Diario Ottobre 2016

Diario Ottobre 2016

1/10/2016
Leggere è sempre stata la mia gioia più grande, perché i libri, per un quarto di secolo di carcere duro, mi sono stati d’aiuto per sopravvivere.
Oggi ho iniziato a leggere l’ultimo libro di Giuseppe Ferraro dal titolo di “Imparare ad amare”(Edito da Castelvecchi)

2/10/2016
Oggi pensavo che forse anche i morti vivono per chi li ama e credo che anche gli ergastolani siano come loro, perché continuano a vivere solo se qualcuno al di là del muro di cinta continua ad amarli.

3/10/2016
Ho ricevuto queste bellissime parole da Suor Grazia, monaca di clausura di Pratovecchio:
"Carmelo carissimo, oggi durante la mia passeggiata in giardino (la mia ora d’aria) mi sono fermata ad ammirare una rosa. Vedessi quanto è bella! La sua bellezza ha rubato un mio sorriso e il suo profumo ha strappato una lacrima e nel mio cuore ho sussurrato: “Se potesse vederla il mio Carmelo! Rimarrebbe senza fiato”. Ti sono vicino con tanto bene."

4/10/2016
Oggi ho confidato a u
n mio compagno, che fra qualche mese finirà di scontare la sua pena, che è più facile capire che cosa è la pena dell’ergastolo che spiegarlo.
E che in venticinque anni di carcere sono morto tante volte per continuare a vivere.

5/10/2016
Per un ergastolano è una tortura pensare, forse perché dentro una cella è più facile guardarsi dentro.
E, se pensi, ricordi che la tua pena non finirà mai.

6/10/2016
Ho finito di leggere il libro di Giuseppe Ferraro e mi ha aiutato a riflettere e a pensare che tutti possono trovare l’amore. E una volta trovato non lo puoi più perdere perché l’amore è senza confine. Bisogna amare anche quando l’amore ti sembra irragiungibile. E di noi rimarrà solo l’amore che abbiamo lasciato. Ho pensato anche che, probabilmente, fra gli uomini l’ergastolano è quello che forse ama più di tutti, perché si tiene in vita solo per amore, un amore che difficilmente potrà mai abbracciare.

7/10/2016
L’altro ieri, durante un dibattito con un importante funzionario dell’Amministrazione penitenziaria, ho detto che le carceri in Italia non sono fatte per gli umani e forse neppure gli umani sono fatti per stare in carcere.

8/10/2016
Questa notte ho scritto una recensione di “Imparare ad amare”di Giuseppe Ferraro e ho concluso il mio contributo con queste parole:
-Sull’amore non avevo ancora le idee chiare. A dire la verità, non ce l’ho neppure adesso anche se la lettura di questo libro mi ha aiutato a capire meglio che la cosa che conta di più nella vita è l’amore. Credo che solo se si ama ci si può trasformare in energia e diventare immortale. In fondo, il compito dell’uomo non è vivere ma amare. Quindi, bisognerebbe amare sempre, più che si può. Che altro posso aggiungere su questo bel libro? Solo che il lettore che lo leggerà troverà molti suoi pensieri che non riesce a spiegare con parole semplici come invece riesce a fare Giuseppe Ferraro. Buona lettura o, se preferite, buon amore!

9/10/2016
Un vecchio ergastolano, dal viso troppo dolce per gli anni del carcere che s’è fatto, oggi mi ha confidato:
“Ci hanno tolto la speranza, ma non la vita, per questo credo che sia un nostro dovere raccontare come viviamo in carcere. Se si vuole che le cose cambino bisogna scrivere, pensare e continuare ad amare l’umanità che ci ha maledetto ad essere cattivi e colpevoli per sempre.”

10/10/2016
Ho confidato a una volontaria che non si può sotterrare per tutta la vita un uomo ancora vivo e che io in tutti questi anni ho smesso di sperare, ma non ho mai rinunciato a sognare.

11/10/2016
Oggi, durante l’ora d’aria, ho notato che gli ergastolani si muovono e camminano più lentamente degli altri detenuti. Sembra che non abbiano fretta. Chissà perché? Forse perché ormai vivono fuori dal tempo e non si aspettano più nulla di buono.

12/10/2016
Durante un dibattito sull’affettività nella redazione di “Ristretti Orizzonti” ho detto che spesso i detenuti imbrattano le pareti delle loro celle con frase d’affetto probabilmente perché la cosa che manca di più in carcere è l’amore sociale e
familiare.

13/10/2016
Oggi ho avuto un battibecco con l’addetto all’ufficio matricola e ho pensato che è sempre un intrigo assurdo e surreale muoversi tra le mura di un carcere.
Spesso sembra di trovarsi in un labirinto e non riesci mai a trovare una via d’uscita per risolvere il problema più semplice.

14/10/2016
Questa mattina ho aperto gli occhi e mi ha colpito una luce di speranza perché il Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha fissato la Camera di Consiglio per discutere la mia richiesta di semilibertà e liberazione condizionale.

15/10/2016
Sono in ansia per l’udienza che avrò fra pochi giorni davanti al Tribunale di Sorveglianza.
Non è facile dover vivere immaginando di essere morto, per un quarto di secolo, e poi tornare a sperare un giorno di ricominciare a vivere di nuovo.

16/10/2016
Questa notte non ho chiuso occhio.
Ho paura!
Penso sempre alla prossima udienza per la semilibertà: se me l’accettano uscirei al mattino e rientrerei in carcere la sera.
Credo di non credere, ma non si sa mai e sto chiedendo aiuto anche agli dei.

17/10/2016
Oggi pensavo che all’ergastolano non serve poi molto per tenersi in vita, solo un po’ di speranza per continuare a fare sera e poi mattino.

18/10/2016
Domani per me sarà il giorno del giudizio universale.
È la seconda volta che mi discutono la semilibertà, la prima volta, un anno e mezzo fa, è andata male, speriamo che questa sia la volta buona.

19/10/2016
Oggi sono andato al Tribunale di Sorveglianza.
Il Presidente mi ha fatto un sacco di domande che mi hanno fatto male perché mi hanno fatto capire che per loro rimarrò sempre l’uomo del reato.
La risposta mi arriverà fra qualche giorno.
Non riesco a immaginare com’è andata.
So solo che mi sento tanto stanco e penso che un’altra delusione non riuscirei a sopportarla.

20/10/2016
Questa notte ho dormito male.
Mi sono svegliato in continuazione.
Ho rivissuto l’udienza di ieri centinaia di volte.
E ho ripensato alle parole del Presidente. Ho avuto l’impressione che mi rimproverasse per il mio attivismo per l’abolizione dell’ergastolo, perché potrebbe ferire le vittime dei reati.
Forse ha ragione e l’abolizione della “Pena di Morte Viva” è una battaglia di civiltà che, più che gli uomini ombra, dovrebbe essere fatta dalle persone migliori del nostro Paese.
Ma se loro non la fanno?

21/10/2016
L’attesa della risposta del Tribunale di Sorveglianza mi sta consumando come una candela, perché passo continuamente dall’ottimismo al pessimismo.
Ho tanta paura.
Non per me, ma per chi mi vuole bene.

22/10/2016
Sono molto triste.
Mi sto leccando le ferite.
È morto mio nipote di appena ventisette anni, in un incidente ferroviario.
Non capisco perché tutti muoiono e io no.
Tante volte sento forte il desiderio di mandare tutto affanculo… e morire.

23/10/2016
Sono rimasto sveglio tutta la notte.
La risposta del Tribunale di Sorveglianza ancora non arriva.
Brutto segno.

24/10/2016
Oggi pensavo che sono sempre stato un debole e un folle a lottare contro la pena dell’ergastolo, perché se fossi stato forte e sano di mente mi sarei arreso, ma se mi va male questa volta lo farò.

25/10/2016
La risposta del Tribunale di Sorveglianza tarda ad arrivare.
Se dicessi che non ho paura sarei un bugiardo.
Lo so, devo stringere i denti, ma a forza di farlo iniziano a farmi male.

26/10/2016
Quello che rimpiango maggiormente di tutti questi 25 anni di carcere è che non ho ricordi dell’infanzia dei miei figli.
Però, se mi concederanno la semilibertà, mi rifarò con i miei nipotini.

27/10/2016
Sono distrutto, ma non riesco a dormire.
L’eventuale risposta negativa del Tribunale di Sorveglianza mi spaventa a morte.
Per consolarmi penso che sono già morto tante volte, quindi una in più o una in meno non dovrebbe fare tanta differenza.

28/10/2016
Il carcere è veramente un’autostrada dove puoi incontrare chiunque.
E oggi ho incontrato e parlato con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il capo del DAP, Santi Consolo, e ho detto a tutti loro che la pena dell’ergastolo è una “Pena di Morte Viva”.

29/10/2016
Oggi è uno dei giorni più belli della mia vita.
Mi hanno notificato l’esito positivo della Camera di Consiglio del Tribunale di Sorveglianza, sulla richiesta di semilibertà.
Uscirò in carcere al mattino e rientrerò alla sera per svolgere un’attività di volontariato presso la Comunità Papa Giovanni XXIII.
Arrivo in cella con l’ordinanza tra le mani.
Mi gira la testa.
Il mio cuore batte forte e respiro a bocca aperta.
Lontano da occhi indiscreti, appoggio la testa contro il mur
o e mi assale una felicità triste.
In pochi istanti rivivo i periodi d’isolamento, i trasferimenti punitivi, i ricoveri all’ospedale per gli scioperi della fame, le celle di punizione senza libri,senza carta e penna per scrivere, né radio e né tv. In quel periodo non avevo niente e passavo le giornate guardando il muro.
Poi scrollo la testa.
E smetto di pensare al passato.

30/10/2016
Questa mattina mi sono svegliato con il sorriso sulle labbra.
Poi mi sono commosso.
E il mio cuore mi ha sussurrato: “Per tanti anni hai pensato che l’unica cosa che ti restava da fare era quella di aspettare l’anno 9.999, invece c’è l’hai fatta! Sono felice per te… e anche per me.

31/10/2016
In questo quarto di secolo di prigionia mi sono sentito spesso spacciato, ma ho sempre sentito il dovere di sopravvivere per le persone che amo e che mi amano. Ora sono felice di non aver ceduto al dediderio di morire, perché forse posso davvero ricominciare a vivere.

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