole infrangere la REGOLA, anche quando la regola non c'è, anche quando di fronte alla irrealizzabilità dei sogni si può sognare la condivisione dei sogni altrui, per far fronte al nulla immutabile di una quotidianità perpetua: il bagliore di una speranza. Una speranza senza oggetto che fa soffrire ma che proiettata al “fuori" fa sentire comunque vivi. E nasce un cambiamento, abbracciati dal nostro angelo, che trasforma il combattere il vuoto invincibile in rassegnazione al finalmente nuovo, al nuovo divenire. E il tempo barbaro della costrizione coltiva il cuore alla speranza che non vuole e non deve morire.
Scusa se mi sono dilungato in queste noiose considerazioni, ma sono ciò che la lettura mi ha ispirato. Abbi pazienza. Ciao Francesco

3/07/2018
     Ho risposto a Francesco:
Bellissima la tua recensione, non ci crederai ma mi ha pure commosso (anche i cattivi si commuovono, forse più dei buoni). Posso rendere pubblica la tua recensione anche con solo il tuo nome di battesimo? Ci tengo perché questa recensione dimostra che hai tanta sensibilità e cuore. Non perdiamoci di vista. Inutile dirti che ci tengo veramente ad avere anche il tuo parere sulla “Belva della cella 154”. Buona e serena vita. Con stima. Carmelo

4/07/2018
     Trovo di pessimo gusto che quando in carcere un detenuto toglie la vita la Polizia penitenziaria chieda miglioramenti sindacali, di organico e finanziari.
Credo che i detenuti non abbiamo bisogno di agenti penitenziari, piuttosto hanno bisogno più di educatori, psicologi, magistrati di sorveglianza e pene alternative.

5/07/2018
     Mi piace sempre leggere quello che mi scrivono i lettori dei miei libri. Ecco oggi cosa mi ha scritto uno di loro:
(…) Devo dire che mi sono sentito trasportato all'interno delle situazioni da te narrate, provando emozione, specie quando hai descritto l'amore della tua vita, Isabella, quando hai parato il culo al tuo amico stravincendo a poker, ma nel finale l'arrivo di quella lettera mi ha stupito ed emozionato, dire un finale strepitoso. Spero che tu stia bene ora che sei circondato da i tuoi affetti più cari, ti seguo sui social e vedo che sei sempre impegnato nella tua lotta contro l'ergastolo, ti auguro serenità e che non arrivino mai più i tempi dei limoni neri, un abbraccio da La Spezia, ritorna a trovarci, al Civico è stato interessante incontrarti. Ciao Carmelo

6/07/2018
     Ho scritto a Marcello, che è stato appena trasferito in un altro carcere:
Ho ricevuto la tua lettera e ti rispondo brevemente al volo. Mi dispiace di questo trasferimento, immagino come ti senti, ci sono passato tante volte ed è come se ti arrestassero di nuovo. Forza!

7/07/2018
     Sto facendo girare nelle carceri la lettera che ha scritto l’Associazione Liberarsi: 

Firenze, 02/07/2018
Carissime amiche e amici,
intanto grazie per aver aderito al terzo digiuno del 26/06/2018 per l’abolizione dell’ergastolo.
Siete stati bravi e siamo stati davvero in tanti a dire NO all’ergastolo.
Abbiamo ricordato ancora una volta ai nostri politici che in Italia ci sono 1677 ergastolani condannati a morte. Purtroppo è così! Allo stato attuale, l’ergastolo ostativo-inquisitorio si conclude con la morte penitenziaria del reo.
Questa volta siamo stati snobbati dai media – la politica è cambiata –, ma Radio Radicale, i siti web e i social network hanno martellato con assiduità la notizia del digiuno.
Il Ministro della Giustizia, il D.A.P. e i direttori di quasi tutte le carceri hanno dovuto, ancora una volta, prendere atto che sono i guardiani di una condanna peggiore della pena di morte.
Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo di parte – lo siamo! –, ma a supportare le nostre convinzioni, i nostri digiuni e il nostro NO all’ergastolo, questa volta c’è anche la lettera di Papa Francesco scritta ai detenuti del carcere di Asti: Domenico Branca, amico dell'Associazione Liberarsi, ha provveduto a inviarcela, e noi la alleghiamo. Il Santo Padre – come ha sempre fatto – esprime vicinanza e solidarietà a tutti gli ergastolani.
«L'ERGASTOLO: UNA PENA DI MORTE MASCHERATA!». (PAPA FRANCESCO).
Vi chiediamo, come hanno fatto i detenuti del carcere di Asti, siate anche voi promotori di iniziative contro l’ergastolo. Interpellate: Vescovi, Cardinali, i Cappellani delle carceri, Rettori, Docenti, Professori, Medici, Giornalisti ecc. È necessario essere in tanti per sensibilizzare l’opinione pubblica.
L’Associazione Liberarsi vi assicura che ci saranno altri digiuni e altre iniziative contro l’ergastolo. Sarà nostra cura inviarvi i moduli e vi chiediamo fin d’ora di farli girare in tutte le carceri d’Italia a parenti, amici e conoscenti, perché è importantissimo essere in tanti.
Per l’Associazione Liberarsi onlus
Giuliano, Gustavo, Daniela, Alfredo, Carmelo, Anna, Nicoletta, Bruno, Davide, Franco, Paola, Paolo.

P.S. Avete consigli da darci, suggerimenti per migliorarci, per essere più incisivi? Li aspettiamo!

8/07/2018
     È uscito il mio ultimo libro, su Amazon, dal titolo “Nato colpevole”. Ci tengo in particolar modo che questo libro venga letto. È uno dei miei pochi libri in cui scrivo pochissimo di carcere. In questo ho preferito parlare di come si arriva in carcere. La foto in copertina è quella del mio primo arresto, da minorenne.

9/07/2018
     Da quando sono in semilibertà sono aumentato di diversi chili e ho deciso di mettermi a dieta. Mi sto però accorgendo che fuori è più difficile non mangiare perché sei circondato da cose buone e sto facendo molta fatica, ma devo buttare giù un po' di pancia.

10/07/2018
     A proposito del mio ultimo libro, Nato colpevole, ho scritto a un amico:
Si dice che si nasce tutti innocenti, ma non è vero: molti nascono culturalmente già colpevoli. In questo libro racconto l’infanzia di un bambino criminale e ci sono parole e fatti molto duri e fino all’ultimo ho avuto dubbi a pubblicarlo, ma si scrive per gli altri e non solo per se stessi e alla fine ho deciso di farlo. “Mi vendicherò e gliela farò a pagare a tutti… da grande diventerò cattivo, il più cattivo di tutti… Si! Da grande diventerò un criminale. Mi vendicherò del mondo, mi vendicherò di tutti…”

11/07/2018
     Ho ricevuto una lettera da un mio amico detenuto nel carcere di Ivrea, con questa brutta notizia:
Qui la settimana scorsa si è suicidato un ragazzo e alcuni compagni della sezione del detenuto che si è tolto la vita per solidarietà hanno fatto un mancato rientro dall’aria, dieci persone sono addirittura salite sul tetto.

12/07/2018
     Ad una domanda di un giornalista, "Lei ha una sua idea del carcere e di come dovrebbe essere applicata la pena?",  ho risposto in questo modo:
Il carcere dovrebbe fare bene, dovrebbe cambiare le menti e i cuori dei detenuti, invece li incattivisce. Il problema è questo. Il carcere dovrebbe fare bene, dovrebbe essere una medicina, mentre in realtà è una malattia, non ti fa uscire col senso di colpa, cosa che dovrebbe fare un buon carcere, dove ti trattano con umanità e con affetto sociale. Il carcere non deve punire, deve guarirti.

13/07/2018
     Ieri sono stato al Tribunale di Sorveglianza per discutere la liberazione condizionale, adesso devo aspettare una decina di giorni per avere la risposta. Ho chiesto semplicemente ai giudici di poter continuare a scontare la mia pena fuori dalle mura di un carcere per essere più utile nella struttura dove svolgo la mia attività di volontariato.

14/07/2018
     Com’è bello per uno scrittore ricevere parole come queste:
Ho terminato "Gli uomini ombra" e "Angelo senza Dio" (…) il tuo modo di scrivere che mi entra dentro come una lama, mi fa visualizzare tutto come fossi lì, mi fa sentire le emozioni in un modo incredibile tanto da accompagnare la lettura con le lacrime che mi scendono da sole, lacrime di commozione, di dolore, di gioia, lacrime di emozione. Grazie Carmelo… sto vivendo un'esperienza incredibile grazie ai tuoi libri. Un grande abbraccio, buonanotte. Claudia

15/07/2018
     Un mio compagno da tanti anni in carcere, stanco di lottare, mi ha scritto:
Qui c’è un’aria pesante, tuttavia mi tengo defilato e osservo… consapevole di essere un po' egoista perché avrei potuto esprimermi visto che c’erano tutti i presupposti, ma sono stanco di lottare sempre e per qualcuno o qualcosa che poi magari non lo meritano nemmeno. Penso che ora è arrivato il momento di lottare per me stesso.

16/07/2018
     Sto ricevendo tanti complimenti per il mio ultimo libro "Nato colpevole" e sono particolarmente contento perché in 27 anni di carcere ho scritto molti libri, ma questo è uno a cui sono particolarmente affezionato perché non mi è stato facile scriverlo e credo che non sarà neppure facile leggerlo, ci vorrà tanto cuore e coraggio.
È un libro per me molto importante perché intimo e controverso.

17/07/2018
     Purtroppo la discussione per la concessione della liberazione condizionale mi è stata rinviata per la terza volta. Cerco di consolarmi che comunque al mattino continuo ad uscire dal carcere e questa è la cosa più importante.

18/07/2018
     Stanno arrivando le prime recensioni su Amazon.it del mio ultimo libro "Nato colpevole". Ecco quella di Laura Giuliana Ferretti:
Libro illuminante, istruttivo, carico di umanità e verità, crudo e dolce insieme. Lo proporrei come lettura obbligatoria nelle scuole superiori. Grazie Carmelo!

19/07/2018
     I miei compagni dal carcere continuano a scrivimi che la loro vivibilità, invece di migliorare, peggiora sempre di più. Mi dispiace, e molto, che, a parte tentare di dargli voce, non posso fare altro.

20/07/2018
     Quando leggo dei commenti forcaioli su facebook, penso che molti di loro non sanno che il carcere non risolve i problemi, perché invece di fare diminuire i reati li moltiplica, quando va bene, Li triplica quando va male. La libertà è terapeutica e penso che rieduchi più del carcere.

21/07/2018
     Oggi sono andato a raccogliere fichi, pere e mele nei campi della struttura dove lavoro. E tutto quel verde mi ha fatto ricordare con tristezza i cortili dei passeggi dove, per 27 anni, non trovavo mai un filo d’erba.

22/07/2018
     Questo mese è il mio compleanno e sono felice che mi hanno concesso cinque giorni di licenza da trascorrere in famiglia. È bellissimo dormire a casa e non in carcere, soprattutto sarà fantastico stare un po' con i miei nipotini.

23/07/2018
     Daniel Monni, giovane praticante avvocato con la toga nel cuore, ha scritto un altro bell’articolo, citando Filippo Turati nel Discorso alla Camera dei Deputati del 18 marzo 1904:
Le carceri italiane rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta: noi crediamo di aver abolita la tortura, e i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura, la più raffinata; noi ci vantiamo di aver cancellato la pena di morte dal codice penale comune, e la pena di morte che ammanniscono a goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice […] noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli, e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti, o scuole di perfezionamento dei malfattori.

24/07/2018
     Ho letto quest’altra recensione al mio ultimo libro “Nato colpevole”:
Nei vari racconti di "Nato Colpevole", Angelo non vuole un riscatto. Ha avuto più occasioni. L'ultima in Svizzera. I racconti sono accattivanti. In particolare le pagine dedicate all’amore, ai sentimenti: l’infanzia, l’adolescenza quando lavorava in officina. Angelo rinuncia all’amore perché continua ad a voler “diventare cattivo”. Aveva deciso il suo destino. Era convinto di essere “nato colpevole”. Anche i sogni perdono la sua natura.
È scritto bene. C’è arte, poesia, nonostante il tema trattato sia quello del voler “essere cattivo”. Manca un’inversione di marcia. Manca il riscatto. Importante lettura per conoscere l’indole umana, per conoscere il mondo dietro le sbarre: “gli uomini ombra”. Qui c’è un camminiamo verso la conoscenza. Leggere il libro per comprendere.

25/07/2018
     Oggi ho fatto il biglietto del treno e ho preparato la valigia, invece dello zaino come quando mi trasferivano da un carcere all’altro. Domani parto per passare il mio compleanno in famiglia e sono tanto felice.

26/07/2018
     È sempre bello tornare a casa, troppo bello per non pensare che fra pochi giorni devo ritornare a dormire in carcere.

 27/07/2018
     Oggi è il mio compleanno, compio 63 anni ma mi sento giovanissimo, anche perché si dice fra i prigionieri che gli anni passati in carcere non contano.

28/07/2018
Ieri ho ricevuto tantissimi auguri e sul mio profilo facebook ho scritto: Grazie a tutti per gli auguri. Il regalo più bello che potete farmi è leggere il mio ultimo libro “Nato colpevole”.

29/07/2018
     Oggi mi sono fatto una lunga passeggiata al mare con la mia compagna ed è stato bellissimo ricordare gli anni felici di quando ero un uomo libero e i miei figli erano piccoli e andavamo in quei luoghi con loro.

30/07/2018
     Si ricomincia: questa sera dormirò di nuovo in carcere, ma è bello poterlo fare con questi bei ricordi dei giorni che ho passato in famiglia. Il resto non conta, o conta poco.

31/07/2018
     Ho sempre pensato che il mio ultimo libro "Nato colpevole" non fosse certo un libro per suore, per questo sono rimasto molto sorpreso quando ho letto queste parole di Sr Alma, un'anziana suora comboniana con alle spalle tanta Africa e tanta galera:  
Carmelo fratello carissimo, la sua pronta sollecitudine mi ha commosso. Ho letto non dico con gioia, ma con stupore per chi sa confessare per ciò che è in verità e libertà.
Di cuore ringrazio per quanto mi ha detto in profonda realtà di quello che è, grazia e peccato, gioia e dolore purificatore.
Scriva ancora, abbiamo bisogno di ritrovarci in quello che siamo, umani e divini insieme del nostro essere profondo di buio e di luce infinita.
Grazie fratello Carmelo, le voglio bene. Grazie!
Sr Alma
Arco, 23-07-2018

  


 ERGASTOLO: il senso di una pena senza fine

 di Francesca Ambroso

 

 DIBATTITO Agnese Moro, Nadia Bizzotto e Carmelo Musumeci al Teatro Montegrappa con la loro battaglia contro il carcere a vita.

Un dibattito aperto

Ergastolo: il senso di una pena senza fine
Oggi in Italia sono 1500 gli ergastolani ostativi. È giusta la condanna senza termine? In che misura la detenzione può riabilitare?
 
 
Qual è il vero ruolo della giustizia? Ha senso una condanna a vita? Qual è il valore della dignità umana? In che misura una pena può riabilitare un criminale?
Sono tante le domande emerse dall’incontro-dibattito di venerdì scorso al Teatro Montegrappa moderato dal giornalista di Famiglia Cristiana Alberto Laggia. Ospiti l’ergastolano Carmelo Musumeci, la rosatese Nadia Bizzotto, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi, e Agnese Moro, ospite d’eccezione che ha portato la sua testimonianza intima e personale sulla vicenda vissuta con la morte del padre. “I mandanti e assassini di mio padre sono stati individuati e condannati- ha affermato Agnese Moro- ma  questo non mi ha liberata dal dolore. Ho trovato davvero la pace solo quando ho perdonato”. In questo senso Agnese Moro appoggia oggi la battaglia a favore dell’abolizione della pena dell’ergastolo che sta portando avanti Nadia Bizzotto, da anni impegnata come volontaria nelle carceri, specie fra i detenuti a vita, gli ergastolani ostativi, i cosiddetti “sepolti vivi” che scontano la condanna per reati associativi e hanno rifiutato la via della collaborazione. Per loro, secondo l’articolo 4bis dell’Ordinamento Penitenziario, le porte del carcere non si apriranno mai, neanche dopo 20, 30 o 40 anni.
È tra questi carcerati che Nadia ha incontrato Carmelo Musumeci.
È stato proprio lui ad aprire la serata con il racconto della sua vita, dai primi passi nel mondo della malavita, complice un’infanzia difficile in una terra complessa, fino al pentimento all’impegno di intraprendere una battaglia che oggi lo porta a testimoniare lo stato morale in cui versano i 1500 ergastolani ostativi condannati a quella che lui definisce una “pena di morte viva”. Dopo 25 anni di carcere ostativo Carmelo ha ottenuto su istanza la semilibertà. Nel frattempo ha conseguito 3 lauree ed ha scritto diversi libri. Ormai da anni si batte per l’abolizione dell’ergastolo a favore di forme di pena alternative che puntino al recupero dei criminali.
Nel suo libro “Angelo Senza Dio” è raccontato il suo incontro con Nadia Bizzotto. “Quello che veramente mi ha cambiato-ha raccontato Musumeci-sono state le relazioni sociali. L’incontro con Nadia, Agnese Moro e con il suo messaggio di perdono, è stato devastante.  Avere la consapevolezza che c’era qualcuno che aveva fiducia in me, nonostante il mio vissuto, mi ha spiazzato. È l’amore sociale che fa uscire il vero senso di colpa. È questa la pena terribile”.
Quando entrai per la prima volta in un carcere -ha raccontato Nadia Bizzotto- mi resi conto che quelli rinchiusi là dentro erano uomini che soffrivano profondamente. Nelle carceri oggi ci sono più di cento reclusi da oltre trent’anni. La scienza dimostra che nel tempo le persone cambiano. Vanno recuperate, come dice l’articolo 27 della Costituzione. Se al male si aggiunge altro male lo si moltiplica. Quello che oggi spinge la mia attività è portare fuori dalle sbarre la voce di quei sepolti vivi”.
Una platea attenta e silenziosa ha ascoltato con profondo rispetto per più di due ore le ragioni di una battaglia che ha fatto incontrare tre persone profondamente diverse ma unite da uno stesso obiettivo.
Difficile tirare conclusioni. Impossibile pretendere un unico punto di vista.
Giustizia, libertà, perdono verso gli altri e verso sè stessi, pentimento, possibilità.
Temi forti, profondi, che non smettono di interrogare le coscienze.
Su questo si è riflettuto, senza condanne e senza giudizi.
Su questo va avanti un dibattito ancora sempre aperto.
 

Video registrazione dell'incontro:

 

 


         

La Belva della cella 154

 

 Dalla prefazione di Alessandra Celletti:  

È la prima volta (e probabilmente l’ultima) che scrivo la prefazione ad un libro. Ad essere sincera non sono neanche una grande lettrice, anzi. Ma quando Carmelo mi ha chiesto di firmare io qualche riga per presentare “La Belva della cella 154” non ho saputo dirgli di no. È difficile dire di no a Carmelo perché quando ti guarda con il suo sorriso e i suoi occhi malinconici ti trasmette la dolcezza e la purezza di un bambino; e perché nei suoi interminabili 26 anni di reclusione di no ne ha già ricevuti abbastanza. E poi ero curiosa di leggere in anteprima un libro da un titolo così…

Mi ha consegnato personalmente il dattiloscritto prima di salutarci alla fine di una giornata di libertà, trascorsa passeggiando per Roma, mangiando un gelato alla fragola, ridendo e parlando del più e del meno… proprio come persone “normali”, abituate ad aprire una finestra per far entrare sole e aria pulita, ad uscire di casa per andare a lavorare o per fare una passeggiata, ad abbracciare le persone care, a parlare con loro. E mentre camminavamo per la città a volte mi chiedevo come fosse stato possibile per lui restare normale e non diventare pazzo in condizioni disumane come quelle subite nel carcere dell’Asinara, nel regime del 41 bis, senza alcuna speranza di uscire vivo...

Quando un paio di anni fa ho conosciuto la storia di Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, o come lui si definiva “uomo ombra” ho promesso a me stessa, a lui e a Nadia Bizzotto (sua tutor e “diavolo custode”) che non sarebbe finita così e che presto Carmelo sarebbe tornato ad essere un uomo libero. Ho sentito fortemente che nessuno può essere privato all’infinito di ciò che caratterizza l’essenza stessa dell’essere umano: la libertà.

Qualche volta i miracoli succedono, o forse il desiderare qualcosa con tutto il cuore fa sì che succedano… O l’impegno civile unito al grande affetto che Nadia ha manifestato per tanti anni… Comunque l’altro giorno, in giro per Roma, per Carmelo era uno dei primi giorni di permesso. Da poco tempo non è più ostativo e per lui si è riaccesa la speranza di riabbracciare la condizione e la qualità di “essere umano”, cioè libero.

Mentre scrivo queste righe provo una profonda felicità al pensiero della meravigliosa trasformazione. E parlo appunto della trasformazione della sua condizione giudiziaria e non di quella del suo cuore, perché (ne sono certa) nel cuore di Carmelo l’amore c’è sempre stato. Come nel cuore di Nino, la belva della cella 154.

Non fatevi ingannare dal titolo, né dalle prime pagine che descrivono Nino come un pazzo, un colosso cattivo che rifiutava il mondo, uno spietato capace di uccidere. In realtà “La Belva della cella 154” racconta una storia d’amore, di amicizia e di perdono, dove tutta la durezza e la crudeltà si sciolgono come neve al sole.

Potrete sperimentare la disperazione di perdere l’unico amore della vostra vita, l’adrenalina di una partita a poker in cui vi state giocando il tutto per tutto, la rabbia di veder uccidere sotto i vostri occhi il migliore amico. Potrete sentire cosa significa non avere nessun altro affetto che quello di un gatto…

È una storia che procede con un ritmo incalzante e in cui, attraverso l’alternanza di momenti passati e di un presente disumano, si respira la dimensione di uno spazio infinito e di un ritmo eterno. Nino (o se volete Carmelo) ci trasporta in un universo senza inizio e senza fine, un “universo elastico” che continuamente si espande e si contrae, un universo dove nessuno comanda sugli altri perché tutti hanno bisogno uno dell’altro. E soprattutto di un futuro.

Alessandra Celletti

  

*Alessandra Celletti nasce in ambito classico, ma le sue esperienze musicali e artistiche si moltiplicano in un ambito musicale e creativo molto personale. Lontana dalle etichette, la sua musica è un caleidoscopio sonoro con un suo unico e imprescindibile centro gravitazionale: il pianoforte.

 

Il libro è prodotto e venduto da Amazon: Clicca qui per acquistarlo  

oppure si può richiedere a: zannablumusumeci@libero.it

 


  

Angelo SenzaDio booktrailer

    


Carmelo Musumeci: la libertà negli stati d’animo


di  Dario Lo Scalzo - Matilde Mirabella


 

https://www.pressenza.com/it/2017/04/carmelo-musumeci-la-liberta-negli-stati-danimo/

  

Abbiamo incontrato un uomo gentile e forte, col sorriso sulle labbra e un cuore aperto. Ne è venuta fuori una video intervista vibrante, emozionante, ricca di spunti esistenziali, forte. Imperdibile!


(Foto di Dario Lo Scalzo)

 


Carmelo Musumeci è un ergastolano. L’abbiamo incontrato in una piccola cittadina in provincia di Perugia, dove da pochi mesi gode del regime di semi-libertà dopo 26 anni trascorsi in carcere, nell’”assassino dei sogni” come lo definisce lui.

Nasce in un paesino in provincia di Catania, un’infanzia difficile e povera, fitta di botte e maltrattamenti, e infine la decisione di “vendicarsi del mondo”.

Diventa un boss della mafia, e negli anni ’80 è protagonista di una guerra tra bande che insanguina la Versilia.

La sua prima vita termina con una sentenza: ergastolo in regime di 41bis. In quell’ottobre del ’91 Carmelo entra in carcere senza alcuna speranza di uscirne. Lì subisce maltrattamenti, botte, isolamento totale per un anno e mezzo in una cella angusta senza poter parlare con nessuno, trasferimenti da un carcere all’altro.

C’è chi dice che un delinquente merita tutto questo, per ciò che ha fatto, ma la vendetta, anche se travestita da giustizia, non ripara nulla e distrugge il buono che resta, sempre. O quasi. Perché Carmelo ha uno spirito ribelle e si rifiuta di arrendersi, così si ribella anche alla vendetta e lotta: comincia a studiare, scrive a personalità come il Papa, tiene un blog, si laurea prima in Sociologia del Diritto, poi in Giurisprudenza e ancora, più recentemente, in Filosofia.

Contro ogni aspettativa, riesce a ottenere la semi-libertà.

Oggi nella comunità della Casa Famiglia Giovanni XXIII fa il volontario e aiuta bambini e adulti disabili, scrive libri, e continua a lottare contro il carcere a vita.

Abbiamo incontrato un uomo gentile e forte, col sorriso sulle labbra e un cuore aperto. Ne è venuta fuori una video intervista vibrante, emozionante, ricca di spunti esistenziali, forte. Imperdibile!

Dalla Giustizia all’amore per la famiglia, dalla mafia al gusto della libertà, dal carcere duro alla fatica della felicità.

Di questo e di tanto altro ci parla Carmelo in un’intervista che apre lo spirito e la mente e che porta alla riflessione non solo sullo stato delle carceri italiane e sulla condizione che l’uomo arriva ad imporre al suo simile, ma anche ad una considerazione interiore, quella verso noi stessi e la nostra stessa esistenza.

Qui di seguito la video intervista a Carmelo Musumeci: 

https://www.youtube.com/watch?v=itJm43kfPno

  


 

Angelo SenzaDio

 di Carmelo Musumeci

     Tra romanzo e realtà, tra carcere e amicizia,

 il racconto di un incontro che ha cambiato due vite.

 

 Prefazione di Agnese Moro

       Scrive sempre bene Carmelo Musumeci, con un linguaggio capace di esprimere forti sentimenti e emozioni; dolore, rabbia, e speranze deluse. Mai superficiale. Mai compiacente. È un cuore che grida sofferenza – patita e inflitta - rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere, e amore. Per i suoi cari – che ben lo ricambiano - e per una vita che si vorrebbe potesse essere, per lui per la prima volta, colma di affetti e di serenità. Da poter vivere pienamente.

     Una prospettiva, nel suo caso, per ora purtroppo ben lontana dal poter essere realizzata, per il fatto che Carmelo sta scontando una condanna all’ergastolo, pena che ferisce i nostri valori costituzionali, che anelano al recupero e al reinserimento del colpevole.
     La storia che Carmelo ci racconta in questo bel libro “Angelo SenzaDio” ci aiuta a capire quanto sia assurda una concezione della pena che non voglia cogliere il cambiamento della persona. Carmelo, infatti, ci racconta la storia di una rinascita. E di una amicizia. Intimamente legate l’una all’altra. In una vita difficile, giocata sul filo della rabbia e della disillusione, della solitudine e dell’abbandono, in un giorno qualsiasi, si infila nella vita di Lorenzo, il SenzaDio - il nostro protagonista - una nuova presenza. È il termine giusto “si infila”: senza presentazioni, preavvisi, orpelli, trombe, nel cuore di Lorenzo viene a trovarsi un angelo. È un angelo abbastanza strano, per la verità, un po’ amorevole e un po’ guerriero. Rompe la sua solitudine e lo aiuta, spesso con un trattamento forte, a ritrovare un se stesso fin lì dormiente. All’Angelo importa solo di lui, del suo benessere, della sua incolumità, e glielo fa capire in molti modi. Non cerca di redimerlo, non è preoccupato per la sua anima. Forse sa che appena si torna ad amare liberamente il cambiamento è già avvenuto.

     L’amicizia è un’esperienza che il SenzaDio non ha mai fatto prima, e il sentimento principale di Lorenzo di fronte all’Angelo, quello che ci fa intuire la drammaticità della sua situazione precedente, è proprio lo stupore di non essere più solo. È un fatto del tutto nuovo per lui, che lo spiazza, lo smuove, lo lascia indifeso e predisposto a sopportare di provare anche sentimenti positivi nei confronti delle persone. Una situazione inedita che porterà Lorenzo a fare scelte generose e estreme; scelte fino a poco prima impensabili.

     È un bellissimo racconto, pieno di profonda e struggente umanità. È anche un modo poetico di descrivere la nascita di un’amicizia per quello che questa significa soprattutto per il cuore di chi non avrebbe osato sperare di trovarla mai, e tantomeno nel carcere che ruba, a chi lo vive, anche i sogni.
     Ma nel “Angelo SenzaDio” c’è anche qualcosa d’altro. Perché ci parla della possibilità di cambiare che ogni essere umano ha dentro di sé. E di quanto sia importante non essere mai lasciati soli. Con un linguaggio tanto poetico, e a tratti davvero struggente, Carmelo ci racconta la storia di un’anima. Che può essere la sua, quella di altri, o di noi che leggiamo, quando, grazie all’affetto e alla fiducia di qualcuno, riusciamo di nuovo a parlare con noi stessi, lasciando una strada sbagliata e dando invece voce alla nostra più profonda umanità, che aspira sempre a cose belle e grandi.

     La capacità delle persone di cambiare è un tema fondamentale - direi cruciale - dal punto di vista umano, ma anche da quello politico e sociale. Riguarda il modo, ottimistico o pessimistico, che abbiamo di vedere noi stessi, gli altri, la vita e la storia. Se gli uomini non possono cambiare, superando egoismo, violenza, e quanto altro di negativo abita il nostro cuore, anche la storia umana è condannata a restare sempre uguale a se stessa, in una continua lotta per la sopraffazione degli uni su gli altri. Molti vedono il mondo e la vita così; e gli sfugge il nuovo che avanza, mancando di speranza e di coraggio. Per loro il mondo è sempre ugualmente triste e condannato.
     Il nostro atteggiamento di fronte alla possibilità o meno di cambiare delle persone – e della storia – definisce anche la nostra vicinanza o la nostra lontananza dalla nostra Costituzione. Nata dalla speranza e dalla volontà di tanti italiani di vivere in modo diverso e degno dopo gli anni buissimi del fascismo, della guerra, della odiosa occupazione nazista, delle deportazioni nei campi di sterminio, delle bombe, delle delazioni, delle torture, della povertà, della fame, della ingiustizia e della paura. Tragedie da ricordare, ma anche da superare costruendo una nuova Italia. Ed era tanto difficile farlo.

     Personalmente sono molto grata a Carmelo, perché con i suoi libri, con la sua vita e con le sue battaglie mi ha insegnato qualcosa di veramente importante per me. Tante persone che come me hanno subito gli effetti di gesti violenti descrivono la propria situazione come un ergastolo. Carmelo mi ha insegnato a capire che questa frase non è vera. E a vedere le risorse che abbiamo a disposizione per tornare a vivere. Certo, il dolore non passa; il passato rischia di essere sempre presente; l’esistenza non potrà più in nessun caso essere quella di prima. Ma abbiamo tante risorse delle quali poter usufruire per sopportare questa condizione. Carmelo non può farlo, ma io posso andare a trovare persone che amo e che mi amano. Posso viaggiare. Posso telefonare, scrivere una mail e avere subito una risposta. Posso godere uno spettacolo della natura che con la sua bellezza mi faccia sentire parte di un tutto speciale. Posso fare una passeggiata, andare al cinema, mangiare qualcosa di buono. Andare in chiesa; andare in libreria e comperare un libro. Guardare le vetrine. Posso abbracciare i miei figli quando voglio, sempre che loro siano d’accordo, e comunque sentire in ogni momento la loro voce. Posso rilasciare un’intervista, partecipare a una manifestazione, votare. Posso stare nel vento, fare un bagno in mare. Dormire e mangiare quando voglio. Stare da sola. Andare a messa. Fare progetti. E attuarli.

     L’ergastolo, e soprattutto quello ostativo, significa, invece, non poter fare mai queste cose. È la parola ”mai” quella fondamentale. Insormontabile. Eppure Carmelo Musumeci ci insegna con la sua vita e con questo libro che anche da questo terribile e disumano “mai” possono nascere fiori, poesia, amore per la vita e per gli uomini. Magari grazie ad un angelo che risveglia tutto il buono che c’è dentro ognuno di noi e che attende con ansia una parola o una carezza per poter sbocciare. Sta a noi, se siamo saggi, raccogliere questo nuovo che nasce e consentirgli di vivere pienamente.

                                                                                   Agnese Moro

 

 

Prodotto e distribuito da Amazon

 

 


    


 

  Papa Francesco: le sue parole contro l'ergastolo

                                                                                                                                           

 


 

 

 

 Carmelo Musumeci

in permesso a Roma

(24/02/2016)

 

 


 

"DETENUTO IN LIBERTÀ" 

da TG2 Dossier Storie del 30 Aprile 2016
 

 

    


Biografia

Carmelo Musumeci  è nato nel 1955 in Sicilia. Condannato all’ergastolo, è ora in liberazione condizionale presso una Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi. 
Entrato in carcere nel 1991 con licenza elementare, oggi ha 3 Lauree. Dal 1992 al 1997, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis, riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 consegue la prima Laurea in Scienze Giuridiche,  con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo” , relatore Prof. Emilio Santoro.
Nel Maggio 2011 si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Perugia, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità” ,
con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti.

Il 16 Giugno 2016 si è laureato in Filosofia, con votazione 110 e lode, presso l'Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi “Biografie devianti” relatrice Prof.ssa Francesca Vianello.

Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo.

Chi volesse scrivergli può farlo attraverso questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

Bibliografia
Ha pubblicato nel 2010 il libro “Gli uomini ombra”,
nel 2012 “Undici ore d’amore di un uomo ombra”,  prefazione di Barbara Alberti,  e “Zanna Blu”, con prefazione di Margherita Hack, editi da Gabrielli Editori.

Nel 2013 pubblica “L’urlo di un uomo ombra”, Edizioni Smasher;

nel 2014 con Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri, per la collana Millelire, “L’Assassino dei Sogni”, Lettere fra un filosofo e un ergastolano, di Carmelo Musumeci, Giuseppe Ferraro;

nel 2015 per Edizioni Erranti “Fuga dall’Assassino dei Sogni” di Alfredo Cosco e Carmelo Musumeci, con prefazione di Erri De Luca;

nel 2016 "Gli ergastolani senza scampo" Fenomenologia e criticità costituzionali dell'ergastolo ostativo di Carmelo Musumeci / Andrea Pugiotto, con prefazione di Gaetano Silvestri e un'appendice di Davide Galliani, Editoriale Scientifica;

nel marzo 2017  "Angelo SenzaDio" con CreateSpace Independent Publishing Platform, prefazione di Agnese Moro; nel novembre 2017 "La Belva della cella 154" sempre con CreateSpace by Amazon, prefazione di Alessandra Celletti;

nel 2018 "Nato colpevole" con CreateSpace Independent Publishing Platform, prefazione di Francesca Barca.