Diario Gennaio 2015

 

Diario Gennaio 2015

1/01/2015

Questa mattina quando mi sono svegliato, per la prima volta in tutti questi anni, ho affrontare il primo giorno dell’anno nuovo non pensando più che la mia unica via di fuga e di salvezza dall’Assassino dei Sogni fosse solo la morte.

2/01/2015
Oggi commentando con una educatrice la notizia dell’ultimo detenuto che s’è tolto la vita le ho detto che il carcere non è poi così crudele e cinico come appare, perché esegue solo il suo compito, quello per cui gli uomini l’hanno creato.
E semmai sono gli uomini che lo rendono cinico e crudele.

3/01/2015
Quel fortunato del mio cuore ha delle amiche eccezionali che gli vogliono bene e una di queste, Monica, gli ha scritto: “Inizia un nuovo anno, si ricomincia da capo mettendo un giorno accanto all’altro riempiendolo di amore. Tu sei capace di questo, sei ricco di amore, sai amare più di tante persone che fuori pensano di “vivere”. A differenza del mio cuore, a me invece non vuole bene nessuno e sono circondato solo da guardie, sbarre e cemento.

4/01/2015
Ieri mi sono addormentato tardi.
Ed ho passato gran parte della notte in bianco rigirandomi ogni due minuti sul letto, a pensare cosa fare di quello che mi rimane della mia vita.

5/01/2015
Dopo tanto tempo, oggi sono andato all’aria.
Di solito i detenuti passeggiano avanti e indietro, io invece preferisco girare intorno al cortile, perché odio, dopo pochi passi, fermarmi davanti a un muro per fare dietro front.

6/01/2015
Oggi ho telefonato alla mia compagna e ci siamo scambiatI due coccole.
E nonostante che siano più di 23 anni che non lo posso fare, provo sempre il desiderio di stringerla fra le braccia, più che vivo che mai.

7/01/2015
Oggi ho provato una serie di sentimenti contrastanti: paura, timore e ansia, che venivano dal profondo del cuore e dell’anima.
Purtroppo la pena dell’ergastolo avvelena la tua esistenza e se tenti di resistere diventi matto.

8/01/2015
Mi hanno appena chiuso il cancello della mia cella.
E sto pensando che quello che mi colpisce più di tutto dell’Assassino dei Sogni è il silenzio che cala quando ci chiudono nei nostri canili.

9/01/2015
Durante un incontro del progetto Scuola-Carcere uno studente ci ha chiesto cosa facciamo tutto il giorno per ammazzare il tempo.
Gli ho risposto che non siamo noi ad ammazzare il tempo ma è lui che ammazza noi.

10/01/2015
Oggi è stata una giornata da limoni neri.
In carcere le persone vivono a stretto contatto, come le acciughe, perché si è costretti a stare vicini, molto più vicini di quanto sarebbe naturale.
E tuttavia ognuno è solo con la propria solitudine nel cuore.

11/01/2015
Ho preso l’influenza e mi sono rifugiato nel mio letto e nel mio cuore tutto il giorno, a pensare che l’ergastolano passa il tempo in attesa di crepare.

12/01/2015
Il carcere è uno strano mondo, pieno di persone strane, ma incredibilmente spesso le persone più mentalmente prigioniere sono proprio le guardie.
Io, nonostante cerchi di vedere le cose per quelle che sono, di essere obiettivo e di non avere pregiudizi, faccio molta fatica a capirle specialmente quando vengono a lavorare incazzati neri come se fossimo noi la causa dei loro problemi.

13/01/2015
In carcere si è tagliati fuori dal mondo.
Oggi per tutto il giorno ho cercato di guardare dentro di me, ma non sono riuscito a vedere nulla.
Ci sono dei giorni come questi che non so cosa fare.
E soprattutto non so neppure se voglio fare qualcosa.

14/01/2015
Domani o dopodomani viene mia figlia a trovarmi.
I miei figli sono sempre al centro del mio cuore, perché sono la luce nel buio della mia malinconia.
A volte però penso che vorrei che i miei figli vivessero senza di me ma senza dimenticarmi.

15/01/2015
Oggi ho visto un mio compagno più triste del solito.
In carcere si vive uno accanto all’altro, ma ognuno vive la sua vita.
E si sa poco uno dell’altro.

16/01/2015
In tanti anni di carcere ho molto sofferto, ma ho anche trovato delle persone sconosciute con l’amore nel cuore che mi hanno anche tanto aiutato.
E penso che sono in vita anche per loro.
Tiziana mi ha scritto:
(…) Le lacrime fanno belli gli occhi. Dopo tanto dolore, Carmelo, auguro a te e ai tuoi cari di poter comunicare la bellezza rinnovata di questi occhi che hanno dovuto piangere tanto, ma che ora, resi ancora più belli e trasparenti dalla sofferenza, sono pronti a sorridere grazie all’amore che li ha tenuti in vita.

17/01/2015
Sembra che i cancelli delle carceri gemano e strillino solo quando li spalancano, perché oggi ho notato che alla mattina quando mi aprono il blindato della cella questo stridula in segno di protesta ed invece alla sera quando me lo chiudono non fa nessun rumore.

18/01/2015
Oggi sono stato tutto il giorno a letto sotto le coperte dove nessuno può sentirmi o vedermi, a chiedermi che farne della mia vita. La condanna alla “Pena di Morte Nascosta” (come la chiama Papa Francesco) ti toglie qualsiasi prospettiva e progetto.
La condanna all’ergastolo è diversa da tutte le altre pene, perché è una pena del diavolo che rasenta il sovrannaturale.

19/01/2015
Mia figlia mi legge sempre nei miei pensieri.
E questa sera al telefono mi ha detto di stare tranquillo che questa sarà la volta buona.
Lei non si stanca mai di aspettarmi.
Io ormai più che per me lotto solo per lei, mio figlio e i miei due nipotini.

20/01/2015
Nel mio intervento al seminario dei giornalisti che s’è svolto qui nel carcere di Padova ho detto che vivere una intera vita chiuso in una gabbia è certamente la peggiore delle torture, perché se non sai il giorno, il mese e l’anno che finirà la tua pena praticamente sei perso nel nulla.

21/01/2015
Ieri al Seminario di formazione per i giornalisti che si è tenuto qui al carcere di Padova ho potuto incontrare tante persone, ma l’incontro più emozionante è stato con Giuseppe Ferraro, Professore di Filosofia Morale all’Università Federico II di Napoli, ci conosciamo dai tempi in cui lui veniva al carcere di Spoleto e dalla nostra successiva corrispondenza è nato l’epistolario “L’Assassino dei Sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano”, curato dalla brava giornalista, con l’amore sociale nel cuore, Francesca de Carolis.

22/01/2015
Ho scritto il racconto dell’incontro con Giuseppe Ferraro:
“Lo vedo arrivare lontano.
Carmelo come stai?
E i nostri occhi iniziano subito a parlarsi.
Giuseppe, non ti nascondo che è dura perché quest’anno sono entrato nel ventiquattresimo anno di carcere. E ti confido che da un po’ di tempo trascorro notti difficili. Agitati da ricordi e pensieri. E non riesco più a separare gli uni dagli altri. Devi sapere che non riesco più a sognare la libertà, neppure quando dormo. E non sognare la libertà è ancora più doloroso di non averla. Non ho quasi più nulla a cui aggrapparmi. Riesco a malapena a ricordare che una volta, tanti anni fa, ero un uomo libero.
I nostri sorrisi corrono subito ad abbracciarsi.
Carmelo, lo so la lotta per la libertà è una strada lunga, fatta di sacrificio, dolore e fallimento, ma, credimi, è una via che vale la pena lo stesso di percorrere. Non ti devi arrendere. Ce la puoi fare. Ce la devi fare. Ce la farai.
Noi due invece ce la prendiamo più comoda.
Giuseppe, ho paura che per me la strada per la libertà sia una via senza nessuna uscita. A volte non so proprio cosa fare. E cosa pensare. E spesso mi convinto che la speranza uccide più della rassegnazione. Per molti uomini ombra la libertà è così irraggiungibile che sarebbe meglio smetterla di sognarla!
E ci veniamo incontro più lentamente.
Carmelo, in certe condizioni non hai scelta. Non devi fare quello che puoi fare, ma quello che vuoi. Niente di meno. E niente di più. Nient’altro. Devi cercare di capire i tuoi pensieri. E non arrenderti. Soprattutto, non devi pensare che non puoi fare nulla per cambiare il tuo destino, perché non è vero.
Quando siamo ad un metro di distanza uno dall’altro ci fermiamo.
Giuseppe, è dura continuare a vivere quando sai già come andrà a finire la tua vita, per questo la pena dell’ergastolo ti spinge ad amare più la morte che la vita.    Allarghiamo le braccia.
Carmelo, non arrenderti, non arrenderti mai.
Poi per qualche lungo istante ci fissiamo negli occhi.
Giuseppe, ormai la mia vita è una lunga marcia attraverso la notte. E avanza verso un burrone, senza nessuna possibilità di evitarlo. Ti confido che spesso mi sembra che vivo solo per mantenere in vita il mio corpo. Più passano gli anni e più mi sento un morto che respira. Incomincio a essere stanco. A volte così stanco anche di respirare.
Facciamo tutti e due un lungo respiro.
Carmelo, coraggio. Vedrai che un giorno ti porterò in giro con la mia moto.
Poi facciamo entrambi su e giù con il capo.
Giuseppe, lo Stato mi ha sepolto per sempre nel buio di una cella e non avere futuro è peggiore di non avere vita. Sono più di ventitré anni che vivo senza vita. Forse sto diventando vecchio. E per i vecchi il carcere è ancora più triste e brutto. Le mie giornate ormai sono vuote, perché non ho più nulla da aspettare per tutto il giorno. E so che ormai ho solo la possibilità di invecchiare. Soffrire. E morire. Il mondo del carcere mi appare sempre più un universo buio. E confuso. Un vecchio ergastolano come me non può fare altro che prepararsi a morire. A volte non mi è proprio facile vedere trascorrere la mia vita senza di me. Credo che sia inumano punire una persona per sempre. Una punizione eterna perde di senso e si trasforma in tortura, vendetta e sadismo.
E ci abbracciamo.
Carmelo, devi essere forte. Devi sapere che l’amore e la voglia di lottare non potranno mai essere cancellati, eliminati, abbattuti da nessun carcere. Non ti devi rassegnare. Chi lo fa rinuncia a vivere. E ricordati che l’amore è più forte dell’Assassino dei Sogni. E chi ama, anche quando il tuo cuore è ingabbiato, soffre di meno.
Felici di abbracciarci.”

23/01/2015
Sto raccogliendo centinaia di certificati di detenzione dagli ergastolani di tutta Italia e ho notato, sia nei funzionari dell’amministrazione pubblica che di quella giurisdizionale, una fantasia creativa veramente spregiudicata. Sono passati dalla vecchia formula fine pena mai scritta in rosso, al fine pena 9.999 o a quello ancora più incredibile del fine pena 99/99/999. Penso che sia proprio irragionevole che in uno Stato di Diritto si scriva in un certificato di detenzione di un condannato fine pena 9.999, perché a mio parere sarebbe molto più serio scrivere “finché morte non vi separi dalla vostra pena”.
24/01/2015
In questi giorni sto accusando segni di stanchezza.
E da un po’ di tempo al mattino mi sveglio terrorizzato dalla giornata che ho davanti.
Ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato dentro di me, perché continuo lo stesso a fare sera e a fare mattina per nulla.

25/01/2015
Ho scritto un altro articolo:
La morte di un “matto” fra le sbarre.
Non so perché, ma penso che le brutte notizie in carcere fanno più male che fuori.
Oggi ho letto questa notizia sulla rassegna stampa:
“Ha aspettato la fine dei controlli giornalieri. Ha scambiato due parole con un infermiere e ha guardato gli agenti e il personale allontanarsi dalla cella. Poi, una volta rimasto solo, si è tolto la maglietta intima e l'ha trasformata in un cappio da legare alle sbarre della cella. Così un uomo, un italiano di circa 50 anni, si è tolto la vita all'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove era rinchiuso da tempo. È successo nei primi giorni di gennaio, almeno due settimane fa, anche se la notizia è emersa ed è stata confermata solo in questi giorni.”(Il Fatto Quotidiano, G.Zaccariello)
E chissà perché quando muore un “matto” in carcere, che le persone perbene chiamano ospedali psichiatrici, mi arrabbio di più. Forse perché nelle carceri ci si finisce perché lo vuoi tu o lo vuole la tua vita, invece nei manicomi ci vai da innocente, perché lo vuole Dio, o la natura per lui. Forse semplicemente quando muore un matto in carcere mi ricordo di quella volta, appena ventenne, che mi mandarono al manicomio di Montelupo Fiorentino dove mi riempirono di pugni nel cuore e calci nel corpo e mi legarono per lungo tempo al letto di contenzione.
Fu lì che conobbi Concetto. Chissà se è ancora vivo. Non penso, almeno lo spero per lui. Probabilmente, a quest’ora, per sua fortuna, sarà nel paradiso dei matti. Spero solo che non sia morto legato nel letto di contenzione o con la camicia di forza.
Mi ricordo che Concetto per il carcere dei matti era un osso duro. E gli operatori del manicomio potevano fare ben poco contro di lui perché lui non aveva più né sogni, né speranze. D’altronde non ne aveva quasi mai avuti. Non c’era con la testa. Era quasi tutto cuore e poco cervello, ma era buono e dolce come lo sanno essere solo i matti. Non parlava quasi mai con nessuno. Lo faceva solo con me. Mi ricordo che Concetto viveva di poco e di niente. Il mondo non lo interessava più. Il mondo lo aveva rifiutato e lui aveva rifiutato il mondo. Non gli interessava neppure più la libertà perché lui ormai si sentiva libero di suo. E non dava confidenza a nessuno, ma non gli sfuggiva niente. Concetto mi aveva raccontato che era cresciuto da solo. Senza nessuno. Prima in compagnia delle suore. Poi dei preti. La sua infanzia non era stata bella. Non aveva mai avuto famiglia. Nessuno lo aveva mai voluto. Nessuno aveva mai voluto stare con lui. Fin da bambino aveva imparato a tenersi compagnia da solo. Solo con il suo cuore. E con la sua pazzia. Neppure il carcere lo aveva voluto. E lo avevano mandato al manicomio. Si era sempre rifiutato di sottomettersi alla vita e al mondo. E dopo si era rifiutato di sottomettersi all’Assassino dei Sogni dei matti, per questo lo tenevano quasi sempre legato. Tutti pensavano che fosse pazzo da legare. Lo pensava pure lui. Io invece non l’ho mai pensato. E non l’ho mai dimenticato nonostante siano passati quarant’anni. Nel suo sguardo non c’era nessuna cattiveria come vedo spesso anche adesso nelle persone “normali”.
Spero che chiudano molto presto gli Opg perché non sono altro che luoghi di tortura. E chissà quanti Concetti ci saranno ancora dentro quelle mura.

26/01/2015
Questo mese sembra non finire mai, forse perché in carcere il tempo si dilata in un minuto qualsiasi, in un’ora qualsiasi, in un giorno qualsiasi di qualsiasi giorno.

27/01/2015
Sul mio articolo “La morte di un “matto” fra le sbarre” Alberto lo ha commentato: “Il tuo grido disturba questa falsa quiete di coscienza e ripropone interrogativi”.

28/01/2015
Claudio mi ha scritto queste belle parole: “Chiedi la forza a Dio. Chiedi la forza a chi senti ti possa aiutare. La tua anima è purificata, è rinnovata. Il tuo cuore e i tuoi sentimenti sono buoni. L’universo è contento di te. Tu stai contribuendo e non poco alla evoluzione del creato, alla evoluzione dell’uomo." Ed ho pensato che probabilmente Dio viene più amato dai “cattivi” che dai “buoni” forse perché serve più ai “cattivi” che ai “buoni”.

29/01/2015
Quando sono triste vado a rileggermi le lettere più belle, che conservo nell’angolo della felicità:
La legalità è fatta di legami, prima che giuridica, la legalità è affettiva. Nessuno è libero da solo, la libertà è fatta di legami". (Giuseppe Ferraro)

30/01/2015
Le mie speranze e i miei sogni sono già spariti da molto tempo.
Eppure, chissà perché, io sono ancora qua ad aspettare che mi aprano il cancello della mia gabbia.

31/01/2015
Un altro mese è finito. E per me non è cambiato nulla. Vivo nel nulla e di nulla.

 

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