La tortura del tempo in Italia

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:
Articolo 6: 
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti

Nell’universo c’è un mondo che si chiama Terra e in questa Terra c’è un paese che si chiama Italia.
In questo paese ci sono molte prigioni dove, unico posto al mondo, ci sono uomini condannati ad una pena infinita, ad una morte vera, una morte ad occhi aperti: l’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio.
Una pena del diavolo, crudele, inumana e degradante perché trasforma la persona in una statua di marmo.
Basti pensare: “… che il codice penale francese del 28 settembre 1791, pur prevedendo la pena di morte, avesse abolito l’ergastolo, ritenuto, molto più della pena capitale, disumano, illegittimo, inaccettabile nella misura che rende l’uomo schiavo, realizzando di fatto una ipotesi di servitù coatta, legittimata in nome di una pretesa superiore ed inviolabile ragione di Stato.”
(Fonte: Disegno di legge per l’abolizione dell’ergastolo per l’iniziativa della Senatrice Boccia Maria Luisa, 2007).
Mentre in tutti i Paesi nel mondo, anche dove esiste la pena di morte, il condannato alla pena dell’ergastolo ha la speranza o una possibilità di poter uscire, in Italia, chi è condannato con l’ergastolo ostativo per “reati associativi” (divieto di concessione di benefici: art. 4 bis L. n. 354 del 1975) non potrà mai uscire se non collabora con la giustizia, quindi, se al suo posto non ci mette qualche altro.
Non più coercizioni e punizioni corporali, come ai tempi dell’inquisizioni nel Medioevo, ma delazione.
Non più l’uso della tortura fisica per estorcere la verità, ma solo la tortura del tempo e dell’anima, molto più dolorosa di quella fisica.
Una pena senza la speranza di una fine annienta chi la sconta.
La pena dell’ergastolo giustifica qualsiasi reato commesso perché una condanna senza speranza non è giustizia: è la vendetta di una Giustizia ingiusta.
In Italia ci sono molti umani che tengono chiusi in una cella altri umani da più di 30 anni e in alcuni casi da 40 anni e più, contro qualsiasi diritto comunitario e internazionale.
In Italia ci sono molti giovani ergastolani che aspettano di invecchiare e vecchi ergastolani, stanchi e ammalati, che invece aspettano di morire per finire la loro pena.
Una pena senza fine non potrà mai essere né giusta, né umana: è solo una condanna a morte a rallentatore.
- Se cercassimo di aiutare chi commette reati, anziché limitarci a reprimere, avremo molta meno delinquenza (Don Oreste Benzi).

Carmelo Musumeci


Carcere di Spoleto
Ottobre 2009

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