Diario Novembre 2016

DIARIO NOVEMBRE 2016

1/11/2016
Ho pensato di smettere di fumare perché ora non è più la morte la mia unica via di fuga per riacquistare la libertà.

2/11/2016
Oggi riflettevo sul fatto che dell’universo carcerario si sa molto di quello che i nostri governanti vogliono farci sapere, ma non si sa nulla di quello che c’è da scoprire.
Ecco cosa farò da ergastolano semilibero: continuerò a scrivere per far conoscere all’opinione pubblica l’inferno delle carceri italiane, perchè la realtà è molto diversa da quello che si racconta.

3/11/2016
Credo che il carcere riesca a far uscire il peggio dell’essere umano, forse anche per questo ho sempre voluto essere un ergastolano “libero”, ma chissà se adesso ci riuscirò anche da ergastolano semilibero.

4/11/2016
Oggi pensavo che fin dall’inizio della carcerazione avevo smesso di sperare di tornare un giorno un uomo libero e forse per questo ce l’ho fatta.
Sono stati anni difficili perché non mi è mai interessato solo sopravvivere.
Volevo anche vivere, forse anche per questo ho sofferto così tanto.

5/11/2016
Ho sempre creduto che sarei morto in una cella di un carcere, adesso mi sembra tanto strano vedere una via di fuga, che non sia più la morte.

6/11/2016
Per il Giubileo dei carcerati ho scritto questa “Preghiera degli ergastolani”:

Dal Luglio 2013 nel Codice penale del Vaticano non c’è più l’ergastolo. Papa Francesco ha definito l’ergastolo una pena di morte nascosta.

Dio, siamo i cattivi, i maledetti e i colpevoli per sempre: siamo gli ergastolani, quelli che devono vivere nel nulla e marcire in una cella per tutta la vita.

Dio, nelle carceri italiane ci sono uomini che sono solo ombre, che vedono scorrere il tempo senza di loro e che vivono aspettando di morire.
Dio, molti ergastolani, dopo tanti anni di carcere, camminano, respirano e sembrano vivi, ma in realtà sono già morti.
Dio, l’ergastolano non vive, pensa di sopravvivere e, in realtà, non fa neppure quello, perché l’ergastolo lo tiene solo in vita, ma non è vita.

Dio, nessun “umano” o “disumano” meriterebbe di vivere una punizione senza fine, tutti dovrebbero aver diritto di sapere quando finisce la propria pena.
Dio, nessun’altra specie vivente tiene un suo simile dentro una gabbia per tutta la vita; una pena che non finisce mai non ha nulla di umano e fa passare la voglia di vivere.
Dio, dillo tu agli “umani” che gli ergastolani non hanno paura della morte perché la loro vita non è poi così diversa dalla morte.
Dio, dillo tu agli “umani” che la pena dovrebbe essere buona e non cattiva, che dovrebbe risarcire e non vendicare.
Dio, dillo tu agli “umani” che una pena che ruba il futuro per sempre, leva anche il rimorso per qualsiasi male uno abbia commesso.
Dio, dillo tu agli “umani” che solo il perdono suscita nei cattivi il senso di colpa, mentre le punizioni crudeli e senza futuro fanno sentire innocenti anche i peggiori criminali.
Dio, dillo tu agli “umani” che dopo tanti anni di carcere non si punisce più la persona che ha commesso il crimine, ma si punisce un’altra persona che con quel crimine non c’entra più nulla.

Dio, come fa a rieducare una pena che non finisce mai? E poi che senso avrebbe morire in cella rieducati? Dio, pensiamo che a te importi più che si possa ritornare rieducati fra gli uomini, a portare buone parole, che un rieducato morto, che neanche tu forse sapresti cosa farne...

Dio, dillo tu agli “umani” che l’ergastolo è una vera e propria tortura, che umilia la vita e il suo creatore.
Dio, dillo tu agli “umani” che la miglior difesa contro l’odio è l’amore e la miglior vendetta è il perdono.

Dio, non so pregare, ma ti prego lo stesso: se proprio non puoi aiutarci, o se gli umani non ti danno retta, facci almeno morire presto.

7/11/2016
In carcere tutto è possibile, forse per questo non c’è niente di certo.
Sono ancora in attesa di sapere in quale carcere sarò trasferito per andare in regime di semilibertà.

8/11/2016
Mi hanno comunicato che domattina alle 9.00 potrò lasciare il carcere di Padova. Il tempo della mia nuova vita s’avvicina. Mi sembra di rinascere.

9/11/2016
Esco dal carcere di Padova da uomo libero per raggiungere l’istituto di Perugia, dove sarò sottoposto al regime di semilibertà.
Lavorerò come volontario nella Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, nella Casa Famiglia “Il Sogno di Maria”.
Cammino piano e respiro profondamente per memorizzare questi attimi di felicità. Non mi guardo indietro.
Guardo solo avanti. La luce del mondo di fuori mi ricorda quanto era fitto il buio dove sono vissuto in tutti questi anni di carcere. Abbozzo un sorriso al grande cancello davanti a me. Per un attimo chiudo gli occhi. Faccio passare qualche secondo, penso ai miei compagni ergastolani che lascio dietro di me. Poi li riapro. E varco il cancello. Mi guardo velocemente intorno. Vedo il mio angelo, è venuta a prendermi. L’accarezzo dolcemente con lo sguardo.
Imbocco la strada per il paradiso, lasciandomi alle spalle l’inferno. E penso che forse ce l’ho fatta proprio perché ormai non mi illudevo più di tornare un giorno un uomo libero.

10/11/2016
Sono nel reparto semiliberi del carcere di Perugia, in attesa che mi preparino il programma di trattamento.
Poi inizierò ad uscire al mattino e rientrerò in carcere alla sera.

11/11/2016
Sono stato assegnato in cella con un compagno che è in regime di articolo 21 (lavoro esterno) O.P.
La stanza è confortevole.
Ci sono le sbarre, ma non assomiglia proprio alle celle dove sono stato finora, per un quarto di secolo.
La struttura è fuori dal muro di cinta e dalla finestra vedo in lontananza le macchine passare, gli alberi e i prati.
I miei occhi guardano in tutte le direzioni e non mi stanco mai di guardare il nuovo mondo che mi circonda.

12/11/2016
Fa freddo.
I riscaldamenti sono spenti, ma il mio cuore è caldo perché penso che in settimana inizierò ad uscire di giorno.

13/11/2016
Oggi pensavo che porterò sempre con me le cicatrici di tutti questi anni di carcere, ma sono felice perché il mio sogno e la mia speranza si stanno avverando.

14/11/2016
L’attesa è la parte più difficile.
Oggi ho pensato per tutto il giorno a mille e mille cose.
E ho riflettuto che per un quarto di secolo ho sempre lottato contro il carcere, perché fin dal primo giorno ho capito che mi voleva trasformare in una persona che non desideravo essere.
Spero di esserci riuscito.

15/11/2016
Spero che domani sia il giorno giusto che esco.
Penso che tutti noi moriamo, ma prima è meglio vivere.
Ed io adesso inizierò a vivere.

16/11/2016
Ce l’ho fatta.
Sono libero, almeno fino a questa sera.
Fuori dal carcere alzo la testa.
Un vento freddo mi accarezza il viso.
Il cuore mi batte all’impazzata e la testa mi scoppia di felicità.
Assaporo l’odore della libertà, almeno fino a questa sera.

17/11/2016
È sera.
Sono di nuovo dentro, ma il mio cuore è rimasto fuori.
Spero di ritrovarlo domani mattina quando riesco.

18/11/2016
Sto imparando di nuovo a vivere.
Sono riuscito a entrare in un bar, a ordinare un caffè e a pagare, tutto da solo.
Dentro il locale mi sembrava di avere tutti gli occhi addosso, specialmente quando giravo il cucchiaino nella tazzina, forse perché l’ho girato troppo a lungo, ma mi piaceva il rumore che faceva.

19/11/2016
È incredibile come il mondo che ho lasciato 26 anni fa sia cambiato.
Le persone camminano parlando o muovendo il dito a testa bassa nei loro telefonini.
Per fortuna i bambini non sono cambiati e i loro sorrisi mi ricordano che sono tornato nel mondo dei vivi.

20/11/2016
Non mi sembra ancora vero che da alcuni giorni esco al mattino e rientro alla sera e mi sto dando dello scemo che per un quarto di secolo ho vissuto convinto che nella mia vita non avrei avuto più nessuna speranza.

21/11/2016
Quando esco dal carcere è ancora buio ed è bellissimo vedere nascere la prima luce del giorno senza sbarre e muri di cinta intorno.
Mi sento in paradiso e alla sera, quando sempre con il buio rientro in carcere, l’inferno mi fa meno paura.

22/11/2016
Gli spazi aperti mi fanno girare la testa, forse perché sono stato circondato da quattro mura per troppi anni,
E il mondo mi sembra troppo grande per i miei occhi e probabilmente anche per il mio cuore.

23/11/2016
Al mattino quando esco dal carcere, e prima di rientrare alla sera, parlo o mando dei messaggini ai miei nipotini.
Poi penso con tristezza ai miei compagni in carcere, che hanno una sola telefonata a settimana della durata di dieci minuti.
Non capirò mai perché il carcere oltre alla libertà ti vuole togliere anche l’amore delle persone a cui vuoi bene.

24/11/2016
Oggi mi sono fatto una lunga passeggiata tra gli alberi.
È bellissimo camminare senza fare avanti ed indietro dopo pochi passi e non trovare nessun muro davanti o di dietro. 
 

25/11/2016
Oggi pensavo a quanti reati si evirerebbero dando delle opportunità di riscatto ai prigionieri, ma purtroppo rieducare i detenuti non interessa quasi a nessuno.
Sì, è vero, qualcuno forse commetterebbe ancora altro male, ma sono sicuro che in molti diventerebbero persone migliori.

26/11/2016
Ho deciso di continuare a scrivere questo diario anche da semilibero perché voglio che i “buoni” continuino a sapere come sopravvivono, cosa pensano e cosa sognano i prigionieri.
E spero che alcuni di loro mettano in discussione le loro certezze.

27/11/2016
Non vedo l’ora d’iniziare a costruire qualcosa di buono, ma fuori il tempo vola e quando alla sera rientro in carcere mi sembra di avere concluso poco.
Sono comunque felice e curioso di vedere la vita dove mi porterà e che cosa sarò capace di fare da uomo nuovo.

28/11/2016
Oggi pensavo che, dopo un quarto di secolo scontato in carcere, conosco tutto delle nostre Patrie Galere ma ben poco del mondo di fuori.
E giorno dopo giorno mi sto accorgendo che non è facile ritornare a vivere, mi sento come un profugo in un paese straniero, perché mi mandano da un ufficio all’altro, solo per avere una carta d’identità o una semplice tessera sanitaria.

29/11/2016
Se fosse stato ancora su questa terra, ieri Umberto Veronesi avrebbe compiuto 91 anni ed io gli avrei inviato gli auguri come facevo ormai da tanti anni.
Ho pensato di farlo lo stesso, perché nel mio cuore è ancora vivo e lo ricordo con stima, affetto e gratitudine.
Umberto Veronesi ha combattuto tante battaglie in difesa dei diritti umani, ma pochi sanno che s’è attivato anche per l’abolizione della pena dell’ergastolo e che già nel 2012 aveva dedicato la quarta Conferenza Mondiale di Science for Peace, della Fondazione da lui creata, al tema della pena di morte e dell’ergastolo. E lo ha fatto mettendoci la faccia e il cuore, firmando pubblicamente una proposta per l’abolizione della “Pena di Morte Viva” in un sito, il mio, di un ergastolano (www.carmelomusumeci.com).
E, come se non bastasse, ha raccontato la storia del nostro incontro in un intero capitolo del suo libro “Il mestiere di uomo”.
Ci vuole tanto coraggio a lottare per i diritti dei cattivi, maledetti e colpevoli per sempre. Lui lo ha avuto.
Grazie Professore, e buon compleanno fra le stelle.
Colgo l’occasione per inviare le condoglianze a tutti i suoi familiari.

30/11/2016
Ogni giorno che sto vivendo mi sembra un giorno rubato alla sofferenza della “Pena di Morte Viva”.
E penso ai miei compagni sepolti vivi fra sbarre e cemento.
Vorrei tanto dar loro un po’ della mia felicità, ma non posso farlo.
E questo mi addolora tanto.

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