Diario Giugno 2016

  Diario Giugno 2016

1/06/2016
Oggi, pensando ai miei figli, sono andato indietro nel tempo, perché preferisco pensarli quando erano piccoli che adesso che sono diventati grandi.
L’amore della mia compagna e dei miei due figli mi hanno aiutato a sopravvivere, ma in un certo modo mi hanno anche condannato a non togliermi la vita obbligandomi a vivere in questo terribile mondo di sbarre e cemento.

2/06/2016
Oggi pensavo che le ferite più dure che mi ha inflitto l’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamano i detenuti) sono state quelle che ho subito nelle sale colloqui quando non potevo abbracciare, carezzare i miei figli perché separati da un vetro divisorio.

3/06/2016
Ho incontrato un mio vecchio amico che non vedevo da anni.
E mi ha fatto veramente piacere.
L’amicizia in carcere spesso è importante quanto la libertà.

4/06/2016
Luca, della Comunità Papa Giovanni XXIII, mi ha mandato il suo libro fresco di stampa, dal titolo “L’eutanasia di Dio” (Edito da “Sempre”) con questa bella dedica:
Assisi, 15 maggio 2016. A Carmelo, hai fatto della tua storia la storia di tutti. Ti sei dato in pasto al mondo come “galeotto” ma il tuo cuore è immerso nella purezza di uomo “libero”… soprattutto “libero di amare”. Con affetto, Luca.

5/06/2016
Ho finito di leggere il libro che mi è arrivato ieri da Luca e mi sono molto commosso. Ho sempre pensato che la lettura di un buon libro ti può migliorare la vita, ma questo libro di Luca fa molto di più, ti apre il cuore all’amore. Ti fa comprendere che prima di ricevere amore bisogna dare amore. E quando ami la tua famiglia ami il mondo intero. Grazie Luca di avere scritto questo libro, ma forse più che te dovrei ringraziare il tuo cuore perché credo che l’autore di questo libro sia più lui che tu.

6/06/2016
Oggi pensavo che molte persone fuori credono che sia giusto liberarsi dei cattivi murandoli vivi e buttando via le chiavi, ma io credo che se si continua così alla fine là fuori rimarranno in pochi.

 

7/06/2016
Mi hanno concesso un breve permesso per andare a Firenze a presentare il mio ultimo libro “Gli ergastolani senza scampo. Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo”, scritto con il professore costituzionalista Andrea Pugiotto, con un’appendice del professor Davide Galliani, e con la prefazione del presidente onorario della Corte Costituzionale,Gaetano Silvestri e poi passerò qualche giorno a casa con la mia famiglia.

8/06/2016
Sono fuori.
Rimango sempre a bocca aperta quando esco dal carcere.
E mi stupisco di quanti bei colori ha la libertà, forse perché il carcere è un mondo in grigio e nero.
Dopo la presentazione del mio libro a Firenze mia figlia mi ha portato a casa ed è stata una delle cose più belle che mi sia capitata nella mia vita.

9/06/2016
Ogni volta che esco qualche giorno in permesso vivo davvero.
E mi sembra strano muovermi fra le persone del mondo libero.

10/06/2016
Oggi mentre mi sentivo l’uomo più felice dell’universo pensavo che ho vissuto troppi anni senza speranza e senza un domani e non mi sarà facile ritornare a vivere.
Poi ho lasciato cadere questi pensieri e ho cercato di concentrarmi per nascondere nel mio cuore più emozioni possibili, per tirarle fuori quando sarò di nuovo dentro l’ “Assassino dei Sogni”.

11/06/2016
Che bello essere a casa.
I miei nipotini sono splendidi.
Non perché sono i miei nipotini ma perché sono veramente fantastici.
E mi piace giocare con loro.

12/06/2016
Mi sento felice insieme ai miei figli.
E chissà perché in certi momenti invece di gustarmi la felicità penso a quanto sono stato infelice in tutti questi anni lontano da loro.

13/06/2016
Sono di nuovo dentro.
Ogni volta che rientro in carcere e vedo l’Assassino dei Sogni che mi guarda arrivare e spalanca la sua bocca per divorarmi mi viene voglia di voltarmi e di fuggire a gambe levate.
Poi invece mi faccio divorare.

14/06/2016
Quando questa mattina mi sono svegliato nella mia cella ho pensato che ogni volta che esco mi rendo conto che il mio mondo non esiste più: mi è rimasto solo l’amore, di tutto il resto non mi è rimasto più nulla.

15/06/2016
Domani mi laureerò per la terza volta, lo farò da uomo libero: uscirò alla mattina alle ore 9:00 e rientrerò alle 22:00.
Molti miei compagni in questi anni mi hanno spesso detto che non aveva senso studiare, ma io ho sempre sentito lo stesso il dovere di farlo.

16/06/2016
Oggi mi sono laureato in Filosofia con 110 e lode e il mio regalo più bello è stato passare una giornata da uomo libero con mia figlia.
Mentre passeggiavo con lei per il centro storico di Padova ho pensato che in tutti questi anni non ho mai sperato che un giorno avrei camminato per le strade con mia figlia perché la speranza mi è sempre sembrata una illusione.
Non sapevo quanto mi sbagliavo.

17/06/2016
Sto assaporando ancora la gioia della mia terza laurea.
E mi sono ricordato che in prima elementare ero stato bocciato. La stessa cosa era accaduta in seconda elementare. A nove anni per la mia famiglia ero già abbastanza grande per andare a lavorare. E sono entrato in carcere venticinque anni fa con la licenza elementare.

18/06/2016
Quando ricevo parole come queste da persone sconosciute mi sento l’uomo più felice, fortunato e libero del mondo.
Marina mi ha scritto:
Leggendo il tuo diario giornaliero mi sembra di sentirti già vicino nonostante, in realtà, ci siamo visti solamente una volta: venerdì 20 maggio alla giornata di studi. Sono Marina, quella ragazza imbarazzata che si è presentata a te con occhi lucidi ed emozionati. (…) ti stimo davvero profondamente per avere fatto sentire la tua voce (e il tuo cuore) anche fuori… sono fortemente convinta che tu non vivi solo lì dentro o nella vita dei tuoi familiari, ma anche in tutte le persone che ogni giorno ti portano un po’ con sé, leggendoti, pensandoti, scrivendoti.

19/06/2016
Il carcere rispecchia spesso la società esterna e c’è un detenuto che ha commesso un brutto reato e spesso viene emarginato dagli altri compagni.
Io invece non riesco a giudicarlo troppo severamente perché la mia esperienza mi ha insegnato che dietro a ogni crimine c’è una storia ancora più brutta del reato.
Penso che si può essere dei mostri anche avendo la fedina penale pulita o senza infrangere nessuna legge.

20/06/2016
Da quando sto usufruendo di permessi premio durante la giornata rimango spesso a fissare le sbarre del cancello della mia cella, a sognare ad occhi aperti di tornare a essere un giorno un uomo libero per sempre.

21/06/2016
Molti ergastolani non sono morti, ma neppure ancora vivi e oggi ho detto a un mio compagno ergastolano che il presente è tutto quello che abbiamo ma dobbiamo lo stesso pensare al futuro, per diventare almeno persone diverse.

22/06/2016
Un mio compagno che ha visto alla televisione il servizio di Lino Lombardi del TG2, quando mi ha intervistato a Roma durante il permesso per incontrare Papa Francesco, mi ha scritto:
Sono 16 anni che ci scriviamo, la prima foto tua, e tu quella mia, risale al tempo… del calendario degli ergastolani… Però non ti ho sentito mai parlare, perciò ieri ho conosciuto un altro aspetto: l’accento un po’ toscano che si percepisce dalle tue parole. Le immagini mi hanno commosso… Quando guardavi la vetrina di un negozio da fuori… Io ho pensato a quell’enorme spazio fisico, dopo 25 anni vissuti in un piccolissimo spazio, ero nella tua testa, ero nel tuo cuore, so cosa provavi perché entrambi siamo ergastolani, poi mi sono emozionato quando hai comprato un gelato, non quelli confezionati, ma prodotto artigianalmente, un senso di libertà… Ero, ripeto, emozionato nel vederti… Vedevo te ma è come se ci fossi io lì, so quello che può provare un essere umano dopo una porzione di vita passata dentro.

23/06/2016
Ho consolato un mio compagno che ha problemi con la fidanzata, dicendogli che l’amore è difficile da spiegare, si può solo provare.
E in tutti i casi amare qualcuno in carcere ci rende debole, ma ci dà anche la forza per continuare a scontare la nostra pena.

24/06/2016
Ho visto rientrare in galera un giovane che era uscito da circa un mese.
E appena l’ho visto di nuovo nel cortile a fare avanti e indietro ho pensato che non c’è nulla da fare, il carcere in Italia non lotta contro la criminalità, ma la produce.
Forse perché quando vivi intorno al male non puoi che farne parte.
E anche le guardie non sono nate cattive, è il lavoro che fanno che le fa diventare persone cattive.

25/06/2016
Mentre ero nel cortile del passeggio, sdraiato sopra un asciugamano, a ricordare le emozioni che ho provato l’ultima volta che sono uscito al permesso, ho pensato che la vita in carcere scorre senza viverla e si vive mezza vita e mezza morte.

26/06/2016
Sto scrivendo un nuovo romanzo perché ci sono storie che aspettano di essere raccontate, ma sono pochi gli scrittori che narrano quelle dei detenuti e ancora meno sono le case editrici che le pubblicano.
Per questo continuo a scrivere, per far conoscere le storie dei cattivi, come deterrente affinché altri non facciano i nostri stessi sbagli.
E anche per far sapere che si può essere “cattivi” anche senza commettere reati e “buoni” pur se si commettono, perché non è semplice scegliere tra il bene e il male, in particolar modo quando t’insegnano fin da bambino che il male in realtà è il bene.

27/06/2016
In questi giorni post laurea sto pensando cosa fare da grande e sinceramente non ho le idee chiare.
Desidererei fare un eventuale dottorato con borsa di studio, in questo modo potrei continuare a studiare e portare avanti la mia lotta per l’abolizione dell’ergastolo, ma chissà cosa troverò dietro l’angolo, perché, anche se non ho più l’ergastolo ostativo, il mio fine pena rimane nel 9.999.

28/06/2016
Penso che quando vivi troppo intorno al male alla fine non puoi che farne parte, ma, se la società rinunciasse in parte a vendicarsi, potremmo scoprire il bene. La stessa cosa accade quando qualcuno ci aiuta a vivere nel bene. E oggi ho scritto a un politico che io credo che molti ergastolani siano intelligenti anche se in passato hanno usato la loro intelligenza per fare del male. E chissà se la società o la politica lo saranno altrettanto per “costringerci” a rimediare, in parte, al male fatto, dandoci la possibilità di fare del bene.

29/06/2016
Papa Francesco sa che senza speranza non si può vivere e continua instancabile a esortare i legislatori italiani a ridare speranza a coloro che ora sono condannati all’ergastolo. E, nell’Anno Santo della Misericordia, continua a lottare, quasi in solitudine, contro l’esistenza in Italia della condanna a morte mascherata, o nascosta, come chiama lui la pena dell’ergastolo.
Ho letto che, durante un incontro organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Francesco ha riaffermato il suo “no alla pena di morte e all’ergastolo”: Il Ponteficie ha chiesto di “comminare pene che siano per la rieducazione dei responsabili e cercare il loro reinserimento nella società” sottolineando che “fare giustizia non è la pena in se stessa. Non c’è pena valida, senza la speranza. Una pena chiusa in se stessa, che non dà possibilità alla speranza, è una tortura, non è una pena.” (Fonte: rainews.it, 4 giugno 2016)

30/06/2016
Ho scritto di nuovo a Papa Francesco:
Francesco, la vita con una pena senza fine è una non vita. E assomiglia ad una morte al rallentatore perché veniamo ammazzati un po’ tutti i giorni e tutte le notti, perché ormai dentro di noi non esiste più futuro, nè speranza. Questa terribile pena ci spoglia di ogni cosa. Ci rimane solo l’amore, ma alla lunga ci levano anche questo. Viviamo, o sopravviviamo, fra sbarre e cemento e con un paio di ore d’aria all’aperto in un cortile, a volte con una grata sopra la testa, a fare avanti e indietro, da un muro all’altro, discutendo di nulla con altre anime perse, senza alcun pensiero e futuro per decenni e decenni. Moltissimi ergastolani hanno passato più anni della loro vita in carcere che fuori.
Francesco, grazie per quello che continui a dire, ma sembra che proprio i politici che si considerano “cristiani” non sentano, non vedano e non parlino, forse perché non sanno che la più efficace delle pene è il perdono, che ti fa uscire il senso di colpa. Se solo sapessero che il senso di colpa è molto più duro da sopportare di una condanna a vita, forse, probabilmente per farci soffrire di più, avrebbero già abolito la pena dell’ergastolo. Un abbraccio fra le sbarre.

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