Diario Dicembre 2013

Diario Dicembre 2013

01/12/2013
Oggi ho pensato che per la declassificazione gli uomini dal cuore in nero del Ministero di Giustizia ancora non mi rispondono.
Era qualche giorno che non ci pensavo.
Forse perché in questo periodo mi sento fisicamente e moralmente troppo giù persino per pensare.
Credo che sto correndo il rischio di rassegnarmi al mio destino.

02/12/2013
Oggi ho trascorso una giornata serena pensando ai miei figli, alla mia compagna e ai miei due nipotini.
Ci sono alcuni giorni che con la testa vivo una vera vita immaginaria.
Talmente vera che a tratti mi sembra di viverla veramente.

03/12/2013
Questa mattina quando mi sono alzato ho pensato che la vita stessa per un uomo ombra è un problema e un peso, perché è l’unico ostacolo che gli impedisce di uscire dal carcere.

04/12/2013
Ho ricevuto una letterina di una bambina, Martina, che ha letto il libro di Zanna Blu e che ha fatto sorridere il mio cuore.
- Caro Carmelo, stavolta ti scrivo io, Martina, così mi esercito. Il libro di Zanna Blu lo consiglierò ai miei compagni di classe e alla mia amica Carla. Lo sai che mio fratello vuole regalarti una lima così che tu possa scappare dalla prigione? Io ti regalerò un mio disegno.
E adesso cosa le risponderò?
Sono un po’ in imbarazzo perché mi piace dire sempre quello che penso, ma non è educativo dire a una bambina che preferisco di più la lima di suo fratellino che il suo disegno.

Ci sono! Le risponderò che Zanna Blu preferisce la lima ed io (lo scrittore) il suo disegno.

05/12/2013
Per ventitré anni di carcere il mio cuore ha sempre lottato per sperare di tornare un giorno libero.
Adesso sembra che s’è un po’ rassegnato al suo destino.
E sta lottando la mia mente al posto suo.

06/12/2013
Sto continuando ad andare avanti con il mio nuovo romanzo.
E questa notte ho scritto:
(…) Il vecchio pensava sempre più spesso dentro la sua mente.
Era l’unica possibilità che aveva di essere libero.
Sapeva che quando lui rifletteva l’Assassino dei Sogni non poteva fare nulla e non aveva nessun potere contro di lui.
Poteva solo guardare e ascoltare.
E lui pensava sempre più spesso che la pena dell’ergastolo lo spingesse ad amare più la morte della vita.
Sapeva che era l’incertezza del futuro che rendeva interessante l’esistenza, perché non sai mai come andrà a finire la tua vita.
Invece lui sapeva già come sarebbe andata a finire.
Conosceva persino il luogo dove sarebbe morto.
Per questo non vedeva l’ora di andare nell’aldilà, per vedere se c’era qualcosa di più interessante della sua cella.
Melo pensava sempre più spesso che con una condanna all’ergastolo, un uomo ombra di buon senso non dovrebbe che vedere l’ora di ritornare il più velocemente possibile nell’aldilà o nel posto dove si viene quando si nasce. (…)

07/12/2013
Oggi pensavo ai problemi che potrei trovare fuori se un giorno uscissi, perché dovrei imparare di nuovo a vivere.
A un tratto però mi sono dato dello scemo ed ho smesso di pensare perché è da matti preoccuparsi per un futuro che non diventerà mai presente.

08/12/2013
Gli uomini ombra ormai non vivono più per la vita, ma solo per la morte, perché non hanno più nessun’altra ragione per stare al mondo.
E ho scritto a un amico che la pena dell’ergastolo ti fa amare più la morte che la vita, perché fin quando sei vivo non puoi uscire dal carcere.

09/12/2013
Ho scritto questa lettera aperta all’On. Laura Coccia:

scusa il tu, ma mi trovo meglio.
In questi giorni mi è capitato di leggere un tuo scritto “Se questo è il mondo” e mi ha colpito questa frase:

Considerate se questo è un uomo, [..]
che ha perso la speranza e dice basta,
in ogni modo, lento e inesorabile,
che ha perso la speranza
e si sente senza dignità.

Laura, io sono uno di questi non-uomini, da tanti anni infatti chiamo me e i miei compagni ergastolani ostativi “uomini ombra”. Siamo uomini senza futuro, condannati a essere “cattivi e colpevoli per sempre”, destinati a morire nelle nostre celle. Siamo sepolti vivi, ombre che vagano, cadaveri che camminano in attesa di cadere. Le ombre possono solo soffrire, con la devastante sensazione di non appartenere più a questa vita e a questo mondo. L’uomo ombra ogni sera si chiede “Perché e per chi mi alzerò domani?”

Ti confido che per me ormai continuare a respirare non ha più alcun senso, mi sembra persino di sprecare e levare aria al resto dell’umanità. Nel mio ultimo libro ho scritto:
“L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro, può solo guardare il tempo che va via. Anche noi siamo per la certezza della pena, ma non ci fermiamo solo qui. Siamo anche per la certezza del fine pena [..]. Da ergastolano vivi una vita che non ti appartiene più, vivi una vita riflessa, una vita rubata alla vita [..]. La legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare. Ma come si fa a misurare l’ergastolo? Non ha nessuna funzione, è la vendetta dei forti, dei vincitori, della moltitudine.”

Laura, ho letto la tua storia, il tuo impegno e quello dei giovani deputati del PD per il miglioramento delle condizioni dei detenuti, e ho capito che sei una donna coraggiosa. Vorrei chiederti di venirmi a trovare, sto lottando con tutte le mie forze per essere declassificato, ma senza nessun risultato.

Nella mia relazione trattamentale, già oltre due anni fa, hanno riconosciuto il mio cambiamento: Il ristretto assume su di sé la responsabilità ed il peso emotivo delle proprie azioni distruttive, avendo avuto la capacità di rivedere criticamente la propria vita e tali scelte, di riconoscerle sbagliate [..]. Tale integrazione, in quanto garante della elaborazione del lutto per il danno arrecato, da stabilità al cambiamento nel mondo interno del Musumeci.

In questi anni di carcere ho vinto un ricorso alla Corte europea sui diritti dei detenuti, mi sono laureato due volte, ho pubblicato quattro libri, sono stato anche in permesso (di necessità) da uomo libero per 11 ore e sono rientrato in carcere pur sapendo che non sarei più uscito. Eppure continuo ad essere considerato altamente pericoloso. Ciò che mi addolora più di tutto è che sono anni che non mi rispondono sulla richiesta di declassificazione e a questo punto ho pensato di chiederti se puoi fare tu una domanda pubblica ai funzionari del Ministero e del DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria).

Cara Laura, non so se avrai il tempo e la voglia di venire a trovare un uomo sepolto vivo che non vuole rassegnarmi al suo destino, ma se puoi io sono qui e ti aspetto.

Un sorriso tra le sbarre.

10/12/2013
Oggi da un’amica sconosciuta ho potuto leggere una frase che mi ha fatto riflettere e mi ha riconciliato con la mia ombra:
- Non temere l’ombra, essa sta soltanto a significare che vicino c’è una luce.

11/12/2013
Questa notte la stanchezza s’è impadronita di me pensando che la pena dell’ergastolo è una condanna sadica senza anima.
E il mio cuore ha rimproverato tutte le persone che lo amano perché l’amore in carcere fa bene, però ti costringe anche a vivere una non vita.

12/12/2013
Incredibile, quasi non ci speravo, ma Laura Coccia mi ha risposto:
Caro Carmelo,
è stato un piacere ricevere la tua lettera e le tue parole mi hanno molto colpita.
Chi vive da quest'altra parte del muro di cinta, infatti, non si sofferma mai a pensare che dentro il carcere vivano persone con sentimenti e affetti. La nostra società ci ha abituati a criminalizzare e ghettizzare chi sbaglia senza considerare che il tempo cambia gli animi, li plasma a seconda delle esperienze vissute. Nel bene e nel male.
Entrare negli istituti penitenziari mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze, a considerare coloro che si trovano lì dentro come uomini e donne, al di là di ciò che hanno commesso. Può sembrare strano che io, disabile che lotta da una vita contro stereotipi e pregiudizi, dovessi imparare una cosa così semplice. Tuttavia crescere vuol dire imparare e imparare significa anche cambiare le proprie opinioni.
La mia adolescenza è stata segnata da un libro che sicuramente conoscerai, "I Miserabili" di Victor Hugo. Questa lettura ha modificato radicalmente il mio modo di concepire i reati e chi li commette: il protagonista cambia perché comprende i suoi errori, così decide di cambiar vita. Eppure la legge continua a perseguitarlo, rimanendo rigida nelle sue convinzioni.
Ti verrò a trovare con immenso piacere il 16 dicembre. Per parlare direttamente con te, guardandoci negli occhi.
A presto.

Laura Coccia
Camera dei Deputati
Dicembre 2013

13/12/2013
Ho saputo dalla mia Casa editrice che in meno di un mese con il mio ultimo libro “Urlo di un uomo ombra”, sottotitolo “Vita di un ergastolano ostativo” (Edizione Smasher) ha finito tutte le copie e mi ha chiesto l’autorizzazione ad una nuova ristampa.
Sono contento perché credo che i libri possano aiutare molto a fare conoscere in Italia l’esistenza della “Pena di Morte Viva”.

14/12/2013
Oggi, dopo trentasei anni di carcere, ho visto uscire in semilibertà un ergastolano non ostativo ai benefici.
Tremava e aveva paura e mi ha fatto tanta pena, ho pensato che forse era meglio che lo avessero fatto morire in santa pace chiuso nella sua tomba.

15/12/2013
Ho pensato tutto il giorno a quel povero ergastolano che è uscito ieri e alle difficoltà che troverà fuori.
Per fortuna o sfortuna, a secondo i punti di vista, io non avrò mai questi problemi.
Penso che quando una persona esce dal carcere la prima cosa che deve fare è reimparare a vivere in libertà.
Non è facile, perché in galera perdi qualsiasi responsabilità.
E poi non sai come comportarti se qualcuno non ti dice cosa fare e cosa pensare.

16/12/2013
L’umanità, a torto o a ragione, me ne ha fatte passare di tutti i colori, ma io non ho smesso ancora di amarla e non lo farò mai fin quando ci saranno persone come la deputata Laura Coccia che oggi è venuta a trovarci in carcere nella Redazione di Ristretti Orizzonti, insieme al deputato Fausto Raciti e altri parlamentari, per raccogliere, sentire e ascoltare le urla dei detenuti e degli uomini ombra.

17/12/2013
Ho pensato per tutta la sera alla visita che ci ha fatto ieri l’onorevole Laura Coccia del partito democratico.
Sono rimasto colpito dalla sua giovane età e dai suoi problemi fisici, da cui non si è fatta fermare nella vita. E soprattutto dalla sua sensibilità.
Ci ha ascoltato con grande attenzione e a tratti il suo silenzio ci ha trasmesso tanto amore sociale.
Era da tanto tempo che non sentivo più questa energia affettiva che mi ha riscaldato il cuore e la cella per tutto il giorno (oltretutto oggi faceva anche un freddo polare).

18/12/2013
Oggi pensavo che forse mi tengono ristretto nella sezione di Alta Sicurezza per farmi pagare che da molti anni lotto con tutte le mie forze pubblicamente per l’abolizione della “Pena di Morte Viva” in Italia (l’ergastolo ostativo). Ed è risaputo che in Italia un detenuto che lotta, pensa e scrive è sempre considerato pericoloso.

 
19/12/2013

Oggi è il compleanno della mia compagna, che mi aspetta da ventitré anni nonostante che di me avrà solo il mio cadavere.
E le ho scritto questa poesia: 

Dolorosa felicità 
Buio nel cuore
freddo nell’anima
amore doloroso
silenzioso
di ghiaccio
senza speranza
ma amore
solo amore
vero amore.

Amore prigioniero
fra stelle spente
e ombre velate
amore nell’infelicità
ma amore felice
immortale
eterno.

20/12/2013
Ieri c’è stato qui nel carcere di Padova il Quinto Congresso di “Nessuno tocchi Caino”,  è stata una bella esperienza.
E per due giorni mi sono sentito quasi una persona normale, ma ora è finito tutto e sono ritornato nella mia tomba a parlare e confrontarmi con altri miei compagni, cadaveri con me.

21/12/2013
Il carcere mi ha peggiorato, ma io sto cercando lo stesso di riabilitarmi.
Ed ho iniziato a farlo innanzitutto ai miei occhi. Oggi sono particolarmente contento perché ho letto nel giornale, come mi aveva già annunciato il segretario Sergio D’Elia, che sono entrato nel direttivo di “Nessuno Tocchi Caino”.

22/12/2013
Ci sono dei giorni in cui mi sembra che la mia cella sia quasi tutto l’universo.
E di non avere altro. Con il passare degli anni il carcere ti leva anche l’identità.

23/12/2013
Quando riesco a liberarmi dal dolore e penso a mio figlio Mirko e a mia figlia Barbara, alla mia compagna e ai miei due nipotini Lorenzo e Michael, riesco ancora a sentirmi felice.

24/12/2013
Oggi la mia cella è piena di malinconia.
Non c’è altro.
A parte il freddo.

25/12/2013
Oggi è Natale.
Ho telefonato a casa.
C’erano tutti, mancavo come al solito solo io.
La mia compagna per consolarmi mi ha detto che c’era il mio amore, i miei figli mi hanno detto che c’era il mio cuore ed i miei nipotini che c’erano i miei regali.

26/12/2013
Non credo in Dio, ma forse l’ho incontrato e l’ho sentito nelle centinaia di migliaia di ore trascorse in carcere, soprattutto nelle celle di punizione.

27/12/2013
Oggi sono stato tutto il giorno in compagnia dei miei ricordi di quando ero un uomo libero.
Poi sono stato in compagnia del pensiero che non lo sarò mai più.

28/12/2013
Questa mattina appana ho aperto gli occhi, ho pensato che un nuovo anno si avvicina ed io non posso fare altro, anche per quest’anno, che vedere la mia vita scorrere senza di me.

29/12/2013
Questa notte ho fatto un brutto sogno.
E mi sono sentito perduto.
Perduto per sempre.
Questa mattina ricordando il sogno ho amaramente sorriso.
E ho pensato che non ci fosse bisogno di sognare di essere perduto perché lo sono già nella realtà.

30/12/2013
Appena fa buio dalle sbarre della mia finestra entra una luce gialla dei fari del muro di cinta che alla cella dà un’atmosfera spettrale.
E in questo modo la mia stanza si riempie di ombre.

31/12/2013
Nei giorni di festa in carcere ti senti ancora più profondamente solo e inutile.

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