Ha appena firmato

contro l'ergastolo:

Carmelo Sardo

(Vice capo redattore cronache tg5)


 


Diario 9-16 Aprile 2014

09/04/2014
Mi ha scritto Susanna e le sue parole hanno rallegrato persino le pareti della mia cella.
Caro Carmelo, con una certa emozione ho aperto il bustone che aveva come mittente il tuo nome scritto di tuo pugno: grazie. Le righe che mi hai scritto sono bastate per mettermi in contatto con la cella dove “vivi” e, respirando a fondo, continuare la mia corsa pensando a te, con l’intento di “dare gambe” alla tua prigionia. Grazie per la tua amicizia, per la tua lotta quotidiana per resistere, per quello che scrivi e che risvegli in noi, persone “libere” che non abbiamo tempo per fermarci e accorgerci della nostra libertà. Un caro abbraccio e… guai se molli! Sei un faro per molti che, senza la tua grinta, avrebbero già gettato la spugna.
Queste ultime parole mi hanno fatto amaramente sorridere perché vorrei essere un faro anche per me stesso sic!

10/04/2014
Durante il progetto “Scuola Carcere” a una ragazza ho raccontato che non c’è poi tanta differenza fra la pena di morte e quella dell’ergastolo.
E le ho spiegato che il condannato a morte attende la sua ultima alba per uscire dalla vita e l’ergastolano invece aspetta il suo ultimo giorno di vita per uscire dal carcere.

11/04/2014
Ho saputo che l’attore Enrico Montesano nella pagina/blog personale ha scritto queste parole su di me:
Se un peccatore si ravvide… è perdonato! Non so di quale reato si sia reso colpevole Carmelo, ma se il suo cammino verso la rieducazione è compiuto, se si è ravveduto, se ha studiato, se il suo comportamento è stato irreprensibile, deve avere tutta la nostra comprensione ed il nostro appoggio.
Il mio cuore gli dice grazie per queste parole.

12/04/2014
Patrizia mi ha scritto:
(…) Tu, purtroppo non scrivi cose tristi, tu racconti la realtà. D’altronde quando l’anima piange, non si può uscire dalla malinconia. Il fatto è che io non so come aiutarti moralmente, anzi cerco in te l’energia positiva che mi trasmetti, a volte la tua mi ha aiutato, più di quello che puoi immaginare, depressa cronica, come sono. Almeno lo dice la mia psicologa, che afferma, (anche) da quando ti scrivi con Carmelo, almeno ogni tanto ti vedo un sorriso (…).
Queste parole mi hanno fatto piacere e mi hanno indotto a pensare che almeno la mia ombra là fuori del muro di cinta sia utile a qualcuno.

13/04/2014
Oggi ho telefonato a mio figlio ed ho parlato a lungo con mio nipotino Lorenzo perché ha voluto raccontarmi i due goal che ha segnato durante la partita dell’altro giorno.
Michael, invece, mi ha chiesto se gli mando ancora delle figurine dei calciatori.
Finita la telefonata, tornando in cella, ho pensato che l’Assassino dei Sogni mi ha rubato ogni cosa, ma non ha potuto prendermi l’amore della mia famiglia.

14/04/2014
Oggi ho lavorato tutto il giorno sul mio ultimo romanzo noir social carcerario, dal titolo “Illuminato Fichera”.
Sono quasi alla fine.
Chissà se riuscirò mai a pubblicarlo.
Penso che i manoscritti migliori li abbia ancora tutti prigionieri sotto la mia branda che mi tengono compagnia.
Chissà se riuscirò a liberare almeno loro.
Dicono che alcuni scrittori hanno successo dopo la loro morte. Chissà se sarò uno di quelli.

15/04/2014
In questo periodo il mondo mi sta crollando addosso dall’ansia e dalla depressione.
E sto cercando di scansarmi.
La mia è diventata una disperata esistenza.
Si può dire che solo l’amore mi sta tenendo in vita.

16/04/2014
Ho risposto all’attore Enrico Montesano.
Il mio cuore ti dice grazie per le tue parole, ma non credo in ventitré anni di prigione di essere stato rieducato perché il carcere è il luogo più diseducativo esistente sulla terra.
Enrico, devi sapere che la galera in Italia t’insegna solo a odiare.
Nient’altro.
Enrico, penso che una pena che dura fino all’ultimo dei tuoi giorni trasformi la luce in ombra, la vita in morte, la felicità in dolore, il bene in male, perché non ci può essere rieducazione senza speranza.
E la cosa più brutta dell’ergastolo è che sai cosa farai domani, dopodomani e tutti i giorni che verranno.
Enrico, ho solo cercato di cambiare rimanendo me stesso.
E probabilmente questa è la mia colpa più grave perché per difendersi il prigioniero “cattivo” non ha nulla da offrire.
Enrico, solo l’amore della mia famiglia e le persone con la coscienza sociale come te mi hanno “rieducato”.
E per me è più importante la tua fiducia umana di quella istituzionale.
Buona vita.


 


I 99 anni di Pietro Ingrao

L’ergastolo è più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto ma questo lo sconti da vivo. (Frase scritta in una parete di una cella nel carcere di Porto Azzurro)

Ho letto su “Il Manifesto” che lo scorso 30 marzo il grande vecchio della sinistra italiana ha compiuto 99 anni.
Questi due 9 consecutivi mi hanno ricordato il mio fine pena, così come è scritto nel certificato di detenzione: 9.9.99. Una volta agli ergastolani scrivevano “fine pena mai” in rosso.
Adesso, forse perché il sistema si vergogna, scrivono quest’assurda data che nessun ergastolano, per fortuna, riuscirà mai a superare.
Di Pietro Ingrao ricordo la sua famosa frase:
“Io sono contro l’ergastolo prima di tutto perché non riesco ad immaginarlo”.

Caro Pietro, neppure io riesco a immaginare la pena dell’ergastolo, e ci provo da ben ventitré anni.
L’uomo ombra (così si chiama l’ergastolano) è diverso da tutti gli altri prigionieri, perché attende davanti al cancello della sua cella per anni sapendo che il suo cancello non si aprirà mai fin quando resterà in vita.
A volte penso che se avessi un fine pena, se sapessi il giorno, il mese e l’anno in cui potrei uscire, forse sarei una persona migliore. Una persona più buona. Forse riuscirei ancora a essere una persona umana. E non più una belva chiusa in una gabbia.
Io credo che una pena che toglie il futuro per sempre levi il rimorso per qualsiasi male uno abbia commesso, perchè le punizioni crudeli e senza futuro fanno sentire poco colpevoli anche i peggiori criminali: quando anche il sistema uccide lentamente, al rallentatore, giorno per giorno, è difficile sentirsi peggiori.

Pietro, purtroppo in Italia l’ergastolo è come la pena di morte in America: è difficile da abolire perché porta consenso politico.
Spesso l’ergastolano ha il coraggio di vivere perché non ha quello di ammazzarsi.
E non ti nascondo che ci sono dei momenti che la certezza di finire i miei giorni qua dentro, fra quattro mura, è così devastante che non riesco a far niente.
Ti confido che a volte desidero la morte per finire prima, ma non posso lasciarmi prendere dall’angoscia perché ho ancora una compagna, due figli, adesso anche due nipotini, che mi aspettano, inutilmente, continuando ad amare la mia ombra.
E per amore sono condannato a vivere, ma spero di non arrivare mai alla tua età.
Ti auguro, di e con il cuore, lunga vita, a me invece auguro una breve vita.
Pietro, buon compleanno. E t’invio un affettuoso abbraccio fra le sbarre.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, aprile 2014

 


 

Amore fra le sbarre

 


Questo mese è il compleanno della mia compagna che mi aspetta da ventitré anni e mi sono ricordato di un colloquio che ho fatto con lei tanti anni fa. Ero stato da poco condannato alla “Pena di Morte Viva” (L’ergastolo ostativo).

Quella mattina ero in ansia. Impaziente. E avevo il cuore pieno di pensieri. In carcere, il giorno del colloquio è sempre più lungo degli altri. Ero sdraiato sulla branda a occhi aperti a pensare. E ad aspettare che le guardie mi chiamassero. Intanto iniziai a pensare che lei per venirmi a trovare si era dovuta prendere un giorno di riposo nella lavanderia dove lavorava. E sicuramente aveva passato la notte in treno per fare più ore di colloquio. Mi aveva scritto che quella volta sarebbe venuta da sola. E avrebbe lasciato i bambini da sua madre. Mi sentivo in colpa. Più però di sentirmi in colpa non potevo fare. Nei primi anni di carcere avevo fatto di tutto per convincerla ad abbandonarmi. Lei però non aveva mai voluto sentire ragioni. E poiché non la potei lasciare, decisi di amarla ancora di più. Finalmente dal fondo del corridoio sentì urlare dalla guardia il mio nome. E scattai come una molla.

Appena la vidi la abbracciai. E respirai il suo amore. Lei si abbandonò fra le mie braccia. Subito dopo ci distaccammo. I gesti affettuosi in carcere sono proibiti.

A che ora sei partita?
Dentro l’Assassino dei Sogni, l’amore è temuto.
Questa notte.
Non resistetti.
Fuori dalla porta ti hanno fatto aspettare tanto?
E la abbracciai di nuovo.
Un pochino.
Lei si fece abbracciare.
Amore, non ti preoccupare.
E a sua volta mi strinse in un forte e lunghissimo abbraccio. Poi la guardia bussò al vetro per invitarci a sederci.
Ti ho portato due bistecche di carne disossate, un po’ di verdura.
A malincuore mi distaccai da lei.
E i carciofi ripieni come piacciono a te.
Ogni volta che la vedevo, mi sembrava più bella della volta prima.
Il formaggio stagionato con il pepe questa volta le guardie non l’hanno fatto passare.
Quel giorno aveva i capelli legati a coda di cavallo.
Mi dispiace.
Quella pettinatura la faceva più giovane.
Non fa niente.
Sembrava una ragazzina.
Da vestire ti ho portato un po’ di roba pesante perché qui mi sembra che fa più freddo di dov’eri prima.
Aveva un leggero trucco che le nascondeva la stanchezza del viaggio.
Ti ho comprato un maglione e un paio di pantaloni.
Mi oscurai in volto.
Quante volte ti ho detto che non voglio che butti via i soldi per me? Pensa piuttosto ai bambini.
Indossava un vestito lungo di lana.
Scusa!
Con stampato delle belle farfalle blu.
Appena li ho visti in vetrina ho pensato che ti sarebbero stati bene.
Le facevano gambe più lunghe.
Scusa tu, ma so che fai tanti sacrifici.
E i fianchi più snelli. Lei sospirò.
Ti ho lasciato duecentomila lire alla porta.
Scossi la testa.
Non ti preoccupare perché la lavanderia sta andando bene.
Chi ama sa cosa pensi.
Stai tranquillo perché sono sicura che un giorno uscirai.
E che cosa provi. Io stetti zitto. Se avessi detto qualcosa, le avrei tolto quel poco di speranza di cui lei aveva bisogno. Preferii prenderle la mano. E gliela strinsi. Lei me la strinse ancora più forte. La lasciai fare. E con l’altra mano le feci una carezza sul viso.
Ci sono cose che si possono vedere solo quando si ama.
Tu piuttosto come stai?
Lei scrollò leggermente la testa.
Non posso avere i tuoi baci.
Da una parte all’altra.
E non posso essere sfiorata dalle tue carezze.
Poi la fermò.
Sento però lo stesso la tua presenza insieme all’energia del tuo amore.
Mosse la labbra.
Tesoro.
E mi mandò un bacio.
Ti aspetterò.
Dopo mi guardò fisso negli occhi.
Sappi che non mi stancherò mai di aspettarti.
E mi sorrise con lo sguardo. Poi abbassò il tono della voce.
Le nostre due anime sono unite da un unico destino.
Adesso le sue parole erano lente.
Amore.
E scivolavano più piano.
Non smettere mai di lottare perché se lo farai, smetterò anch’io.
La voce era più calda.
Ho bisogno della tua forza.
Affettuosa.
Nei momenti brutti, ricordati che solo l’amore vince sempre.
Tenera.
Anche a costo della vita.
Impastata d’amore.
E solo l’amore dà un significato all’esistenza.
E silenziosa come un battito di ali.
Lei continuava a parlarmi senza fermarsi.
Non dobbiamo mai perderci d’animo perché se ci arrendiamo, è finita.
E a guardarmi negli occhi.
Amore… ho bisogno di te… delle tue carezze… della tua voce… dei tuoi baci… ma non ho bisogno del tuo amore… perché quello è già dentro il mio cuore.
Io la ascoltavo in silenzio.
Ti amerò per l’eternità.
Lei intuiva i miei pensieri.
L’amore non ha bisogno della vita perché io continuerò ad amarti anche da morta.
Ed io intuivo i suoi.

Poi lei smise di parlare. E iniziai a farlo io.
Amore, non ti nascondo che a volte mi sento stanco di sperare.
La mia voce era malinconica.
E soprattutto di farti sperare.
Indecisa.
Quando si ama è più facile conoscere se stessi ed io sono sicuro che non smetterò mai d’amarti.
Timida.
Solo l’amore è certo nel mio cuore e nella mia vita.
E fatalista.
Dopo scrollai la testa.
Tutto il resto però non dipende più da me.
Emisi un grosso respiro.
Amore...
E allungai la mano verso il suo viso.
Purtroppo a volte penso che la “Pena di Morte Viva” sia molto più forte di noi.
Le accarezzai una guancia.
Ho paura che con il passare degli anni non potrai amare più me, ma solo la mia ombra perché io diventerò solo quella.
E poi le sfiorai le labbra con le dita. All’improvviso lei scoppiò a piangere.
Amore…
Chiusi un attimo gli occhi.
Non fare così.
Scossi la testa.
Se piangi mi fai stare male.
Non riuscivo vederla piangere.
Tesoro…
Riaprii gli occhi.
L’altra notte ho pensato alla prima volta che ti ho visto.
Abbozzai un sorriso.
Da quel giorno mi hai rubato il cuore, il respiro e il sonno.
E provai a consolarla.
Amore ti amo.
C’era una profonda e stanca dolcezza nella mia voce.
Tutto il resto non m’interessa.
E iniziai a sussurrarle parole dolci.
Non so come e quando, ma riuscirò a farti felice.
E affettuose.
Recupereremo il tempo perduto.
Con gli occhi.
Non posso passare la mia vita senza di te.
E con il cuore.Lei nel frattempo aveva smesso di piangere.
Amore
Tirò su con il naso.
Ti aspetterò.
Prese un fazzoletto.
Non mi stancherò mai di farlo.
Se lo passò negli occhi.
Mi viene facile aspettarti.
Poi lo strinse nelle mani.
Ho te e mi basta.
E iniziò a sorridere.
Sei tutto il mio universo.
Il suo era un sorriso disarmante. E sereno. In quel sorriso c’era amore. Tutto il resto non importava.
Ci baciammo sulle labbra. E quel bacio sapeva di speranza. Poi i suoi occhi scintillarono.
Se ti accadesse qualcosa, per me sarebbe impossibile vivere.
E la sua voce vibrava.
Il resto non conta perché ti starò accanto per tutta la vita.
Le sue parole si posarono sul mio cuore.
Sarò l’ombra della tua ombra.
Mi fecero inumidire gli occhi.
Il nostro amore sarà sempre più forte che qualsiasi altro dolore.
E me li asciugai prima che lei se ne accorgesse.
Ti amo.
Poi lei allungò una mano.
Fino alla follia.
E mi arruffò i capelli.

All’improvviso la guardia entrò ad annunciare che il tempo era scaduto. Io e lei ci alzammo in piedi. Le passai un braccio intorno alla vita. E per un attimo la strinsi sul petto. Lei si fece abbracciare come una bambina. Poi la lasciai di scatto. Alzai una mano. E le accarezzai il viso. Subito dopo mi voltai. E uscii dalla porta della sala colloquio senza voltarmi.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova

 


Una professoressa di filosofia e un uomo ombra si scrivono




Eterno presente: Non contiamo i giorni/siamo immortali/siamo eterni/siamo morti/essendo vivi/siamo ergastolani. (Carmelo Musumeci)

Ho ricevuto una bellissima lettera di una professoressa con cui il mese scorso ho sostenuto un esame universitario di filosofia:

Gentile Sig. Musumeci, eccomi finalmente ad inviarle alcuni testi (Arendt, Foucault, e Deaglio) che spero non abbia già letto… si ricollegano a quanto abbiamo avuto occasione di discutere insieme all’esame e, visto il suo interesse, non potevo non fare in modo che lei li avesse. Colgo l’occasione per ringraziarla dell’invio del suo volume “Gli uomini ombra”: ho letto, il libro mi è piaciuto molto. Ragion per cui ho scritto un pezzo che, oltre a recensirlo insieme a “L’Urlo di un uomo ombra”, cerca anche di sensibilizzare sulla sua particolare (e ingiusta) condizione. L’articolo sarà pubblicato nel n.22 (marzo/aprile 2014) della rivista “Qui Libri”; non appena uscirà farò in modo di fargliene avere una copia (penso nel mese di aprile). Comunque sia, la succitata rivista è reperibile in tutte le librerie Feltrinelli. Insieme a queste righe e a questo piccolo pensiero, desidero le giunga anche tutto l’incitamento, tutta la forza e la speranza che vorrei saperle trasmettere… lei lo ha fatto per primo con me, quando ci siamo conosciuti. È bello vedere nascere un sorriso, una luce negli occhi, un entusiasmo…
Cerchi di non perderlo mai, di conservarlo, di farlo crescere. E ciò che di meglio chiunque possa provare, ed è prezioso. Non tutti ne sono capaci, pur essendo in situazioni indubbiamente più facili della sua. Con amicizia e profonda stima
Barbara Scapolo

Gentile Professoressa,
grazie delle sue parole che mi hanno riscaldato la mente e la cella, perché qui fra queste mura fa un freddo cane. Spesso in carcere per sopravvivere bisogna trasformare il dolore in una forza che ti aiuta a tirare avanti per continuare a combattere, perché penso che un prigioniero che lotta ha più probabilità di esistere. A volte però mi viene il dubbio che cerco di essere forte perché sono troppo vigliacco per essere debole. E non ho il coraggio di rassegnarmi al mio destino come fanno tanti ergastolani forse più forti di me. Le confido che dopo tanti anni mi sono abituato all’idea di non uscire più perché è già un po’ di tempo che ho raschiato tutto il mio cuore dalla speranza che mi era rimasta. E persino il mio cuore s’è stancato di tenermi compagnia e da un po’ di tempo mi ha lasciato solo per correre dai miei figli, dai miei nipotini e dalla mia compagna, che mi aspettano inutilmente da ventitré anni. Gentile Professoressa, le confido che è difficile vivere condannati a essere colpevoli, maledetti e cattivi per sempre, dalla società ed in nome del popolo italiano, perché in questo modo la vita non vale più nulla ed è resa peggiore della morte. Sappia però che sono le persone come lei che mi fanno sperare che un giorno nessun altro uomo murerà viva un’altra persona senza avere l’umanità di ucciderla prima.
Riguardo al mio sorriso è l’unica arma che mi è rimasta per lottare contro la “Pena di Morte Viva”. Le auguro una buona vita. E le mando con simpatia un sorriso fra le sbarre.

Carmelo Musumeci

 


Scrive Enrico Montesano su Carmelo Musumeci nella sua pagina/blog personale:

"Se un peccatore si ravvede..è perdonato! Non so di quale reato si sia reso colpevole Carmelo, ma se il suo cammino verso la rieducazione è compiuto, se si è ravveduto, se ha studiato, se il suo comportamento è stato irreprensibile, deve avere tutta la nostra comprensione ed il nostro appoggio!"

https://www.facebook.com/pages/Enrico-Montesano-Pagina-Ufficiale/160377830695390

Eppure nessuno ci dice perchè lui sta ancora detenuto in Alta Sicurezza!


 

L'uomo non è il suo errore

  

 


Carmelo Musumeci

Zanna Blu. Le avventure

Gabrielli Editore


Impreziosito dalla presentazione di Margherita Hack, il libro della avventure del lupo Zanna Blu è un avvincente racconto-metafora non facilmente riconducibile a un unico e preciso genere letterario, e altrettanto non facilmente definibile in riferimento alla tipologia di lettori a cui può essere rivolto. Certamente le singole storie (inanellate a formare un piccolo romanzo mediante una tecnica raffinata che, proprio nella chiusa di ognuna, colloca il finale provvisorio che sarà ripreso, con le stesse parole, all’inizio della successiva) hanno i tratti distintivi delle fiabe per bambini. Che si tratti di fiabe è suggerito intanto dal loro sfondo paesaggistico, in quanto portano a volo il lettore in un luogo fatato, incantato e incantevole nel suo fascino siderale, anche se, al contempo, pervaso di raggelante solitudine, di coraggio misto a paura, teatro di continui pericoli e sempre nuovi cimenti, dominato da una luna immensa, che rischiara il buio di spazi infiniti. Ecco, la luna: lontana ma partecipe (l'adiuvante principale, secondo le categorie proppiane, che a buon diritto possono essere applicate a queste fiabe di ambientazione nordica), amica che talora nasconde il volto dietro le nubi per non vedere e non soffrire, ma che altre volte provvidenzialmente soccorre, e sempre si fa tramite dei messaggi d'amore che il lupo protagonista e gli altri lupi le affidano, nei momenti più drammatici, mandando lunghi ululati verso il suo volto di luce. "Tutte le volte che ci sarà la luna piena e avrai bisogno di me, potrai chiamarmi e io risponderò": sono le parole di Lupo Mannaro morente, ed è significativo che sia proprio un licantropo, la creatura spaventosa che nell'immaginario collettivo è la meno adatta a rivestire un ruolo da buono, a salvare ed adottare Zanna Blu da piccolo, a dargli la protezione e il calore della famiglia che non ha. Ed ecco, nella magia del racconto fantastico, l'ammonimento a non lasciarsi ingannare dalla prima apparenza delle cose, e a non subire il condizionamento dell'ingiusto pregiudizio ("Spesso, infatti, gli uomini e i lupi hanno bisogno del cattivo di turno per sfogare la loro rabbia e la loro frustrazione: tanto, un povero Lupo Mannaro lo trovano sempre per riversargli addosso le loro paure"). Fiabe, dunque, però anche favole: in senso tecnico, in quanto vi agiscono animali, che, pur con i debiti rovesciamenti (sto pensando al giustamente ironico "in bocca all'uomo"), incarnano comportamenti, vizi e virtù degli uomini, e in quanto ogni volta sono portatrici, come nella favola di tradizione esopica, di insegnamenti morali, talora veicolati in modo implicito, talora posti a esplicito commento della storia narrata. Non si pensi, però, che nella narrazione delle avventure di Zanna Blu la "morale della favola", che senza dubbio è sempre leggibile, riconoscibile almeno in filigrana, sbilanci il racconto spostando troppo il focus sul piano etico e diminuendo, di conseguenza, la magia del fiabesco: al contrario, il cosiddetto "messaggio" riesce a farsi cogliere con semplicità, senza allentare né il ritmo narrativo né il continuo effetto di suspense. Siamo e restiamo nel regno meraviglioso della fantasia, dove tutto può accadere, e dove, per dirla pascolianamente, il fanciullino che è in noi può gioire dell'onnipotenza della volontà unita all'amore, attendersi e ottenere il prodigio salvifico, assistere ogni volta, come nei sogni più belli, alla trasformazione (a cui lo scrittore finisce con l'abituarci) dei cattivi in buoni (in quei buoni che da sempre, nell'intimo del loro cuore, avevano desiderato essere). I due piani, quello del fiabesco puro e quello dell'apologo, della riflessione morale messa in campo per via di immagini, si intersecano talvolta in modo naturale, senza forzature: per esempio in alcuni interventi-chiave del narratore, introdotti in forma di rapido commento (il più icastico: "non esistono persone o lupi cattivi, esistono solo azioni buone o cattive").
Il lettore, adulto o bambino che sia, impara presto ad abbandonarsi alla dimensione fantastica del racconto, e da quel momento sa che tutto può accadere, perché appunto siamo nel mondo onnipotente della fantasia, dove il prodigio rientra, per convenzione, nelle regole del gioco. E' così che finiamo con l'aspettarci che Zanna Blu, il lupo buono mille volte ferito e moribondo, ritrovi ancora una volta, anche quella volta in più, le forze non per una stentata sopravvivenza, ma per una nuova corsa, anzi per un volo verso la meta di sempre, attraverso le gelate terre del nord, la Siberia, la Groenlandia, il mare ghiacciato o in tempesta, in una geografia ridisegnata come accade, appunto, in sogno, dove anche le distanze sconfinate possono essere percorribili e superabili, nonostante tutto. La salvezza di Zanna Blu, nei momenti di massimo rischio, quando l'antagonista di turno (che poi diverrà adiuvante per la successiva avventura) pare avere la meglio sul povero lupo sfinito, è raggiunta coi famosi salti mortali (perciò, di fatto, salti "vitali"), sempre variati, sempre oltre il limite raggiunto col precedente: quando pensiamo di aver assistito al salto più difficile, più sorprendente, più acrobatico possibile (il doppio salto mortale, quello all'indietro, il quintuplo...), la fantasia dello scrittore ne inventa un altro (e a quel punto un po' ci contavamo, ammettiamolo). A proposito di questa meravigliosa specialità di Zanna Blu, va ricordata una piacevole sorpresa regalataci da Carmelo: è la figlia femmina di Zanna Blu, la coraggiosa Coda Bianca, ad aver imparato di nascosto a fare i salti mortali, imitatrice ed erede del padre in questi "impossibili" slanci fisici verso l'alto, verso la salvezza e la libertà.
Il racconto, nel suo procedere, esce dai confini del genere "fiaba" o "favola" e lascia sempre maggiore spazio a un complesso e originale gioco metaletterario, con l'intervento sempre più frequente dell'autore. Il genere letterario di riferimento diventa in realtà, a poco a poco, incrocio, o meglio ancora commistione, fusione di generi, in un amalgama che è anche un interessante e innovativo esperimento di scrittura: il piano del racconto fantastico viene ad appoggiarsi sul piano della realtà autobiografica di Carmelo Musumeci, al punto che significante e significato combaciano nell’attribuzione, ad alcuni lupi, di nomi di persone che hanno segnato passaggi importanti della vita dell'autore: un esempio per tutti, Lupo Don Oreste. Attraverso il racconto, divenuto ormai corale, delle avventure del lupo Zanna Blu e degli altri lupi (solitari o in branchi), il veicolo letterario scelto dallo scrittore assume sempre più le caratteristiche, o almeno le connotazioni, del diario, della testimonianza: è il suo modo di consegnare a tutti noi lettori in generale, ma probabilmente ai suoi cari in modo specifico, la narrazione sofferta del suo percorso esistenziale e delle sue speranze. Tuttavia, si badi bene, gli evidenti richiami al reale non tolgono nulla al fascino del racconto d’invenzione, nel quale sono via via intessuti. Lo scrittore Carmelo entra, sì, autobiograficamente nel racconto, ma in che modo? Dapprima come autore la cui penna può salvare o lasciare morire Zanna Blu, in seguito come personaggio il cui agire appartiene ormai al flusso narrativo della vicenda fantastica, e con essa si confonde. La favola di animali dai tratti psicologici "antropomorfi" diventa in tal modo favola "mista", di animali e uomini pronti a incontrarsi nel gran finale (che, ovviamente, non rivelerò).
Da sottolineare, sul piano narratologico, la complessità e varietà dei modi con cui Carmelo si lega al proprio racconto, entrando "fisicamente" nel libro: ora proiettandosi in Zanna Blu stesso, ora persino mettendosi in un rapporto di surreale competizione con lui, fino a divenirne, addirittura, rivale e antagonista. Rinunciando al ruolo tradizionale dello scrittore di racconti di invenzione, che è quello di narratore onnisciente, Carmelo mostra di non sapere, o di non aver deciso (che è la stessa cosa) come le cose andranno a finire, e riconosce quindi a se stesso la facoltà di cambiare idea, vale a dire di cambiare il racconto in corso d'opera: con questo espediente lo scrittore riesce a spiazzare del tutto il lettore, scoraggiandolo, fra l'altro, da ogni tentativo di interpretazione psicanalitica troppo scontata, da manuale.
Anche sul piano stilistico lo scrittore sceglie di non attenersi a un registro univoco, e così l’andamento narrativo tipico della fiaba, con i suoi dialoghi seri e drammatici, con le descrizioni solenni, è tuttavia punteggiato ora qua ora là di qualche battuta scherzosa, e non mancano, per quanto riguarda le scelte di lessico, incursioni veloci nel linguaggio colloquiale anche un po' brusco, ma di sicuro effetto vivacizzante.
Di questo libro restano impresse nella mente e nel cuore del lettore anche le bellissime dediche – ricche di pathos, ma prive di retorica - poste sotto il titolo dei singoli capitoli: didascalie di un mondo di affetti in cui nessuno viene dimenticato, e che anche noi lettori a poco a poco impariamo a conoscere. Anche in forza di queste presenze reali, evocate dallo scrittore a illuminare il senso profondo di ogni tappa del racconto, quando tutto sembra perduto noi sappiamo che non è così: la sua penna saprà ancora tracciare le parole che riapriranno il varco alla speranza.


Recensione di Annamaria Cotrozzi
Ricercatrice Università di PISA, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica

  

 


 

 Appello di un uomo ombra ai politici italiani

 

     

Carmelo Musumeci appena entrato in carcere 

   

  

    Carmelo Musumeci un anno fa (2013)


Non c’è nessuna giustizia nel tenere murata viva una persona in una cella solo per farle attendere l’arrivo della vecchiaia e poi quello della morte.
(“L’Urlo di un uomo ombra” di Carmelo Musumeci - Edizioni Smasher)

Com’è noto, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto, nel caso Scoppola contro Italia del 17 settembre 2009, che la condanna all’ergastolo di un ricorrente che a suo tempo aveva chiesto di essere processato con il rito abbreviato, anche se la legge dopo era cambiata in peggio, fosse tramutata in una pena a termine.
In seguito a questo, in Italia la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale, sul caso di un altro ergastolano, hanno dovuto accogliere questo principio. E ora molti Giudici di Esecuzione a molti uomini ombra, ormai ex, stanno tramutando la pena dell’ergastolo in quella temporanea di trent’anni, per i condannati che si trovano nella medesima situazione.

L’Italia è veramente un Paese strano, su tutti i versi, tanto che nel campo penale non ha poi così importanza la gravità della pena per cui sei stato condannato, perché adesso conta di più il periodo in cui sei stato processato.
Praticamente solo chi ha avuto la “fortuna” di essere giudicato nel breve periodo in cui si poteva chiedere il rito abbreviato anche per i condannati all’ergastolo potrà avere la riduzione a 30 anni di pena, tutti gli altri no. Senza nessuna distinzione tra merito o meno, solo per pura casualità.

E un ergastolano l’altro giorno mi ha scritto: Carmelo, come saprai, stanno tramutando a molti uomini ombra la pena dell’ergastolo a trent’anni di carcere. La cosa non può che farmi piacere, però, non ti nascondo che per chi non ha avuto questa “possibilità” di trovarsi al posto giusto nel momento giusto è pur sempre un’ingiustizia. Ecco perché, per un’uguaglianza di diritto, sarebbe doveroso da parte dei politici abolire per tutti l’ergastolo.
E mi è venuta l’idea di lanciare un appello al mondo politico per chiedere l’abolizione dell’ergastolo a tutti, perché la “Pena di Morte Viva” (come chiamiamo l’ergastolo noi condannati senza fine pena) ti lascia in vita. Nient’altro!

A volte penso a quando nei primi anni di carcere trovavo conforto nei ricordi e nei sogni.
Invece adesso se ricordo e sogno soffro ancora di più.
Per questo ormai da molti anni quando apro gli occhi il mattino penso subito a come sarebbe bello se fossi morto all’improvviso durante il sonno. La speranza per noi è il nostro peggiore nemico perché ci costringe inutilmente a sopravvivere per attendere un giorno che non arriverà mai, il 99.9.9999.
In nome della giustizia spesso si commettono le peggiori ingiustizie perché dopo tanti anni di carcere gli ergastolani, uomini ombra, scontano colpe di persone che non ci sono più, perché profondamente cambiate.
Oggi pensavo che il tempo per l’uomo ombra non esiste, perché noi non possiamo aspettarci più nulla di buono. Possiamo solo sperare di morire per finire presto la nostra pena. Non mi resta da fare altro che lanciare questo appello fra le sbarre della mia cella, che probabilmente pochi politici raccoglieranno, per cancellare dal mio certificato detentivo il mio fine pena : 9999, che ha sostituito la vecchia dicitura “Fine pena mai” scritta in rosso.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, Marzo 2014


Caro uomo ombra

di Francesca Torricella

 
  

Video "A Zanna Blu"

Video "Caro Uomo Ombra"

Video "Silenzio nell'anima"

 


 


 

IBTimesBlogs

pubblica a puntate

il romanzo ancora inedito

di Carmelo Musumeci

"La Belva della cella 154":

Cap. 1   Cap.2   Cap.3   Cap.4

Cap.5   Cap.6   Cap.7   Cap.8

Cap.9   Cap.10   Cap.11

 

 


AGNESE MORO:

«PERCHÉ SONO CONTRO L’ERGASTOLO»



«È facile dire a chi ha perso qualcuno perché un altro essere umano gli ha tolto la vita: “Ti faremo giustizia; manderemo il responsabile in prigione per molti anni o per sempre, e tu sarai ripagato”. È una menzogna». La figlia dello statista, in questo suo testo scritto per Famiglia Cristiana, spiega che cosa può davvero “ripagare” chi ha subito la più tremenda delle violenze.

La democrazia repubblicana, così come la disegna la nostra bella Costituzione, non è solo un sistema politico. È anche – e forse soprattutto – un progetto di vita individuale e sociale. Esprime una speranza di giustizia e di pace, che viene dalle generazioni che ci hanno preceduto, che ci accompagna dando sapore alle nostre esistenze, che vorremmo poter trasmettere ai nostri figli e nipoti.

Alla base del progetto della nostra democrazia repubblicana c’è la persona; ci sono le persone reali, la loro dignità, le loro difficoltà, la loro unicità e la loro grandezza. Per l’ideologia fascista che ha preceduto la Repubblica lo Stato era tutto, le persone niente. Per la Repubblica (ovvero per tutti noi), invece, ogni persona è preziosa, e siamo impegnati, tutti insieme, a difenderne i diritti e la dignità.

Ed è per questo che quando uno di noi sbaglia, anche gravemente, noi lavoriamo per impedirgli di seguitare a sbagliare e gli infliggiamo una pena che non è una vendetta, ma che gli deve servire a cambiare e a ritornare tra noi. Dall’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Noi non buttiamo via nessuno, e rivogliamo tutti indietro. In questo nostro progetto di vita l’ergastolo è decisamente un corpo estraneo; una contraddizione insanabile con la nostra Costituzione. Perché fa della pena una punizione e basta; perché sancisce un allontanamento definitivo e senza appello dal resto della società; perché – come diceva mio padre Aldo Moro nei suoi scritti giuridici – è decisamente contraria al senso di umanità perché nega anche la speranza di poter tornare a vivere la dimensione della libertà che caratterizza così profondamente il nostro essere uomini.

Bisognerebbe avere anche l’onestà e il coraggio di affrontare il tema della giustizia. È facile dire a chi ha perso qualcuno perché un altro essere umano gli ha tolto la vita: “Ti faremo giustizia; manderemo il responsabile in prigione per molti anni o per sempre, e tu sarai ripagato”. È una menzogna. Le perdite subite non si risanano, e nessuna punizione può ripagare di un affetto che non c’è più.

Può invece aiutare – tanto – vedere che chi ha fatto del male ha capito quello che ha combinato, ne è realmente dispiaciuto, vorrebbe con tutte le sue forze non averlo fatto; che riprende a vivere in maniera diversa, cerca di essere utile alla società, porta il rimorso suo e anche il dolore delle proprie vittime.

È quanto di più vicino alla giustizia si possa chiedere. Ed è la saggia via proposta dalla nostra Costituzione.
 

tratto da   Famiglia Cristiana

15.02.2014 


Intervento di Carmelo Musumeci

V Congresso di Nessuno Tocchi Caino

Padova, 19 dicembre 2013

 

 


 Carceri, Speranza (Pd):

“L’abolizione dell’ergastolo è una battaglia di civiltà”




“Io penso che la battaglia per l’abolizione dell’ergastolo sia una battaglia di civiltà e se vogliamo di costituzionalità. Per questo ho firmato una proposta di legge con Danilo Leva, l’ex responsabile della Giustizia del Pd, che va nella direzione del superamento dell’ergastolo”. Così il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio dal titolo “La giustizia dietro le sbarre”, all’indomani dell’approvazione del decreto Carceri alla Camera. In proposito Leva ha aggiunto: “Dobbiamo chiedere al più presto la calendarizzazione delle proposte di legge che ci sono sull’abolizione dell’ergastolo. Se riusciamo a superare l’uso simbolico che si fa in questo Paese delle pene e del diritto penale, forse riusciremo ad allineare l’Italia alle politiche degli altri Paesi europei”. Durante la conferenza è intervenuto anche il deputato di Per l’Italia (PI), Mario Marazziti, che ha appoggiato la proposta del Pd e ha bollato come “infantile” il piano presentato, invece, dal Movimento 5 Stelle di Manolo Lanaro


7 febbraio 2014

tratto da “Il Fatto Quotidiano”

  


 

 

  
     


 


 

“L’URLO DI UN UOMO OMBRA”,
IL NUOVO LIBRO
DI CARMELO MUSUMECI
(Edizioni Smasher)


In molti mi chiedono perché scrivo così tanto e io rispondo che scrivo innanzitutto per far sapere qualcosa di più di me ai miei figli e per fare conoscere il carcere al mondo esterno, perché mi ha colpito una frase scritta sul muro di un lager nazista: “Io sono stato qui e nessuno lo saprà mai”.
E non è vero che uno scrive per se stesso, si scrive sempre per gli altri. Si scrive per sentirsi vivi. Io scrivo pure per dimostrare a me stesso che nonostante sono sepolto di cemento, sbarre di ferro e cancelli blindati, non solo respiro, ma sono anche vivo.
Scrivo per fare conoscere ai “buoni” il mondo dei “cattivi” perché i libri sono specchi. E riflettono quello che abbiamo dentro.
Scrivo anche perché m’illudo che questo sia l’unico modo che ho per continuare ad esistere al di là del muro di cinta

“Alla sera, quando la giornata dell’ergastolano è finita e sento la mandata del cancello ed il blindato che si chiude ed inizia la notte dell’ergastolano, la più dura, sento la voglia di farla finita, ma subito dopo mi preparo a passare la notte giacché non ho il coraggio di farlo. Si vive con tristezza e malinconia, senza speranza e senza sogni. Si vive una realtà, in una penosa solitudine, più brutta degli stessi incubi con l’angoscia di aspettare la notte ed il giorno senza vivere, come ombre che oscillano nel vento, come pesci in un acquario, con la differenza che non siamo pesci. Vivi una vita che non ti appartiene più, vivi una vita riflessa, una vita rubata alla vita. Per l’ergastolano, il carcere è come un cimitero: invece che morto sei sepolto vivo.”

“L’ergastolo non potrà mai essere giusto.
Il perdono è il sentimento più bello, il più perfetto, il più difficile, il più giusto. L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro, può solo guardare il tempo che va via. Anche noi siamo per la certezza della pena, ma non ci fermiamo solo qui. Siamo anche per la certezza del fine pena. Anche noi ergastolani vogliamo un calendario nella cella per segnare con una crocetta i giorni, i mesi, gli anni che passano.
Molti ergastolani sono pure vittime di se stessi ed in tutti i casi non si può essere responsabili per sempre: qualsiasi cosa dovrebbe avere un inizio e una fine.
La legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare. Ma come si fa a misurare l’ergastolo? L’ergastolo non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine.
L’ergastolo è il male e rende innocente chi lo sconta.
Probabilmente la maggioranza politica a quella del paese è contraria all’abolizione dell’ergastolo, ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano.
Essere in molti non significa di per sé che si abbia ragione.”

“Scontare l’ergastolo è come giocare a scacchi con la morte: non puoi vincere. Ma io combatto ugualmente tutte le volte contro di lei perché, anche se non potrò vincere, per l’amore dei miei figli, non posso neppure perdere”.      (da “L’urlo di un uomo ombra” Edizioni Smasher)


E’ possibile ordinare “L’urlo di un uomo ombra” in qualsiasi libreria,
oppure tramite l’indirizzo email zannablumusumeci@libero.it curato da volontari:
o direttamente all’editore:
www.edizionismasher.it
editore@edizionismasher.it 


Striscione della Curva Sud Ultrà Cosenza 1914

(si ringrazia foto Zimeca)

 

 


Da una pagina del diario di Carmelo:

 

 

Oggi mi è capitata una cosa strana.
Mi ha chiamato una guardia nella Redazione di “Ristretti Orizzonti” che non avevo mai visto. E mi ha raccontato che il maestro di suo figlio ha letto in classe (quarta elementare) una mia poesia. Suo figlio è rimasto talmente colpito che ha chiesto a suo padre se mi libera.
Questa cosa mi ha fatto talmente piacere che gli ho regalato, con dedica, al bambino il libro di Zanna Blu.

 


 

 "Malati d'ombra"

articolo di Carmelo Musumeci,

scritto per Salute inGrata 06/2013 - Speciale Ergastolani

 

 


 

Perchè firmare contro il carcere a vita?

L’Italia è un Paese che si vanta di aver promosso la moratoria della pena di morte, eppure mantiene nel proprio ordinamento penitenziario una pena di morte mascherata, o come la chiamo io, la “Pena di Morte Viva”. L’ergastolo, soprattutto quello ostativo che non prevedere nessun beneficio e che di conseguenza condanna ad un reale fine pena mai, a morire in carcere, è peggiore è più crudele della pena di morte, perché ti uccide un po’ ogni giorno. Che senso ha murare vivo un uomo fino alla fine dei suoi giorni? Non è più compassionevole ucciderlo subito? In Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno superato i 30 anni di detenzione e che non hanno ad oggi nessuna prospettiva di morire fuori dal carcere. Ma se l’articolo 27 della nostra Costituzione dice che le “pene devono tendere alla rieducazione del condannato” che senso ha rieducare una persona per portarla rieducata alla tomba? Molti di noi preferirebbero fare dei lavori socialmente utili, ripagare il male con il bene, invece che sprecare la vita in carcere, dove non esiste speranza, né futuro. Noi non siamo né vivi né morti, solo delle ombre senza futuro. Il carcere non è la medicina, è la malattia. Il carcere non migliora una persona, solo il tempo e il lavoro interiore ci rendono uomini diversi. Anche la scienza sostiene, e lo spiega bene il prof. Umberto Veronesi, che dopo tanti anni l’uomo di oggi non è più lo stesso del reato: il nostro cervello è completamente nuovo e diverso, molti di noi sono diventati uomini nuovi, perché allora continuare a punirci? Che c'entriamo noi con quelli che eravamo prima?
Nella vita di un ergastolano non ci sono più speranze, né futuro. Non c’è più niente. Solo sofferenza perché il tempo passa e non abbiamo più nulla da aspettare. Siamo destinati per tutta la vita a stare nell’ombra e a morire di vecchiaia murati vivi nelle nostre celle. Questo è un errore, oltre che un orrore, per un Stato patria del Diritto e della Cristianità. La giustizia è tale quando è retributiva, non quando è vendicativa. Uno Stato che si mette alla pari di chi vuole punire, non rieduca e alla fine chi è stato un carnefice diventa anch’essa vittima. Anche gli ergastolani sono per la certezza della pena, ma vanno oltre: vogliono anche la certezza di un fine pena. Non è giusto il carcere a vita perché il male non potrà mai essere sconfitto con altro male e non serve a nessuno la sofferenza di un uomo destinato a morire dentro una cella che è già la sua tomba.

Carmelo Musumeci
Settembre 2013

(per Settimanale OGGI n.36)
      


 

 Papa Francesco

abolisce

l'ergastolo

  

Papa abolisce l'ergastolo Stretta su pedofilia

  Vaticano, Papa Francesco ha abolito l’ergastolo

 Vaticano. Papa Francesco abolisce l’ergastolo e inasprisce le pene per pedofilia e corruzione

  Papa Francesco, Motu proprio su giustizia penale in Vaticano. Abolito l’ergastolo 

 


 Giornata Nazionale di Studi


"Il male che si nasconde

dentro di noi"


Venerdì 17 maggio 2013, Casa di Reclusione di Padova

 


Audio dell'intervento di Carmelo Musumeci:

 

 

 

 


Veronesi: l’ergastolo va abolito,

è anticostituzionale, antiscientifico e antistorico


Agi, 17 maggio 2013



L’ergastolo è “un oltraggio alla scienza”, “come il 41 bis anticostituzionale, antiscientifico e antistorico” e pertanto “va abolito”. Umberto Veronesi continua senza mezzi termini la propria battaglia contro il carcere duro e l’ergastolo ostativo, rei secondo l’oncologo di confliggere senza rimedio con l’obbligo della rieducazione. Nel corso del suo intervento al convegno su detenzione e diritti umani, organizzato dalla Camera penale di Milano, l’oncologo ha ricordato che “il male non esiste nell’uomo, che ha soltanto un’origine ambientale e non genetica e che la scienza ha dimostrato come il cervello si rigeneri continuamente durante la vita”. In base questi due presupposti, secondo Veronesi, “condannare un uomo di 40 anni per un delitto commesso a 20 è come condannare un’altra persona perché, ormai, non è più lui”. Portando ad esempio gli ordinamenti dove “il carcere è una scuola”, che manifestano percentuali di recidiva molto inferiori a quella italiana, Veronesi ha invitato a credere nella certezza del cambiamento, insito negli essere umani, purché stimolato. Per questo, tanto il 41 bis quanto l’ergastolo ostativo sarebbero “Anticostituzionali, antiscientifici e antistorici. La Costituzione - ha concluso - implica e obbliga alla rieducazione. È evidente che condanna a vita e rieducazione siano in banale contraddizione”.  

 

   


 

“Una quaestio sulla pena dell'ergastolo - Sull'incostituzionalità del carcere a vita”

 

Prof. Andrea Pugiotto

(Ordinario di Diritto costituzionale Università di Ferrara)

 

articolo pubblicato sulla rivista ‘Diritto Penale Contemporaneo’

5 marzo 2013 


 

Umberto Veronesi e

Carmelo Musumeci

insieme contro l'ergastolo

 

 

 


  

Anche l' ex Presidente Corte Costituzionale Valerio Onida

è contro l'ergastolo ostativo

 

Valerio Onida, Presidente della Corte Costituzionale nel periodo 2004-2005, in una recente lettera a Carmelo Musumeci che lo interpella sulla costituzionalità dell'ergastolo senza benefici, risponde:

(...) Da questo punto di vista, personalmente non trovo giustificata né conforme alla Costituzione la disciplina che, per i condannati per certi delitti, ammette la concessione della liberazione condizionale solo a coloro che collaborano con giustizia, salvi i casi di collaborazione "impossibile" o "inesigibile". E' vero che la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la relativa questione (sentenza n.135 del 2003), ma personalmente ritengo tale pronuncia non convincente. E' vero infatti che la collaborazione è rimessa alla volontà dell'interessato, ma non mi sembra giustificato escludere in ogni caso che, anche in assenza di collaborazione, possa ritenersi in concreto il ravvedimento del condannato.

Mi auguro che la questione possa essere riproposta all'esame della Corte, o altrimenti risolta dal legislatore.


 


 
Carmelo Musumeci si trova nel carcere di Padova.

Per chi volesse scrivergli:

Via Due Palazzi, 35/a

35136 PADOVA  

    


   

Carmelo Musumeci vince 1° Premio
Concorso Nazionale “Albero Andronico”
con il libro “Gli Uomini Ombra”


Assente però il protagonista premiato perché il Tribunale di Sorveglianza di Perugia non concede il permesso di partecipare alla premiazione in Campidoglio:
Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto ininterrottamente dal 1991, senza poter usufruire di permessi premiali, non ha potuto usufruire neanche di uno speciale permesso di necessità: "Il confronto aperto con parte della società civile, in ipotesi presente alla premiazione, e la possibilità di dibattere pubblicamente le idee presenti nell'opera letteraria premiata non risulta precluso dalla assenza fisica del Musumeci alla premiazione, visto che il detenuto potrà ben delegare un familiare a rappresentarlo ed a ritirare il premio previsto."


COMUNICATO STAMPA Assoc. ALBEROANDRONICO:

PREMIO ALBEROANDRONICO: UN’INIZIATIVA “ROMANA” APERTA AGLI AUTORI DI TUTTO IL MONDO.

Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione “La parola scritta diventa filo che unisce popoli e tradizioni diverse, annulla gli scarti generazionali, le distanze geografiche ed ha il potere di superare anche le sbarre di un carcere”.

“Vorrei che si sapesse che io scrivo, oltre che per passione, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerose morti che accadono dentro le loro mura. Vorrei che si sapesse anche che molti scrivono cercando di inventare le trame dei loro romanzi, io invece sono fortunato: a me per scrivere basta ricordare quello che ho vissuto in prima persona o che hanno vissuto i miei compagni”. Sono le parole scritte da Carmelo Musumeci, 57 anni, condannato all’ergastolo e detenuto nel carcere di Spoleto, vincitore nella sezione dedicata ai libri editi del Premio di poesia, narrativa e fotografia “Alberoandronico”, giunto alla quinta edizione. La sua lettera, inviata agli organizzatori, è stata letta durante la cerimonia di consegna dei riconoscimenti nella Sala Protomoteca in Campidoglio. “Gli uomini ombra”, questo il titolo del volume, racconta i drammi e le violenze che si consumano dietro le sbarre, ma anche storie di umanità e di solidarietà tra detenuti. Perché anche chi si è reso colpevole di gravissimi reati, e per questo giudicato nella maniera più severa da un Tribunale, può sempre trovare, attraverso la scrittura, una strada per ritornare in contatto con il mondo che vive fuori dal carcere. Tema, quello della condizione dei detenuti, di particolare attualità in questo momento nel nostro Paese.
Essere sull’onda del presente è proprio la principale missione dell’Associazione che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato. Il Premio istituito cinque anni fa, ha confini ampi e spazia dalla poesia all’opera fotografica, dal testo inedito per una canzone d’autore al racconto dedicato ai temi dello sport. Nell’edizione 2011 i partecipanti sono stati 842, per un totale di circa 1300 opere esaminate. I lavori sono arrivati da tutte le regioni italiane, con in testa il Lazio, la Lombardia e la Toscana. Qualche dato statistico per dare le dimensioni del coinvolgimento e della passione di tante persone: 47 % la quota femminile, 22 partecipanti hanno meno di 20 anni e altrettanti hanno invece più di 80 anni. Il più giovane ne ha 10, il meno giovane è nato nel 1915, pochi mesi dopo il volo di Gabriele d’Annunzio su Trieste. Poesie e testi di narrativa sono arrivati anche da Argentina, Albania, Bosnia, Brasile, Cina, Croazia, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, India, Romania, Repubblica di San Marino, Somalia, Svezia, Svizzera, Venezuela, Ucraina e Usa. Un bel giro del mondo per la lingua italiana.
La Giuria, composta da critici, scrittori, giornalisti, fotografi ed esponenti del mondo della cultura, ha valutato con estrema attenzione tutti i lavori e ha assegnato numerosi riconoscimenti.
Oltre a Musumeci, si sono affermati Franco Fiorini di Frosinone (poesia), Cristina De Filippis di Pofi (sillogi), Antonio Bonelli di Casalpusterlengo Lodi (racconti), Antonio Giordano di Palermo (sul tema “la strada, la casa, la città, l’ambiente: vivere e costruire il territorio), Gianluca Marini di Fonte Nuova (testi per una canzone), Fabio Pasian di Trieste (sport), Francesca D’Onofrio di Roma (mare), Salvatore Cangiani di Sorrento (poesia dialettale) e Raffaele Di Santo di Roma (fotografia).
“Il sogno di scoprire nuovi grandi poeti o scrittori - ha detto Pino Acquafredda, Presidente dell’Associazione Alberoandronico - un sogno non è, ma una realtà. E’ la consapevolezza di essere diventati un riferimento di qualità e una vetrina per la cultura italiana, specie quella fuori dai circuiti ufficiali. L’Albero” è ormai un punto fermo nel mondo letterario, costituendo anche un’opportunità di affermazione per talenti di ogni età”.
L’Associazione, che basa il suo essere e il suo operare esclusivamente sul volontariato, ha ricevuto un importante sostegno, quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha inviato una medaglia di rappresentanza. Una curiosità: il Premio prende il nome da un pioppo che si trova in Via Livio Andronico, nel quartiere romano della Balduina, nel Municipio 19.
Sull’onda del successo del 2011, sul sito www.alberoandronico.net è già pronto il bando per l’edizione 2012 aperta alla partecipazione di tutti.

Associazione culturale, sociale e sportiva Alberoandronico
334 7411438
Ufficio Stampa
339 3494120
www.alberoandronico.net

 

  


Cos’è l’ergastolo ostativo?

E’ una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, nega ogni misura alternertiva al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi:

“Pochi sanno che i tipi di ergastolo sono due: quello normale, che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività, ma ti lascia almeno uno spiraglio; poi c’è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza.

Per meglio comprendere la questione bisogna avere presente la legge 356/92 che introduce nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario e di fatto sono condannati a morire in carcere.
L’ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell’incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere, ora questa probabilità non esiste neppure più.
Dal 1992 nasce l’ergastolo ostativo, ritorna la pena perpetua, o meglio la pena di morte viva.”

Insomma l’ergastolo ostativo è stare in carcere per tutta la vita, è una pena che viene data a chi ha fatto parte di un’associazione a delinquere e che ha partecipato a vario titolo a un omicidio, dall’esecutore materiale all’ultimo favoreggiatore. Non è invece previsto l’ergastolo ostativo agli stupratori, ai pedofili e a tutti coloro che ledono una persona fino ad ucciderla. Ostativo vuol dire che è negato ogni beneficio penitenziario: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia per l’arresto di altre persone. Chi invece non collabora, per paura di vendette omicide sulla propria famiglia, per non mettere un’altra persona in carcere al proprio posto o perché non è in grado di dimostrare che non può aggiungere altro a quanto già emerso sull’associazione di cui ha fatto parte, queste persone sono condannate a restare per tutti i giorni della propria vita in carcere.
Si continua a parlare di “pentiti”, mentre in realtà si dovrebbero chiamare semplicemente “collaboratori di giustizia”, perché è evidente che la collaborazione è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore. La collaborazione permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona. In realtà sono gli anni di carcere, nella riflessione e nella sofferenza, che portano ad una revisione interiore sugli errori del passato. Tutto questo nonostante un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi e che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale.*

Noi incontriamo ogni settimana decine e decine di persone condannate all’ergastolo, senza speranza, ostative ai benefici penitenziari, persone che sono in carcere dal 1979, ragazzi di 40 anni che sono stati condannati all’ergastolo a 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita in carcere che fuori.

In Italia ci sono più di 100 ergastolani che hanno alle spalle più di 26 anni di detenzione, il limite previsto per accedere alla libertà condizionale. La metà di questi 100 ha addirittura superato i trent’anni di detenzione.
Al 31 dicembre 2010 gli ergastolani in Italia erano 1.512: quadruplicati negli ultimi sedici anni, mentre la popolazione “comune” detenuta è “solamente” raddoppiata

Al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti nelle carcere italiani erano 67.961 e quelli in semilibertà poco più di 900 e di questi solo 29 sono ergastolani. 29 su 1.512, a fronte di quasi 100 in detenzione da oltre 26 anni: non esiste, eccome, in Italia la certezza della pena?

Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha rilasciato questa dichiarazione:
(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull'ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.

(Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

Aldo Moro nelle sue lezione universitarie avvertiva gli studenti, ma forse anche il legislatore e i politici:
«Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta».

*Dall’introduzione di Angelini Giuseppe e Bizzotto Nadia, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, al libro “Gli Uomini Ombra” di Carmelo Musumeci- Ed. Gabrielli 2010

   
 


Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da  autodidatta  termina le scuole superiori.

Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.

Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti.

Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Ha pubblicato nel 2010 il libro “Gli uomini ombra”, nel 2012 “Undici ore d’amore di un uomo ombra” e “Zanna Blu”, con la prefazione di Margherita Hack, pubblicati da Gabrielli Editori,   Nel 2013 pubblica “L’urlo di un uomo ombra”, Edizioni Smasher.

È promotore da anni di una campagna contro il fine pena mai, per l'abolizione dell'ergastolo

Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email:  zannablumusumeci@libero.it