Comunicato stampa degli ergastolani di Spoleto in lotta per la vita: Cronaca di uno spettacolo teatrale in carcere

Comunicato stampa degli ergastolani di Spoleto in lotta per la vita

Probabilmente la maggioranza politica, e quella del paese, è contraria all’abolizione dell’ergastolo, ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano.
Essere in molti non significa di per sé che si abbia ragione.
In data 23 giugno 2009 nel carcere di Spoleto c’è stato uno spettacolo teatrale dal titolo “Fuori dall’ombra”, per appoggiare e sostenere l’abolizione dell’ergastolo.

All’inizio dello spettacolo è stato letto questo intervento.

“Benvenuti … solo poche parole per dirvi che:

Noi prigionieri attori crediamo che il teatro in carcere sia importante perché se un uomo spende tutta la sua vita compiendo poche semplici operazioni in una cella chiusa a chiave per giorni, mesi e anni, spesso per una vita intera, e non ha nessuna occasione di applicare la sua intelligenza o di esercitare la sua inventiva, si riduce ad essere meno di un animale.

Noi prigionieri attori crediamo che il teatro possa aiutarci a crescere, progettare, programmare, a lanciare segnali di fumo e a farci uscire dall’isolamento di un carcere, per questo noi speriamo che l’istituzione carceraria, gli enti locali e la società esterna siano sensibili e ci diano degli incentivi e finanziamenti per andare avanti.

Noi prigionieri attori speriamo che al prossimo spettacolo possano assistere anche i nostri familiari. Per noi sarebbe importante recitare davanti ai nostri figli, nipoti e compagne.

Noi prigionieri attori crediamo che la pena dovrebbe tendere al reinserimento sociale e non alla vendetta sociale, per questo dedichiamo questo spettacolo all’abolizione dell’ergastolo ostativo ai benefici, perché essere considerati colpevoli per sempre è un crimine contro la persona e l’umanità.

Molti di noi prigionieri attori sono ergastolani con oltre venti anni di pena espiata, alcuni entrati in carcere all’età di diciannove anni.
Il pensiero che un giorno potremmo uscire, ma che forse non potremmo mai uscire, non ci dà pace né di giorno né di notte.
E non c’è tortura che possa essere più dolorosa del dubbio della propria sorte.
L’incertezza del proprio destino ci procura più dolore di qualsiasi altro dolore.
Il dolore è la trama del nostro spettacolo … forte, crudo ma vero perché dopo tanti anni di carcere l’ergastolano diventa un uomo senza colpe, senza ricordi, senza passato, diventa un uomo solo … diventa un uomo innocente perché ormai è un uomo diverso.
Un ringraziamento a tutti quelli che ci hanno aiutato a realizzare lo spettacolo.
Grazie dell’attenzione.”
 

 

 

Cronaca di uno spettacolo teatrale in carcere


Ore cinque del mattino:

D’inverno nella mia cella non batte mai il sole.
Solo nei mesi caldi i suoi raggi entrano nella mia finestra.
Ho il lettino murato nel pavimento e non lo posso spostare, per questo tutte le mattine d’estate vengo svegliato dai raggi del sole che battono sul mio viso.
Penso:
- Oggi c’è lo spettacolo teatrale “Fuori dall’Ombra” dedicato all’abolizione dell’ergastolo ostativo, sarà un giorno da “Limoni neri”.


Ore otto:
Ripeto al muro della mia cella la parte che devo recitare.
E lui come sempre sta silenzioso ad ascoltarmi.
Gli dico che faccio questo spettacolo per dare un segnale positivo e costruttivo e per ricordare al mondo dei vivi che nel mondo dei morti ci sono persone che amano, sbagliano, sperano e sognano una vita di riscatto.
Il muro come al solito non mi risponde. Poveraccio, probabilmente ne ha viste più di me.


Ore dieci
Vado al passeggio e scambio due chiacchiere con i miei compagni ergastolani:
- Perché si limitano a tenerci vivi? Non abbiamo neppure un filo di speranza su cui appoggiarci.
- Stare in carcere senza sapere quando finisce la pena ci vuole tanto, troppo, coraggio.
- Non si può essere colpevoli, puniti e cattivi per sempre. Nessuna condanna dovrebbe essere priva di speranza e di perdono.
- L’ergastolano se vuole vivere più serenamente deve sperare di morire prima del tempo.
- Senza speranza l’uomo perde la sua umanità.


Ore quindici
Sta per iniziare lo spettacolo.
L’aria è calda.
Sento dei brividi nel cuore.
Sono emozionato molto di più di quando entravo in banca per rapinarle.
Guardo i miei compagni attori, molti di loro ergastolani.
Persone come me escluse dalla vita, chiuse nello spazio e nel tempo per sempre.
Ci siamo!

 

 

Ore ventiquattro
C’era tanta gente.
Lo spettacolo è andato bene.
Nonostante la sofferenza di una condanna che non finirà mai, vivo la mia vita libero di pensare i miei pensieri.
Ascolto il mio cuore.
Mi commuovo e sorrido perché in questo modo mi sento ancora vivo.
Spengo la luce e penso al mio dolore.
Dicono che nulla viene buttato.
Spero che sia così e che la mia vita non venga buttata e dimenticata nel buio di una cella.
Chissà se questa notte riuscirò a sognare.
È da tanto tempo che non ci riesco.
Chiudo gli occhi con la speranza domani di non riaprirli più.
Dio dei sogni, per una notte fammi sognare di avere un fine pena.

 

Carmelo Musumeci
Spoleto, 23 giugno 2009

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