Diario Settembre 2017

 

Diario Settembre 2017

 

1/09/2017
     Ho letto di un altro suicidio in carcere. Ho perso il conto, nel giro di una settimana si sono tolti la vita 4 detenuti, a pochi giorni l’uno dall’altro.
D’estate i suicidi in carcere aumentano. Sembra che i funzionari dell’Amministrazione penitenziaria abbiano diramato delle Circolari (che come al solito rimarranno carta straccia) per affrontare il problema.
Eppure basterebbe poco per evitare alcune morti: un trasferimento in un carcere vicino a casa, una telefonata o un colloquio in più con i propri cari, una vivibilità migliore, un semplice ventilatore in cella o anche qualche ora d’aria in più nei cortili dei passeggi.
E, soprattutto, un po’ di speranza e amore sociale.

2/09/2017
     Riguardo ai suicidi in carcere di questi giorni, ho scritto che per alcune forze politiche e per alcuni personaggi dell’antimafia, e anche per buona parte della società, il carcere che funziona è quello che fa male, ma in questo modo si fa un favore alle mafie, perché in questa maniera le prigioni diventano fabbriche di criminalità, devianza e morte.

3/09/2017
     Oggi è il compleanno di Suor Grazia, monaca di clausura, che mi segue da tanti anni e il mio cuore mi ha lasciato per volare da lei.
Buon compleanno, Suor Grazia.


  Foto di  Fraternità  Romena

4/09/2017
     I miei compagni continuano a scrivermi e così vengo a sapere che in carcere le cose, invece di migliorare, peggiorano.
Non c’è nulla da fare: nonostante qualche eccezione, è l’istituzione carceraria che per prima non rispetta la Legge e così il carcere diventa il posto più illegale che ci sia.

5/09/2017
     Finalmente ha piovuto e qualcuno della Comunità dove faccio il volontario mi ha preso in giro perché mi piaceva stare sotto la pioggia.
Per non farmi prendere per matto, ho detto che quando ero murato vivo nella mia cella, e sentivo le gocce sbattere contro le sbarre, avrei dato qualsiasi cosa per farmi carezzare dalla pioggia.

6/09/2017
     Ho saputo da un compagno che un giovane detenuto ha tentato di togliersi la vita. Speriamo che non ci riprovi, perché purtroppo in carcere pochi riescono a frenare e controllare la propria disperazione. E spesso per sopravvivere bisogna saper trasformare il dolore in una forza che ti aiuta a tirare avanti.
Io forse ce l’ho fatta proprio perché nella disperazione ho trovato la forza di combattere e di esistere.

7/09/2017
     Quest’estate Cecilia è stata nel carcere dell’isola della Pianosa e ha portato i mie libri, mandandomi poi delle foto, insieme a queste bellissime parole:  
Caro Carmelo, sapendo che sarei ritornata là per qualche giorno non sono riuscita a non pensare a te, alla tua battaglia e a quella di chi non ha voce in questo sistema. Da sola e con la pelle d'oca mi sono cimentata nell'andare oltre, i tuoi libri vanno oltre ed è impossibile non condurli dove c'è stata troppa ingiustizia. Ti sono vicina con il cuore e le ho fatte proprio perché tu le possa utilizzare per infrangere altre barriere. Grazie perché ogni momento buio se condiviso si alleggerisce, si distende, si elabora. Con la speranza in ogni passo ti sostengo nel tuo cammino, un abbraccio forte! Cecilia

8/09/2017
     Ieri sera rientrando in carcere ho trovato nella mia cella un altro compagno che esce al mattino ed entra alla sera.
Staremo più stretti, ma sono contento per lui che potrà uscire come me tutti i giorni, perché la libertà è più bella quando la condividi con altri prigionieri.

9/09/2017
     È tornato il sovraffollamento nell’inferno delle nostre carceri italiane e oggi un mio compagno mi ha scritto:
(…) Questa notte alcuni compagni, che stanno facendo lo sciopero della fame perché sono in 4 in una piccola cella dove non hanno neppure gli sgabelli per sedersi, hanno battuto il blindato per 10 minuti come forma di protesta per farsi sentire… anche se siamo stati svegliati, hanno fatto bene.

10/09/2017
     Oggi ho usufruito di un giorno di licenza per partecipare al Festival Internazionale di Letteratura Resistente, a Pitigliano, in provincia di Grosseto.
È stato tutto molto bello e ho potuto conoscere il famoso editore Marcello Baraghini, inventore dei famosi libri “Millelire”.
Poi alla sera sono rientrato in carcere stanco ma felice delle mille emozioni della giornata.

11/09/2017
     Finalmente un colpo di fortuna e questa mattina sono riuscito a prendere in tempo autobus e treno e sono arrivato nella struttura dove lavoro un’ora prima del previsto.

12/09/2017
     Mi ha scritto del suo viaggio un compagno che è partito da Nuoro per andare a fare un’udienza di appello a Genova: “Mi hanno fatto fare un viaggio allucinante, sono partito al mattino presto e mi hanno scaricato a Sassari, chiuso in una cella di transito da solo, senza mangiare fino alla sera alle sei. Non ho potuto neanche andare in bagno perché come ho aperto la porta era pieno di topi, poi mi hanno ricaricato sul furgone fino ad Alghero dove hanno preso altri due detenuti, poi siamo partiti per Porto Torres, dove ci siamo imbarcati, insomma sono arrivato l’indomani a Genova, sempre a digiuno… una vergogna, mi sono sentito un deportato ai tempi degli schiavi…”.

13/09/2017
     Oggi mi sono accorto che sono iniziate le scuole perché sul treno ho trovato tanti studenti e alcuni visi li ho riconosciuti.
Sono contento perché con viaggiare con loro è più bello e meno noioso: le loro voci e sorrisi mi mettono allegria. 

14/09/2017
     I detenuti rinchiusi nell’inferno delle nostre “Patrie Galere” continuano ad aumentare e Pasquale, dal carcere di Livorno, mi ha scritto: Caro Carmelo, qui sempre le solite cose, mi dedico molto alla ginnastica e alla lettura. Per quanto riguarda la cella, fino adesso mi hanno lasciato così, dopo aver pagato con 11 mesi di isolamento e la denuncia penale, da oggi in poi, mi hanno fatto sapere che non sarà più possibile. Io come risposta al comandante ho detto che in tre in una scatola di sardine non ci starò neppure morto, quindi se gli serve il posto mi deve portare di nuovo alle celle di punizione.

15/09/2017
     Tutte le sere che rientro in carcere i miei compagni mi raccontano le loro difficoltà a inserirsi nella società e in famiglia e ho pensato che non esiste posto peggiore dove vedere, toccare e sentire, tanto dolore e sofferenza come in carcere.

16/09/2017
     Oggi ho ricevuto la lettera di un giovane detenuto che ha una lunga pena da scontare, mi ha confidato che se non esce in tempo per rifarsi una vita, trovare un lavoro, una donna e fare dei figli, continuerà a fare reati peggio di prima. E le sue parole mi hanno fatto pensare che per cambiare bisogna avere qualcosa da perdere.

17/09/2017
     Alla sera, quando qualcuno dei membri della Comunità mi riaccompagna in carcere, mi fanno qualche domanda sulla prigione e ieri sera ad un ragazzo ho risposto che in carcere per sopportare tutto bisogna essere scemi o furbi ed io invece, purtroppo, ho sofferto tanto perchè non ho voluto essere né l’uno né l’altro.

 

18/09/2017
     Di giorno non riesco più a leggere come quando ero murato vivo, ma alla sera quando rientro in carcere, prima di addormentarmi, sfoglio qualche pagina di qualche libro. E ieri sera ho letto questa frase di Michel Foucault che condivido: “Si dice dopo due secoli che il carcere ha fallito perché fabbrica delinquenti”. Io ho pensato che invece il carcere ha centrato il suo obiettivo, perché è proprio questo ciò che si chiede.

 19/09/2017
     Ho scritto ad un amico che sta passando un brutto momento e per provare a dargli forza gli ho detto che la cosa più brutta del carcere è che per tirare avanti ti obbliga a sognare di non esserci. Io, invece, per un quarto di secolo, ho sognato poco e ho cercato sempre di lottare.

20/09/2017
     Oggi nella struttura dove lavoro c’è stato un po’ di trambusto perché in cantina hanno trovato un topolino di campagna e alcune ragazze si sono spaventate. A me invece è venuto da sorridere amaramente pensando a quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis nel carcere dell’Asinara e dovevo lottare tutti i giorni con i topi da fogna, grossi come gatti, che mi entravano in cella dal buco del bagno alla turca.

21/09/2017
     Oggi ho letto in un articolo che a Las Vegas, città fondata e gestita da gangster, è lecito ciò che è illegale a New York, quindi, statisticamente, il tasso di delitti in quella città è il più basso degli Stati Uniti. E per analogia ho pensato che certe “furbate” accadono anche in Italia… poi va a finire che se rubi al supermercato sei visto come un delinquente, se invece truffi milioni di euro sei considerato un furbo.

22/09/2017
     Un giovane ergastolano, (che mi ricorda com’ero io nei primi anni di carcere, perché lo portano sempre alle celle di punizione) mi ha scritto queste parole: “C’è un detenuto a cui darei volentieri due calci nel sedere perché è un ruffiano (…) Chissà perché in carcere sono sempre ben visti dalle guardie i detenuti viscidi, falsi, astuti ed anche spioni (…) Alcuni detenuti vivono come cani bastonati, io ho perso la libertà ma non voglio perdere il rispetto per me stesso.”   Per provare a consolarlo gli ho risposto che il carcere non è un mondo a parte, perciò dentro non puoi che trovare, forse in una forma più dura e semplificata, quello che c’è anche fuori.

23/09/2017
     Spesso quando esco dal carcere, felice di passare un’altra giornata da uomo libero, senza sbarre e cemento, penso ai miei compagni sepolti vivi, condannati senza speranza, e mi sento tanto felice per me, ma infelice per loro.

24/09/2017
     Ieri sera un compagno, semilibero come me, mi ha confidato le tante difficoltà che sta trovando in famiglia, nel lavoro e in società. Io cercato di consolarlo dicendo che in tutti i casi, la vita in carcere è più triste di qualsiasi altra vita ci possa essere fuori, quindi non possiamo lamentarci troppo.

25/09/2017
     Spesso leggo in internet che molte persone si arrabbiano perchè la stragrande maggioranza dei detenuti, finito di scontare la pena, ritornano in carcere perché commettono nuovi reati, ma io penso che non sia solo colpa dei detenuti, perché il carcere è il luogo più diseducativo che esista sulla terra e t’insegna solo ad odiare, invece che ad amare.

26/09/2017
     Che palle! Anche ieri sera i miei compagni prima di addormentarsi parlavano della possibilità che a fine anno ci sia un’amnistia e un indulto. Poveri sognatori! In carcere ci s’illude con niente. Ho dato loro la “buonanotte” dicendo che, nella stragrande maggioranza dei casi, la società ci odia ed è già una fortuna se domani ci faranno uscire di nuovo.

27/09/2017
     Ieri sera prima di rientrare in carcere ho parlato al telefono con uno dei miei due nipotini e ho pensato che non mi vedo tanto come nonno, probabilmente perché sono stato troppi anni in carcere, e li sento più come figli che come nipoti.

28/09/2017
     Alcuni lettori mi criticano perché ho pubblicato il mio ultimo libro “Angela SenzaDio” con una multinazionale come Amazon, ma purtroppo uno combatte con le “armi” che ha. E non è colpa mia se la stragrande maggioranza delle case editrici preferisce pubblicare le ricette di cucina o le barzellette di Totti. Inoltre sono pochi gli editori che si sporcano le mani pubblicando i pensieri degli avanzi di galera come me.

29/09/2017
     Questa mattina, insieme a me, è uscita una detenuta al suo primo giorno di semilibertà e abbiamo preso l’autobus insieme. E mi ha fatto tanta tenerezza perché era emozionata come il primo giorno che sono uscito io.

30/09/2017
     Le giornate fuori volano e, senza quasi che me ne accorga, viene la sera che devo correre a prepararmi per rientrare in carcere.
E penso che in carcere, invece, hai tutto il tempo che vuoi, ma questo è chiuso fuori dal mondo.

 

 

Torna alla lista