Diario Agosto 2016

DIARIO AGOSTO 2016

 

1/08/2016
Il mese di agosto è tra i più duri da passare in carcere. Mentre fuori lo si attende tutto l’anno, qui dentro è brutto quasi come le festività. In questi periodi ti senti ancora più escluso dalla vita e dalla società.

2/08/2016
Mi colpiscono le brutte notizie che arrivano dalla TV. Non capisco tutto questo male e ha ragione Papa Francesco quando dice che questa non è una guerra di religione ma di follia.
Mi auguro che tutti i governanti del mondo non seguano i pazzi e cerchino sempre di impegnarsi nel bene, perché solo questo può sconfiggere il male.

3/08/2016
A un mio compagno sottoposto al carcere duro col regime del 41 bis, che sta passando un brutto momento, per provocarlo, con l’intento di dargli un po’ di forza, ho scritto di non sprecare energie sulle cose che può cambiare, ma di lottare piuttosto per quelle che non può cambiare.

4/08/2016
Oggi, ricordando l’incontro nel carcere di Spoleto con Don Oreste Benzi, ho pensato che per molti anni sono sempre stato convinto che per nulla al mondo sarei mai cambiato. Invece è bastato il sorriso sornione di un uomo buono per farmi cambiare idea.

5/08/2016
Per quelli che pensano che la pena di morte (o l’ergastolo) sia un deterrente, condivido una notizia interessante che ho letto recentemente:
"Nel 1471, Isabella I di Russia aveva promesso di non applicare la pena di morte una volta salita al trono, promessa che mantenne durante i vent’anni del suo mandato. L’Europa rimase sconcertata, perché non ci fu il pronosticato aumento della criminalità e dei delitti che si dava per certo”.

6/08/2016
Oggi pensavo che ho studiato per tanti anni per cercare di migliorare la mia vita, perché come diceva il filosofo Bacone “Chi sà può”, ma ho anche scoperto che se sai tante cose soffri di più se stai chiuso in cella e non hai nessuna certezza di uscire.

7/08/2016
In questo periodo sto lavorando per pubblicare un fumetto con l’associazione Antigone sui miei venticinque anni di carcere.
Dovrebbe uscire a novembre e penso che tutte le “armi” possano aiutare a sconfiggere la pena di morte viva in Italia.

8/08/2016
Sperare senza lottare non ha mai aiutato nessuno.
Per questo, nonostante la mia situazione sia migliorata dato che ho iniziato ad uscire in permesso, continuo a lottare per avere un fine pena.
E sto dando il mio contributo per organizzare, qui a Padova, un convegno sull’ergastolo a fine ottobre o inizio novembre.

9/08/2016
Oggi pensavo che molte vittime dei reati non perdonano i loro carnefici perché sono convinte che se lo facessero diventerebbero loro complici. Ma non è così. È vero piuttosto il contrario.

10/08/2016
Leggendo sul giornale una dichiarazione di un noto esponente dell’antimafia ho pensato che molti di loro parlano di sicurezza e giustizia (o di vendetta, a seconda dei punti di vista), ma mai di riconciliazione.

11/08/2016
Ho ricevuto una lettera da un compagno che è sottoposto al carcere duro del regime del 41 bis da oltre vent’anni.
Penso che sia difficile capire cosa è giusto o sbagliato in un luogo istituzionalmente “violento” come quello.

12/08/2016
In questi venticinque anni di carcere non mi sono mai preso il lusso di sperare ma, da quando non ho più l’ergastolo ostativo, ho iniziato di nuovo a farlo.
E adesso mi viene più difficile fare il morto e non sentire dolore.

13/08/2016
Oggi mettendo un po’ d’ordine nelle mie carte, ho letto che il carcere spesso mi ha definito arrogante, sconsiderato e anarchico. Eppure ho solo tentato di tenermi in vita.
Mi piacerebbe far capire che per migliorare le nostre Patrie Galere basterebbe intervenire sul piano politico, sociale ed economico.

14/08/2016
Mi arrivano ancora numerose lettere di congratulazioni per la mia terza tesi di laurea.
Oggi da Lucia ho ricevuto queste belle parole:
-
Ho letto intanto lo stralcio della tesi che mi hai mandato e, come ogni volta che leggo un tuo scritto, resto a bocca aperta per questo tuo stile così fluido, mai pesante, di qualunque cosa tu parli, ma nello stesso tempo sempre così intenso. Questo “bambino deviante” mi ha preso subito il cuore e come non stare dalla sua parte, lui che stava dalla parte dei pidocchi?

15/08/2016
Oggi è Ferragosto e, per ricordare quanto sia difficile questo periodo in carcere, nei giorni scorsi ho scritto un articolo, dal titolo, appunto, “Estate da ergastolani”:

Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, mentre non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale.
Questa è la prima estate senza Marco Pannella e la sua mancanza si sente. Credo che ad agosto nessun politico di spessore girerà per le carceri come faceva lui per ricordare che in Italia esistono ergastolani per i quali, attualmente, non è prevista la concessione di alcun beneficio. E per questi reclusi la condanna all’ergastolo risulta fissa ed immodificabile.
La nostra Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa e non vendicativa. Ma quale beneficio rieducativo potrà mai apportare una pena perpetua? La pena dell’ergastolo, più che imprigionare il
corpo, uccide la vita perché è, nello stesso tempo, una pena di morte e una tortura. E non è facile migliorare e cambiare quando hai solo la possibilità d’invecchiare, morire e soffrire in una cella.

In questa torrida estate ho pensato di scrivere ad alcuni ergastolani sparsi nelle nostre Patrie Galere per raccogliere pensieri e testimonianze e farli conoscere all’opinione pubblica. Ecco cosa mi hanno scritto alcuni di loro:

- Gli ergastolani più fortunati si creano ogni giorno un mondo interiore costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Io, invece, mi sono stancato di sperare. È meglio non avere speranza che nutrirne di false. Tanto, con la condanna all’ergastolo, la vita non vale più nulla: ciò che ti rimane è solo il passato. E ogni giorno che passa non è uno in meno da scontare. Carmelo, mi sono arreso, o, meglio, me ne frego. Che facciano quello che vogliono. Ormai ho 58 anni, potrei vivere altri dieci anni e arrivare a circa a 70 anni; quindi uscirò da morto. Con la pressione che mi ritrovo, se penso all’ergastolo ostativo, morirò prima. Meglio non pensarci. Adesso che Marco Pannella è morto non è facile che trovino uno che lo possa sostituire. Come vedi ci va tutto male.
(Salvatore, da 33 anni in carcere, detenuto a Termini Imerese).

- Un compagno, che è in cella con me e al quale mancano solo un paio di mesi prima di uscire, si è confidato e mi ha detto che i secondi gli stanno sembrando minuti, i minuti ore, le ore giorni ed i mesi anni. Gli ho risposto: “Per fortuna che io ho l’ergastolo e non ho bisogno di contare né i giorni, né i mesi, né gli anni. Conto solo i capelli bianchi che mi stanno venendo”. Il mio compagno ha annuito. Poi ha amaramente sorriso. E alla fine abbiamo riso insieme, anche se non c’era nulla da ridere perché, con questa pena, la vita diventa peggiore della morte.
(Giuseppe, da 28 anni in carcere, detenuto a Nuoro).

- Ciao Carmelo, qui continua la calma piatta più totale e un caldo disumano contribuisce alla stasi. Nessuno cucina più: l’idea di accendere il fornello ci terrorizza. Già la notte sto incominciando a dormire a terra, e chi se ne frega degli scarafaggi. Tutta colpa di queste dannate bocche di lupo in plexiglass: sembra di stare in una serra. Per assurdo, all’aria fa più fresco anche in pieno sole. Infatti, ormai, alla fine ci ritroviamo un po’ tutti a sonnecchiare e a cercare di assorbire il fresco del cemento negli angoli più bui.
(Pasquale, da 30 anni in carcere, detenuto a Spoleto).

- Caro Carmelo, un compagno di qui, circa un mese fa è stato a Sollicciano per un’udienza. L’hanno messo con un detenuto dicendo che stava un po’ giù. Lui ci ha chiacchierato, ha tentato di tirarlo su e sembrava che si fosse rasserenato. Il secondo giorno il compagno è voluto scendere all’aria. È risalito neanche dopo dieci minuti, perché gli era montata l’ansia. Tornato in sezione ha trovato il suo compagno di cella morto impiccato. La guardia non se n’era accorta e, per quanto sia stato inutile, sono stati i detenuti a tentare di rianimarlo. La guardia era inibita dalla paura e inizialmente non è arrivato nessun medico. Per il nostro compagno è stata una brutta esperienza: mentre ce la raccontava piangeva.
(Alberto, da 28 anni in carcere, detenuto a San Gimignano).

- Caro Carmelo, mi trovo nel carcere di Livorno. Ho già chiesto di poter parlare con il coordinatore responsabile della sezione e, molto probabilmente, finirò in isolamento nelle celle di punizione perché non ho nessuna intenzione di stare in tre in una cella che è stata costruita per un detenuto. Mi hanno già informato che a chi sceglie questa strada gli viene fatto rapporto e denuncia.
Appena sono arrivato ho capito che aria tirasse. Per dirtene una: qua nessuno può tenere un solo rasoio usa e getta nella cella. Tutte le volte che uno vuole farsi la barba deve chiedere il rasoio alla guardia di turno e, per di più, solo dopo le 9 del mattino. All’unico accappatoio che avevo e ad un giubbino ho dovuto tagliare il cappuccio. A me sembra di rivivere i primi giorni dell’arresto.

(Roberto, da 23 anni in carcere, detenuto a Livorno).

- Carmelo, ho letto tutto quanto mi hai mandato e, pur se i tuoi scritti mi aiutano a vedere in positivo, in questo posto, dove sembra assente anche l’eco di una campana, non si può certo avere un minimo di gioia. Qui la vita è triste, monotona, i giorni sono diventati lunghi e le notti ancora di più. Prima per le condizioni carcerarie e poi perché da circa tre mesi non sto bene con la salute. Sono ripiombato nel buio più totale: non faccio nulla dalla mattina alla sera, non mi confronto più con nessuno, non metto in gioco né i miei pregi, né i miei difetti. Carmelo, non riesco più a odiare nessuno e questo non fa altro che farmi ammalare perché se prima imprecavo e odiavo questo mi dava la giusta carica per sopravvivere, mentre adesso che non impreco e non riesco a odiare mi sento morire ogni giorno. Ciò che non so più rivolgere verso gli altri lo uso contro di me. E sono certo che questo mi porterà al disfacimento.
(Giuseppe, da 26 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

- Caro Carmelo, mi trovo nella cella cosiddetta liscia, senza TV, né luce, addirittura con la finestra saldata che non si può aprire, i muri imbrattati di feci e così via. Roba che ti fa rabbrividire. È veramente una vergogna che ancora oggi esistano queste realtà.
(Mimmo, da 31 anni in carcere, detenuto a Carinola).

- Carmelo, qui fa caldo… non si respira e di aprire le celle non se ne parla proprio. Non so nemmeno cosa sto scrivendo… il caldo non mi fa concentrare e purtroppo sono un paio di giorni che non sto bene… mi sembra tutto inutile, insensato. Questa condanna maledetta mi sta devastando l’anima, mi sembra di aver perso le forze. Sarà il caldo, sarà la “carcerite cronica” che ho? Boh!
(Giovanni, da 23 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

- Ciao Carmelo, come stai? Io un po’ incasinato. Ho preso una denuncia per minaccia a Pubblico Ufficiale. Pensi che sarà valutata in modo negativo? Ho fatto l’istanza per Volterra: cavolo meno male che qui si stava bene! Mi stanno martellando: ho già subito quattro perquisizioni in un mese. Alla fine sono scoppiato, ma credo che sia umano quando vedi trattare la tua roba personale come stracci. Mi hanno preso di mira, ma io non so cosa vogliono da me. Mi faccio la mia galera senza disturbare nessuno, mi alleno, ascolto la musica, scrivo, leggo e non faccio comunella con nessuno. Il vice comandante mi ha detto: “Da quarant’anni faccio questo lavoro e so riconoscere un criminale da uno sbandato”. Vorrei tanto capire da dove, anzi, in che modo ha dedotto che io sia un criminale dato che mi ha visto una volta. Comunque, cosa mi consigli Carmelo?
(Massimiliano, da 21 anni in carcere, detenuto a Porto Azzurro).

16/08/2016
Gli scrittori sono come i vampiri, si nutrono delle emozioni di chi li legge, e oggi le parole di uno sconosciuto che ha letto il mio ultimo libro mi hanno fatto particolarmente piacere:
La gente che scrive con il cuore ha la capacità di comunicare più di quelli che scrivono con la testa.

17/08/2016
Oggi avrei dovuto uscire in permesso, sei giorni da passare in famiglia per festeggiare a casa la mia terza tesi di laurea, ma nonostante il Magistrato di Sorveglianza mi avesse concesso il permesso, un Procuratore l’ha impugnato e adesso devo aspettare che si pronunci il Tribunale di Sorveglianza di Venezia.

18/08/2016
Sono ancora tanto deluso perché se la Procura non mi avesse impugnato il permesso a quest’ora potevo essere a casa a giocare con i miei nipotini e invece sono dentro la mia cella.
Chissà quando mi fisseranno l’udienza di ricorso.

19/08/2016
È stato difficile spiegare alla mia famiglia che la legge prevede, anche senza nessuna motivazione logica, che la Procura possa bloccare il permesso che ti è stato concesso dal Magistrato di Sorveglianza.
Sono dovuto ricorrere all’aforisma che se fuori due più due fa quattro, in carcere fa cinque, ma non hanno capito ugualmente. E allora ho detto loro che purtroppo la legge è fatta di norme strane e a volte neppure i giudici possono fare nulla.

20/08/2016
Un compagno che mi vede sempre scrivere mi ha chiesto perché lo faccio.
Gli ho risposto che la storia del carcere mi ha insegnato che le cose cambiano quando i prigionieri s’incazzano e cominciano a scrivere.

21/08/2016
Sono tanto stanco di stare in carcere e oggi pensavo che è giusto che una persona debba pagare il male che ha fatto, ma non lo è se deve soffrire per tutta la vita.

22/08/2016
Oggi ho letto sul giornale che un altro detenuto si è tolto la vita.
Ho pensato che in carcere non si vive, si sopravvive, e purtroppo alcuni detenuti credono che sia meglio morire in un istante piuttosto che lentamente per anni.

23/08/2016
Questa mattina quando ho aperto gli occhi ho pensato che non so più a quale mondo appartengo.

24/08/2016
Ho visto alla Tv le immagini terribili del terremoto che ha devastato il Centro Italia. In carcere ci si sente ancora più inutili e più impotenti di fronte a tanto dolore.

25/08/2016
Oggi mi sento senza via d’uscita, parcheggiato in un binario morto e sto pensando che non c’è niente di certo nella vita a parte la pena dell’ergastolo.
Adesso chissà quanto tempo ci vorrà prima che il Tribunale di Sorveglianza mi discuti il permesso che ha impugnato la Procura.

26/08/2016
Oggi ho incontrato un detenuto che dice di avermi già incontrato in un carcere della Sardegna, ma io non me lo sono ricordato.
Riesco a ricordare cose di tanti anni fa, quando ero un uomo libero, ma poco dei tanti anni passati in prigione.

27/08/2016
Durante la presentazione del Rapporto 2016 di “Nessuno Tocchi Caino” dal titolo: “La pena di morte nel mondo” Rita Bernardini ha letto una lettera del Presidente del Senato Pietro Grasso che ha definito la pena di morte una barbaria, ma non ha detto nulla sull’esistenza in Italia, patria del diritto romano e della cristianità, della “pena di morte viva”(o, come la chiama Papa Francesco, “pena di morte mascherata”) prevista dalla condanna all’ergastolo.

28/08/2016
Sono ancora deluso per il permesso che mi avevano dato e che però non mi hanno concesso.
E in questi giorni di amarezza sto pensando che a volte non serve a nulla cercare di cambiare il proprio destino perché è come lottare contro i mulini al vento

29/08/2016
Un mio compagno ce l’ha tanto con una guardia che gli ha fatto rapporto e gli ha fatto perdere la liberazione anticipata.
Gli ho detto che se odi qualcuno alla lunga finisce che inizi a odiare anche te stesso.

30/08/2016
In questi giorni le immagini del terremoto del Centro Italia mi hanno devastato il cuore e ho pensato che abbiamo tutti la memoria corta perché ci sono fatti che suscitano scalpore, ma poi vengono rapidamente dimenticati.
Mi auguro che questa volta non sia così.

31/08/2016
Suor Grazia, per tirarmi su dall’ultima delusione, mi ha mandato questa bellissima frase:
“Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci.”

Torna alla lista